L’AQUILA – “Va bene la Grande Pescara, ma con calma e a condizioni tutte da stabilire, non certo entro il temine del 1 gennaio 2019”.

Questo in soldoni quello che hanno oggi  ribadito in prima commissione Bilancio della Regione Abruzzo i sindaci di Montesilvano Francesco Maragno e di Spoltore Luciano Di Lorito, auditi assieme all’altro primo cittadino interessato alla storica fusione, quello di Pescara Marco Alessandrini, che invece ha assunto una posizione divergente rispetto a quella dei suoi colleghi, auspicando una contingentazione dei tempi. 

L’unione in un unica grande realtà amministrativa, è prevista per il 1 gennaio 2019, come è scritto a chiare lettere nella legge 206 del 2016, firma del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, che fa seguito al referendum popolare del giugno 2014 che ha detto si alla fusione. 

In base al crono-programma entro il 25 gennaio prossimo i tre Comuni interessati dovranno approvare in consiglio comunale un parere sulla legge regionale, che poi andrà approvata all’Emiciclo.

Di Lorito in primis ad Abruzzoweb ha confermato però chiaro e tondo che il parere del consiglio comunale di Spoltore sarà negativo, appunto perché “le tempistiche sono a dir poco improbabili, ci sono molti nodi ancora da sciogliere”.

Sulla stessa linea Maragno: “la fusione si può fare, ma bisogna avere certezza che si garantiscano servizi migliori e riduzione dei costi a tutti i cittadini. Imprimere un accelerazione non è di buon senso. Prima di correre bisogna programmare”.

Ben più sfumata la posizione di Alessandrini, che ha non va dimenticato ha un rapporto privilegiato con D’Alfonso, pescarese e del Partito democratico come lui,  rappresentante in commissione del comune che nella fusione parte da un migliore rapporto di forza.

“Come è noto chi parla – spiega a questa testata Alessandrini – è favorevolissimo alla fusione, e abbiamo dimostrato che questo obiettivo si può centrare anche in tempi stretti. Il 24 gennaio voteremo il parere, e non sarà un mero no o si, ma entreremo nel merito, l’importante è muoversi subito”.

Il nodo da risolvere, sembra però confermarsi,  al di là delle tempistiche, è quello degli effetti concreti di questa fusione.

I sindaci di Montesilvano e Spoltore temono infatti che essa avverrà a vantaggio del comune di gran lunga più pesante e popoloso, quello di Pescara, che per di più ha una situazione debitoria pesante, che potrebbe scaricarsi sulla nuova realtà amministrativa, ovvero sui cittadini di Spoltore e Montesilvano.

“Una cosa è certa – spiega Maragno – nessuno vuole essere fagocitato da Pescara, questo aspetto va sviscerato, la preoccupazione è più che legittima, non vogliamo diventare periferia di Pescara. La fusione, con le sue condizioni e paletti insomma è una pagina ancora tutta da scrivere”. 

Ancora più esplicito Di Lorito: “Se questa fusione non è gestita bene, rischia di far perdere a Spoltore le sue caratteristiche virtuose, come ad esempio una raccolta differenziata dei rifiuti al 70 per cento, e una tassazione molto bassa per le imprese e non solo”.

“Pescara è poi  in fase di pre-dissesto – incalza Di Lorito –  il debito potrebbe essere spalmato anche su Montesilvano e Spoltore, che invece hanno i conti a posto. I miei cittadini devono godere, con la fusione, di un concreto miglioramento, non di un peggioramento delle loro condizioni di vita e della qualità dei servizi. Questo è un punto fermo e non negoziabile. Ecco perché ad oggi il nostro parere non potrà essere che negativo”.

Il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri non ha infine mancato di evidenziare criticamente che di fatto in commissione Bilancio, “un imbarazzato Alessandrini ha dovuto alla fine ammettere le ragioni dei suoi colleghi Maragno e Di Lorito che hanno criticato in modo inequivocabile quella norma”.

Sospiri entrando nel merito afferma che “il processo di fusione lo hanno votato i cittadini e si farà. Fermo restando questo paletto, è però evidente, e oggi è stato confermato dai sindaci, che la norma pensata e varata dal governatore D’Alfonso è piena di lacune. Contestiamo le superfetazioni come il Comitato che, secondo la legge, dopo il pronunciamento in Consiglio regionale, avrà 60 giorni di tempo per fare il Programma della fusione, e, contemporaneamente, un pseudo-Osservatorio per la fusione che, a sua volta, avrà 60 giorni di tempo per valutare la fattibilità della fusione, sciogliendo i nodi entro aprile 2018. E il tutto dovrebbe accadere mentre si svolgono anche le elezioni politiche che peraltro vedono il presidente D’Alfonso già auto-candidato al Senato”, conclude Di Lorito.