L’AQUILA – “Analisi carente, inidonea, inadeguata e colposamente ingannatoria”, informazioni che potevano essere importanti per salvare vite “tenute nel cassetto”, frasi per le quali “la gente è morta”.

Un attacco a testa bassa, quello del pubblico ministero Fabio Picuti nella requisitoria contro i sette imputati componenti della commissione Grandi rischi, l’organo consultivo della presidenza del Consiglio messo sotto processo all’Aquila per aver sottovalutato il rischio sismico e falsamente rassicurato la popolazione alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009.

Oggi nella 24ª udienza in un anno di processo il pm ha demolito il verbale e il comportamento dei sette imputati; domani sarà il giorno delle richieste, uno dei momenti più attesi, prima che la parola venga data alle parti civili e, in conclusione, alle difese.

Da Picuti è arrivata anche una sostanziale ‘assoluzione’ della stampa, chiamata in causa nella deposizione di Franco Gabrielli e attaccata dalle difese e per sminuire il ruolo delle rassicurazioni degli imputati: “la stampa non c’entra nulla, è stata solo lo specchio fedele delle istanze degli imputati e dei contenuti della riunione”, ha detto il procuratore che ha calcato la mano sottolineando “il paradosso di un Giustino Parisse (caporedattore del quotidiano Il Centro, ndr) che avrebbe distorto l’informazione, diffondendo rassicurazioni sul giornale, e poi avrebbe condannato a morte i propri figli rimboccando loro le coperte”.

LA RIPRESA E IL SALUTO A ROSSINI

Cinque imputati su sette hanno preso parte alla prima udienza del rush finale del processo, con l’assenza di Boschi e Calvi.

Conclusa l’istruttoria dibattimentale nel tempo record di circa un anno, dopo la pausa estiva oggi l’udienza è ripresa con l’attesa requisitoria dei pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio.

“Il terremoto è una disgrazia per le vittime e i familiari ma anche per questi sette imputati che stanno subendo un processo da due anni e mezzo”, ha detto Picuti in avvio, facendo riferimento anche alla fase di indagini e udienza preliminari.

Il procuratore ha anche aggiunto che “sarebbe uno sbaglio porsi in un’ottica interpretativa a evento avvenuto. Non bisogna cadere – ha aggiunto – nell’ottica del ‘si sapeva bene’ né in quella di ‘è successa una disgrazia, di chi è la colpa’. Spero che noi pm lo abbiamo evitato”.

Prima di cominciare la requisitoria che dovrebbe durare alcune ore e protrarsi anche all’udienza di domani, Picuti ha citato lo scomparso procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, suo superiore, che ha avviato tutti i filoni della maxi inchiesta sui crolli del terremoto. “Il suo suggerimento fu, sei un pm perciò utilizza le norme, e quello abbiamo fatto”.

Più volte nel corso dell’udienza il giovane pm ha fatto il nome del suo mentore. Come quando ha ricordato i dubbi professionali sul suo operato che gli erano venuti a causa del comportamento delle difese e la rassicurazione del procuratore capo, “A Fa’, ce stanno a prova’”.

I QUATTRO DUBBI DI BARBERI

Nella prima parte della requisitoria il pm ha cominciato a rispondere ai dubbi sollevati sulla legittimità di quella riunione del 31 marzo 2009 da uno degli imputati, Franco Barberi, che della Cgr era presidente vicario, relativi a quattro aspetti.

In particolare il prof aveva obiettato sulle modalità di convocazione, anomale, irrituali e irregolari; sul numero dei partecipanti, la norma dice che occorrono almeno 10 componenti e per Barberi ce n’erano 4; sull’oggetto della riunione, era solo se i terremoti si potessero prevedere mentre le altre imputazioni come l’analisi del rischio non erano oggetto di convocazione; infine, sull’obbligo di informazione, “che è caposaldo del pm”, ha ricordato Picuti: per l’imputato non spettava alla Commissione, organo consultivo della Protezione civile nazionale, cui spettava informare i cittadini sul da farsi.

LA CONVOCAZIONE

Picuti ha fatto riferimento al decreto del presidente del Consiglio numero 23582 del 3 aprile 2006 citando svariati commi dell’articolo 3.

“Le convocazioni sono disposte dal presidente, Giuseppe Zamberletti, all’epoca impedito dalla malattia della moglie, e quindi il vicario lo sostituisce: era Barberi ma le convocazioni le ha firmate Bertolaso – ha detto – Ma la prassi, che era ben diversa, ce la racconta l’imputato Eva nel corso del suo esame: dal 1997 molti la convocavano. E tutti gli imputati hanno sottoscritto un verbale che era ‘della Grandi rischi'”.

IL NUMERO DEI PARTECIPANTI

L’aspetto del numero dei partecipanti è stato sviluppato molto ampiamente dal procuratore che ne ha parlato oltre un’ora solo di questo e al termine ha chiesto una pausa, la prima della giornata.

Ricordando il requisito dei 10 componenti che devono essere presenti, Picuti ha citato ancora la legge, che accetta anche la presenza di “direttori di enti, istituti e centri, anche esperti esterni, anche direttori uffici di Protezione civile”.

Ecco perché nel conto dei presenti a pieno titolo a quella riunione del 31 marzo, oltre ai sette imputati, Picuti ha citato anche il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati e il dirigente regionale dello stesso settore Altero Leone.

Non solo. Picuti ha citato l’altro dirigente regionale Carlo Visca, e poi Marinello Mastrogiuseppe, funzionario dell’assessorato regionale “e non un autista o bidello che passava per caso”, Antonio Lucantoni, dell’ufficio sismico del Dpc. Ancora, Roberto Riga, “era assessore comunale alla Protezione civile, giudice mi dica lei se non è autorità locale! ” e infine tre vice prefetti aggiunti, “i massimi organi presenti al 31 marzo 2009 perché il prefetto era in pensione”, Gianluca Braga, Graziella Patrizi e Rinaldo Pezzoli.

Si arriva così a 17 nomi. Ma allora perché solo 7 gli indagati? Ci sarà da attendere per saperlo. “Per rispondere è necessario che io prosegua, la risposta potrà essere formulata con cognizione di causa solo al termine della requisitoria”, ha detto Picuti lasciando inalterata la suspance.

L’OGGETTO DELLA RIUNIONE

Sibillina la confutazione dell’aspetto dell’oggetto della riunione. “Che i terremoti non si possano prevedere lo sa pure un bambino di 6 anni – ha sbottato Picuti – L’oggetto della riunione lo traggo dal verbale ed è ben diverso: se lo sciame fosse un precursore, i danni già apportati, le misure di mitigazione; un’attenta disamina aspetti scientifici e di protezione civile, questo è nel fax di convocazione”.

Insomma, per Picuti “non è ingenuo ma limitativo sì dire che la Cgr si riunì solo per rispondere a questa domandina” sulla previsione dei terremoti.

L’OBBLIGO DI INFORMAZIONE

Dopo averlo citato all’inizio della requisitoria, solo alla fine Picuti ha affrontato il tema dell’obbligo di informazione sulle risultanze della riunione che, sempre per l’allora presidente vicario Barberi, non spetta alla Cgr ma al dipartimento di Protezione civile.

“Se fosse vero questo ci vorrebbe l’assoluzione perché il fatto non sussiste – ha ammesso il pm – Ma in questo caso l’onere è stato delegato dal dipartimento, nella persona del capo Guido Bertolaso, e assunto dalla commissione. Ce lo dice Boschi”.

Picuti ha infatti evidenziato che “venne accettata la presenza di più persone, tutti gli argomenti trattati vennero resi immediatamente pubblici senza alcun genere di filtro. Se non ci fosse stata la folta presenza di persone, la commissione avrebbe riferito al dipartimento”.

“Era una strategia comunicativa della Protezione civile cui i componenti della commissione consentirono – ha proseguito – Ulteriormente rafforzata dall’ultima frase della bozza di verbale di Lorella Salvatori: la Stati concluse dicendo ‘grazie per queste vostre affermazioni che mi consentono di rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo nel corso della conferenza stampa’”.

“I convenuti non hanno detto niente – ha sottolineato in conclusione – Quanto ai media ‘che incontreremo’, alla conferenza stampa c’erano la Stati, Cialente, Barberi e De Bernardinis”.

L’ASSALTO DI PICUTI: ”PER QUELLE FRASI LA GENTE È MORTA”

Riprendendo le fila del capo d’imputazione, nel cuore della sua requisitoria Picuti è andato all’attacco del verbale di quella contestata riunione, citando svariati esempi in cui a suo dire ci sono state incongruenze, sottovalutazioni e quindi elementi di colpevolezza.

Parlando dell’affermazione del presidente vicario dell’organo Franco Barberi, sostanzialmente “la sequenza sismica non è un precursore” di una forte scossa, il pm ha fatto notare che è contraddittoria rispetto a studi e posizioni di altri imputati che erano presenti.

“Nessuno che abbia detto mitighiamo questa frase, il professor Dolce non replica nulla – ha sbottato Picuti – Questa fu la riunione del 31 marzo della commissione Grandi rischi! E’ solo il primo esempio di analisi carente, idonea inadeguata e colposamente ingannatoria, ce ne sono plurimi. E io glieli passerò in rassegna tutti, giudice. Se non mi leva la parola”, ha concluso ironicamente.

“Nel 1995 – ha aggiunto poi – l’imputato Boschi aveva previsto con probabilità 1, quindi con certezza, una scossa 5.9 nel ventennio successivo in questa zona. Informazione non fornita nella riunione, non al pubblico ma agli altri componenti Cgr. Informazione incompleta, carente e ingannatoria è stata perciò definire improbabili forti terremoti e non fare menzione di questo studio”.

Quanto a un’altra frase del verbale, “c’è da attendersi danni alle strutture”, secondo il procuratore “ha espresso un’analisi del rischio contraddittoria e carente. La teste Lorella Salvatori l’ha interpretata come riferita al passato – ha proseguito – mentre il vice prefetto Braga l’ha riferita a un possibile scenario di evento, una previsione del futuro. Nessuno degli altri imputati ha chiesto chiarimenti”.

E ancora una frase dell’imputato Eva, “A me preoccupano di più gli eventi che non hanno precursori”, per Picuti sbatte con il fatto che “i precursori per Barberi non hanno fondamenti scientifici. Bisogna mettersi d’accordo – ha sbottato – Non è un’informazione rassicurante questa?”.

In ultimo, “Boschi ha detto ‘escluderei scosse’ e nessuno si è alzato in piedi a contestare. Una frase improvvida e smentita dai fatti. Per via di quella frase la gente è morta, ecco il giudizio di colpa, prevedibilità ed evitabilità”, ha concluso.

”HANNO TENUTO LE INFORMAZIONI NEI CASSETTI”

Cosa avrebbero dovuto fare i componenti della Grandi rischi? “In sede d’esame non ho risposto ma nella requisitoria sì” ha detto il procuratore, che ha dedicato a quest’aspetto la penultima parte della lunga udienza, con toni molto duri.

Picuti ha ricordato uno studio condotto da Boschi e Selvaggi e pubblicato sulla rivista Progettazione sismica in cui la zona aquilana veniva indicata come una di quelle più a rischio di scossa di magnitudo 5.5 o superiore.

“Se fai una previsione probabilistica e non lo dici in quel consesso, non la utilizzi a fini di protezione civile, vieni meno ai tuoi doveri, non la userai mai più, è meglio che te ne stai a casa – ha tuonato il pm – Questo dovevano fare, rendere fruibile quest’informazione, e questo non hanno fatto, l’hanno tenuta nel cassetto”.

Ancora, dalle cartine di pericolosità sismica dell’Ingv L’Aquila aveva il 15 per cento di possibilità di sisma 5.5 in un arco di dieci anni.

Informazioni per Picuti “tremendissime, allucinanti”, tanto che “se le avesse sapute De Bernardinis avrebbe fatto un passo indietro, credo nella sua buona fede: è una vittima di questi sismologi”.

Analoga discolpa è arrivata per l’assessore Stati e il sindaco Cialente, per Picuti vittime “di chi aveva queste informazioni e le ha tenute per sé, senza esporle”.

Questo per quanto riguarda i sismologi. Per gli altri il pm ha accusato “avreste dovuto rendere fruibile il rapporto Barberi” sulla vulnerabilità degli edifici, “condotto da Barberi, Eva e Dolce.

“La strategia difensiva è dire che è stato inviato, gli enti niente hanno fatto e andavano citati loro. Faremo un altro processo, intanto vediamo loro”.

‘ASSOLUZIONE’ PER LA STAMPA, ”NESSUNA DISTORSIONE”

“La stampa non c’entra niente. È stata solo la cassa di risonanza fedele delle istanze degli imputati e dei contenuti della riunione”.

Questa la posizione del pm Picuti sul ruolo dei mass media nei giorni precedenti al sisma del 6 aprile 2009, cui ha dedicato l’ultima parte dell’udienza prima della pausa pranzo e una buona metà della parte pomeridiana, oltre che, come ha svelato, “30 pagine della requisitoria scritta” nel processo alla commissione Grandi rischi.

Il pm è partito dalla discussa intervista dell’imputato Bernardo De Bernardinis divenuta famosa per la risposta alla domanda sulla possibilità di bere un bicchiere di vino, “un Montepulciano di quelli doc”, piuttosto che preoccuparsi delle scosse.

Un segnale di rassicurazione che le difese hanno tentato di confutare portando alla luce il fatto che sia stata rilasciata prima della riunione.

“È circostanza irrilevante ai fini del giudizio di responsabilità verso gli imputati – ha sbottato però Picuti – il fatto che il professor De Bernardinis abbia detto quelle parole prima della riunione, perché altro non sono se non il manifesto dell’esito della riunione Cgr. L’intervista non dice niente di più, niente di meno e niente di diverso di quello che poi è stato detto nel corso della commissione”.

Picuti ha poi preso di mira la deposizione di Franco Gabrielli, ex prefetto del capoluogo e successore di Guido Bertolaso alla guida della Protezione civile, che parlò di “effetto perverso” nella veicolazione dell’informazione riferendosi al quotidiano Il Centro che aveva riportato le dichiarazioni ma non aveva svelato il particolare dell’intervista resa prima della riunione.

Il Centro che distorce le notizie ha il nome e cognome di Giustino Parisse (caporedattore dell’Aquila che ha perso due figli e il padre nei crolli, ndr), che il 31 ha tenuto aperto la pagina fino a che non sono arrivate notizie sull’esito della Cgr. Dopo dice di aver mutato le proprie abitudini”, ha ricordato il procuratore.

“Se Gabrielli avesse portato a esempio non Il Centro ma qualunque altro giornale mi sarei astenuto – ha proseguito – ma non posso esimermi dal dire quanto sia paradossale, per quanto vera, l’affermazione di Gabrielli. Cita un articolo riferibile a Parisse, che diventa il paradosso di se stesso perché distorce l’informazione e lui stesso ne diventa vittima: prima della Cgr udiva le scosse e usciva di casa, dopo aver distorto l’informazione rimbocca le coperte dei suoi figli, condannandoli a morte”.

Continuando sulla dialettica del paradosso, ha aggiunto che “se nella sentenza si dirà che l’intervista è precedente alla riunione e quindi gli imputati sono innocenti sarò curioso di leggere la posizione di Giustino Parisse: dovrò iscriverlo per omicidio colposo?”.

Il pm ha poi fatto altri esempi di familiari delle vittime del sisma che hanno visto l’intervista e se ne sono accorti che era stata resa prima, ma cionondimeno sono stati lo stesso tranquillizzati. Tra questi l’avvocato Maurizio Cora, che ha perso la moglie e le due figlie: “‘Aspettavamo notizie dalla Cgr come la manna’ ha detto nella deposizione, questo è un simbolo”, ha detto Picuti.

“Il 30 ha fatto uscire la figlia con 39 di febbre, la sera del 5 aprile con la figlia in salute sono rimasti a casa. Perché lo hanno rassicurato”, ha concluso.

LA MINI-UDIENZA SULLE ARCHIVIAZIONI

Dopo la trattazione dei primi tre punti il pm ha chiesto e ottenuto alcuni minuti di pausa. Nel corso dell’intervallo al giudice Billi si è sostituito il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Romano Gargarella che ha celebrato velocemente un’udienza sul procedimento gemello a questo principale, relativo all’opposizione di alcune parti civili alla richiesta di archiviazione fatta dal pm nei loro confronti.

Gargarella ha rinviato tutto al prossimo 26 novembre. 

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci
I DOCUMENTI
Il verbaleIl castello accusatorio