L’AQUILA – Giallo sulla deposizione del rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, al processo in corso alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio messo alla sbarra nel capoluogo con l’accusa di aver sottovalutato i rischi e dato false rassicurazioni alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009.

Gli avvocati difensori e anche l’avvocato dello Stato hanno chiesto a gran voce che il pubblico ministero proceda d’ufficio per falsa testimonianza contro Di Orio, a causa delle discrepanze che ci sarebbero tra quanto da lui affermato sotto giuramento nel corso della testimonianza dello scorso gennaio e quanto invece dichiarato tre anni fa in un’intervista.

“Non ho paura”, replica brevemente l’interessato a questo giornale. Inoltre si apprende che se ci sarà un eventuale procedimento sarà del tutto slegato dal filone principale.

Nell’udienza di ieri, tra i tanti video prodotti dalla procura come fonte di prova che sono stati proiettati in aula su specifica richiesta delle difese, c’era anche quello di un’intervista rilasciata dal rettore al giornale web Abruzzo24ore la mattina del 31 marzo 2009, alcune ore prima della contestata riunione degli esperti che ha dato vita al processo.

Quello stesso filmato che alcuni studenti contestatori tentarono di proiettare fuori dall’aula il giorno della testimonianza del rettore, lo scorso 12 gennaio, ingaggiando una ditta per issare un megaschermo vicino agli uffici giudiziari e venendo fermati solo dall’intervento della Digos.

“Siamo scienziati – diceva Di Orio nel video – sappiamo che i terremoti sono avvenimenti del tutto imprevedibili. Le nostre strutture hanno retto bene, senza alcun problema. Mi rendo conto che è un fatto di emotività, ma credo sia giusto tornare alla normale attività, alla tranquillità: credo siano avvenimenti che la scienza controlla, fino a un certo punto, ma li controlla”.

Alcuni legali, tra cui l’avvocato dello Stato, responsabile civile, hanno fatto notare che, quando è stato sentito come teste, il rettore ha affermato di aver “preso atto” dei pareri sullo scarico di energia secondo gli esperti in atto con lo sciame sismico che durava dal 2008, scarico che non avrebbe dovuto portare a scosse molto forti, e per questo di aver deciso di continuare a tenere aperte le sedi dell’Ateneo.

Di Orio, sostengono gli avvocati, ha detto anche di non aver mai rilasciato dichiarazioni tranquillizzanti o, comunque, di averlo fatto solo dopo la riunione della commissione nel pomeriggio del 31.

Ma sembra affermare l’opposto l’orario del video, girato la mattina a margine di una conferenza stampa e pubblicato nel primo pomeriggio.

Se anche il pubblico ministero si accertasse di questa stessa discrepanza, rileggendo i verbali e le registrazioni della deposizione, potrebbe quindi esserci il rischio di un nuovo procedimento per il rettore, appunto per falsa testimonianza.

L’EVENTUALE PROCEDIMENTO DEL TUTTO SEPARATO

Non ci sarà un procedimento connesso a quello principale nel caso in cui il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio sia accusato di falsa testimonianza dopo quanto dichiarato nella sua deposizione al processo alla commissione Grandi rischi.

Lo spiega ad AbruzzoWeb l’avvocato Fabio Alessandroni, che nel processo all’organo scientifico assiste alcune parti civili.

“Se il pubblico ministero riterrà di procedere in questo senso – spiega – sarà un procedimento del tutto distinto e separato rispetto a quello da cui scaturisce l’eventuale falsa testimonianza”.

“Tanto che – aggiunge – potrebbe concludersi perfino prima del processo principale. In ogni caso non ci sarà sospensione dell’udienza principale”.

Altra ipotesi è che “all’esito del processo attualmente in corso il giudice trasmetta alla procura il fascicolo, ma è più remota”. (alb.or.)

IL RETTORE: ”IO INDAGATO? NON HO PAURA”

“Potrei essere indagato? Ormai sono abituato, non ho paura”.

Ironia amara per il rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, che gli avvocati difensori del processo alla commissione Grandi rischi hanno chiesto al pubblico ministero di accusare di falsa testimonianza.

Al rettore viene contestato di aver fornito dichiarazioni rassicuranti in una video intervista del 31 marzo 2009 prima della riunione Cgr, mentre lo scorso 12 gennaio, interpellato come testimone, Di Orio per gli accusatori avrebbe detto di non aver mai rassicurato o di averlo fatto solo dopo.

“Le rassicurazioni nell’intervista – spiega Di Orio ad AbruzzoWeb – sono solo quelle che potevo dare prima dalla valutazione effettiva fatta dagli esperti della commissione”.

“Una sensazione a caldo – aggiunge – che voleva tranquillizzare in modo momentaneo, l’incipit per le scelte successive a seconda di quello che avrebbero detto”.

Per il rettore, “mi sembra che il fatto centrale sia la chiusura o meno dell’università. Ricordo, e l’ho già detto nella testimonianza, che tutte le scuole erano aperte: gli asili, elementari, medie e superiori. Mi sembrava singolare che solo l’università dovesse chiudere”. (alb.or.)

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile mentre a breve cominceranno le deposizioni della difesa.

Fino a oggi i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci