L’AQUILA – “L’irresponsabile responso della commissione Grandi rischi ci è costato 309 vittime, non è una colpa generica ma specifica. Non hanno fatto una approfondita disamina, ma una superficiale e sibillina analisi”.
Nei toni accalorati dell’avvocato di parte civile Attilio Cecchini, l’energia negli interventi del pomeriggio al processo di Cassazione alla commissione Grandi rischi accusata di omicidio per le presunte rassicurazioni prima del terremoto del 2009.
“Io sono un sopravvissuto a quella scossa, si capisce dall’intensità del mio intervento. Chiedo che non ci sia un unico capro espiatorio”, ha detto Cecchini in riferimento alla sola richiesta di condanna definitiva per l’ex capo dipartimento della Protezione civile Bernardo De Bernardinis con la conferma di 6 assoluzioni.
“La qualità di pubblico ufficiale per un soggetto chiamato a svolgere determinate funzioni non viene meno per le irregolarità del conferimento, assume rilievo il mero utilizzo dei poteri, dice la stessa Cassazione – ha ricordato – L’investitura irregolare e l’essere un funzionario di fatto non escludono la qualità dell’atto, questo doveva considerare la Corte d’Appello aquilana e non l’ha fatto. Bisogna uscire dalla strettoia della colpa generica e ristabilire una posizione di diritto”.
Per l’avvocato Angelo Colagrande, “il pg Fodaroni ha immaginato la storia, ma non l’ha vissuta come noi aquilani, che abbiamo vissuto 800 giorni di terremoto, perciò mi distacco recisamente dalle sue conclusioni. Lo sciame sismico – ha precisato – si accentuò con una scossa di magnitudo 4 e non auguro a nessuno di averne esperienza. Il messaggio della Cgr fu recepito come una panacea”.
Come già fatto in primo grado, l’avvocato Maria Teresa Di Rocco si è immedesimata nei suoi assistiti dicendo di dare con la sua arringa “la parola a cinque bambini deceduti nel crollo delle loro abitazioni. Riparto dal pg, che cosa ci si aspettava dalla riunione? Un’analisi del rischio, niente altro”.
La legale ha ricordato il decesso “di una bambina che doveva nascere il 6 aprile con parto programmato. Questa, signori della Corte, è la causa”.
“È come se dopo gli attentati di Parigi si riunisse un comitato per la sicurezza per dire va tutto bene, stiamo tranquilli. Bisogna valutare gli elementi di rischio”, ha concluso.
L’avvocato Fabio Alessandroni ha fatto notare che “la Corte d’Appello recepisce molte argomentazioni della difesa De Bernardinis senza produrne di proprie”.
A chiudere il novero delle parti civili l’avvocato Antonio Valentini, che ha dato il via all’inchiesta con il primo esposto.
“La Corte d’Appello fa capire che noi siamo stati allucinati, invece è stata lei a partire da una posizione di non colpevolezza – è sbottato – Sono giudici di diritto ma dovevano conoscere il fatto. Il capo di imputazione è preciso e armonico”.
I giudici di secondo grado “avrebbero dovuto valutare l’operato della commissione e non l’hanno fatto. Già il tempo la dice lunga, solo 40 minuti per trovare le conclusioni da portare al popolo aquilano, che fibrillava”.
Valentini ha ricordato anche il verbale della riunione postumo, “compilato sei giorni dopo, mentre noi cercavamo i morti”.





