L’AQUILA – “Scosse di assestamento in aula”. Con questo titolo finisce su Science il processo in corso all’Aquila alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico della presidenza del Consiglio, che riprenderà domani al tribunale dell’Aquila.
Un inviato della prestigiosa rivista scientifica internazionale, Edwin Cartlidge, ha seguito quasi due anni di udienze, uno per la preliminare e un altro per quella dibattimentale, arrivata a un passo dalla sentenza che arriverà la settimana prossima, martedì 22.
L’articolo per il settimanale fondato negli States oltre 130 anni fa comincia riepilogando per sommi capi la vicenda del terremoto del 6 aprile 2009 a partire da una testimonianza sentita nel corso del processo Cgr, quella di Linda Giugno, che ha perso il fratello Luigi e la famiglia nella notte dell’orrore.
Si spiega il ruolo della commissione nella riunione del 31 marzo e le prime mosse del processo che, scrive il cronista, “ha avuto una grandissima attenzione internazionale”.
Anche perché per certi versi è passata la tesi del ‘processo alla scienza’ e “oltre 4.000 scienziati dall’Italia e dal mondo hanno inviato una lettera a Giorgio Napolitano definendo infondate le accuse”.
Ma, prosegue il pezzo, “i pm non accusano i componenti della commissione di non essere riusciti a prevedere il terremoto, ma di aver condotto una frettoloso e superficiale valutazione dei rischi e di aver presentato incomplete e falsamente rassicuranti scoperte al pubblico”.
Si ricordano poi il ruolo in quei mesi del tecnico Giampaolo Giuliani e delle sue previsioni, le testimonianze dei familiari delle vittime come Vincenzo Vittorini, che ha parlato di “anestesia della paura del terremoto”, o come Maurizio Cora, che aspettava l’esito della riunione Cgr “come la manna”.
Cartlidge prende poi in esame la requisitoria di oltre 500 pagine dei procuratori Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, evidenziandone i punti chiave, nonché la celebre telefonata tra Guido Bertolaso e Daniela Stati che ha portato a un filone d’indagine parallelo.
L’articolo si chiude con una serie di pareri di esperti fuori dal processo e dalla realtà aquilana e con quello che per molti familiari delle vittime è il vero significato di questo processo e delle condanne che auspicano: “non una caccia alle streghe ma la ricerca di errori per cambiare la mentalità”.
L’articolo è disponibile anche online ma a pagamento. Alberto Orsini
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 30 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.
I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato all’ipotesi di una sentenza di primo grado che potrebbe arrivare a poco più di un anno dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.
|
<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||



