L’AQUILA – “Guido Bertolaso, che stiamo ancora aspettando all’Aquila per un confronto pubblico, dentro di sé sa bene quali siano le sue colpe. Se davvero rinuncerà alla prescrizione, come ha ribadito due giorni fa in tv, dico che qualunque sentenza uscirà da un’aula di tribunale non riporterà indietro chi non c’è più. Certo, fa specie vedere un uomo che ha ormai una certa età, tentare di rientrare nel ‘circo’ della politica da una porta secondaria. Fossi in lui, mi ritirerei a vita privata e mi dedicherei a fare del bene alla gente, ma senza farlo sapere ai media”.
Massimo Cinque, pediatra aquilano che la notte del terremoto del 6 aprile 2009 ha perso una moglie e i due figli piccoli, non ce la fa proprio ad odiare.
Neanche per lo slittamento al prossimo 21 giugno, che avvicina ancora di più la prescrizione prevista a ottobre, del processo con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni presso il tribunale dell’Aquila nei confronti dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso – oggi candidato sindaco di Roma con Forza Italia – nell’ormai tristemente celebre “Grandi rischi bis”, il filone parallelo a quello che ha visto assolti in Cassazione i 6 esperti della commissione Grandi rischi e condannato con rinvio per i soli fini civili, aggiungendo nuove parti civili, l’ex vice capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis.
Per il prossimo 30 marzo, all’Aquila, alcuni familiari delle vittime del sisma, tra cui lo stesso Cinque, hanno organizzato una manifestazione, “Tutti convocati”, allargata a diverse altre associazioni anche non aquilane impegnate in vari processi e battaglie di civiltà.
La data è ‘quasi’ simbolica: il 31 marzo del 2009, proprio in una riunione della commissione della Grandi rischi escluse il rischio di forti scosse di terremoto: “Questa riunione non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente” ed “è più un’operazione mediatica”, le parole di Bertolaso all’allora assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati.
Cinque giorni dopo, dopo diverse scosse, arrivò la ‘botta’ tremenda che provocò 309 vittime e migliaia di feriti.
“Sono passati sette anni – dice Cinque ad AbruzzoWeb – e sette anni sono tanti. Da parte mia, c’è sempre e solo l’enorme dolore che mi porterò dentro a vita per la perdita di mia moglie Daniela Visione e dei miei due piccoli angeli, Davide e Matteo. Il resto è qualcosa di tipicamente italiano, qualcosa che impedisce a questo Paese di migliorare. Un Paese fatto di personaggi come Bertolaso che cercano visibilità ad ogni costo, che non hanno problemi nell’esporsi, nonostante quanto accaduto all’Aquila in quel periodo pensavo li avesse cambiati”.
“Mi chiedo perché cerchi ancora la via politica – prosegue Cinque – e non capisco, io che da decenni faccio il medico, come ci si possa improvvisare in questo campo. Chi è medico, lo è ventiquattro ore su ventiquattro, non fa il medico a tempo determinato, o a seconda del momento”, (Bertolaso è laureato con lode in medicina all’Università “La Sapienza”, ha una specialistica in Malattie tropicali conseguita alla Liverpool School of Tropical Medicine ed ha avuto diverse esperienze sul campo, tra cui quella in Africa e nel caso Ebola, ndr).
“E, soprattutto, nel mestiere di medico – ammonisce il pediatra aquilano – che è poi una vocazione, serve una coscienza forte e limpida al cento per cento. Ed io la coscienza, almeno quella pubblica, in Bertolaso non la vedo, ma è una mia valutazione personale. Anche se resto convinto del fatto che dentro di sé, nel profondo della sua anima, conosca la verità. Ma, nonostante le promesse, non l’ha mai detta pubblicamente”.
Cinque, intanto, continua a occuparsi dei bambini, lui che ne ha perduti due, non solo nel campo della pediatria, ma anche sul campo verde, visto il suo fortissimo legame col San Gregorio Calcio, società in cui è cresciuto, per cui ha giocato e con cui porta avanti il ricordo di Davide e Matteo, e di mamma Daniela, con un torneo per i più piccoli che si disputa una volta l’anno.
“In chi sta crescendo – confessa infine – devo riporre la massima fiducia. Toccherà a loro cambiare l’Italia, perché le istituzioni che ci governano da anni sono troppo malate, corrotte. In ogni settore c’è del marcio, anche nella sanità, e ormai non si può più pretendere che a dare l’esempio siano le istituzioni. Ai bimbi dico sempre di vivere a testa alta, di dire la verità ad ogni costo. Cosa che più di qualcuno, è evidente, non fa”



