L’AQUILA – Si deciderà definitivamente tra un mese, martedì 26 maggio, dinanzi al giudice per le indagini preliminari dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, il destino dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso.

Al magistrato aquilano spetta una decisione delicatissima dopo che, per la terza volta, gli avvocati delle famiglie delle vittime del sisma del 6 aprile 2009 che si sono costituite parti civili del processo alla commissione Grandi rischi si sono opposti alla richiesta di archiviazione per Bertolaso, indagato con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose in un processo parallelo a quello principale.

Il primo processo ha già superato due gradi di giudizio, con sette condanne degli esperti dell’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio in primo grado e sei assoluzioni nell’Appello, e ora si avvia al terzo e definitivo grado in Corte di Cassazione.

Un’indagine senza fine, quella nei confronti di Bertolaso, e che ora si è addirittura sdoppiata: tutto è avvenuto dopo le prime due richieste di archiviazione, effettuate dal sostituto procuratore della Repubblica Fabio Picuti, entrambe non accolte dal giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella.

Dopo questo tilt tra chi sostiene l’accusa e chi è chiamato a giudicare, su istanza degli avvocati di parte civile Angelo Colagrande e Stefano Parretta, il fascicolo è stato avocato dalla procura generale della Repubblica, gli uffici del pubblico ministero presso la Corte d’Appello, e affidato all’avvocato generale Romolo Como.

Quest’ultimo ha svolto ulteriori indagini e alla fine ha appunto diviso la posizione di Bertolaso in due filoni, chiedendo il rinvio a giudizio, e quindi che venga processato, per una serie di posizioni, e invece l’archiviazione, e quindi che venga discolpato dalle accuse, per un’altra serie.

In particolare, allineandosi a quanto deciso dal collegio giudicante dell’Appello presieduto dal magistrato Fabrizia Francabandera, il processo è stato chiesto rispetto alle 13 parti civili, vittime del sisma di 6 anni fa, per la cui morte è stato condannato in secondo grado l’ex vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, l’unico a non essere assolto.

L’archiviazione, invece, è stata richiesta per le altre vittime per la cui morte De Bernardinis è stato assolto, 16.

Ma il numero di entrambi i filoni è più alto perché la procura generale ha aggiunto, nel conto delle une e delle altre, anche parti che erano state già escluse dal totale di 29 nella sentenza di primo grado del giudice Marco Billi.

Con il primo deposito dell’avvocato teramano Wania Della Vigna, è cominciata la nuova sfilza di opposizioni, non moltissime, per la verità, perché non tutti i legali, secondo quanto si è appreso, hanno fatto richiesta scritta di essere informati sugli sviluppi della vicenda.

Tra 30 giorni, il gip Gargarella avrà a disposizione tre strade: archiviare come chiesto dalla procura generale, rigettando i ricorsi; disporre l’imputazione coatta, ossia obbligare il pubblico ministero a processare Bertolaso anche se non è d’accordo; disporre ulteriori indagini, opzione che stavolta sembra improbabile visto che la vicenda è stata scandagliata in lungo e in largo ascoltando anche nuovamente alcuni testimoni.

Se il gip disporrà il processo coatto, le posizioni potrebbero essere riunite a quelle per le quali Bertolaso sarà presto chiamato in udienza preliminare, dove un gup, non Gargarella, dovrà decidere se rinviarlo a giudizio e quindi processarlo oppure no.