L’AQUILA – Un protocollo d’intesa con la provincia dell’Aquila per consentire ai comuni del Gran Sasso di gestire in proprio la strada che collega Santo Stefano di Sessanio e il lago di Racollo, sugli altopiani del versante aquilano, con l’obiettivo di riaprila entro poche settimane.
La soluzione è stata prospettata in una riunione al municipio di Santo Stefano di Sessanio al termine della manifestazione di oggi contro la chiusura della strada, dalla forte valenza turistica, con un mucchio di ghiaia, da parte della Provincia. Manifestazione organizzata dagli attivisti del comitato #Io vivo il Gran Sasso, che raccoglie numerosi operatori economici e culturali, esasperati dal fatto che la Provincia tiene chiusa quella strada, come del resto quella che collega Assergi agli altopiani, per buona parte della stagione invernale, anche se non c’è neve, e sarebbe percorribile, e questo perchè la Provincia non avrebbe i mezzi e gli uomini per intervenire.
Alla riunione hanno partecipato il sindaco di Castel del Monte Luciano Mucciante, il sindaco di Santo Stefano di Sessanio, Fabio Santavicca, di Calascio Ludovico Marinacci, e di Castelvecchio Calvisio Lugina Antonacci.
Come spiega ad Abruzzoweb il sindaco Mucciante, “con questa convenzione, che nelle prossime ore metteremo a punto, e che siamo pronti a firmare anche nel corso della prossima settimana, risolveremo finalmente il problema anche nel giro di un mese, e quel mucchio di ghiaia spariranno”.
A seguire, ecco cosa si suppone sarà contenuto a grandi linee nella convenzione: la Provincia assegnerà la gestione della strada ai Comuni, che provvederanno con loro personale e a loro spese, a monitorare costantemente la percorribilità della strada, intervenendo con i loro mezzi spazzaneve, tra cui una turbina nuova di zecca consegnata dalla Regione Abruzzo al comune di Castel del Monte, per liberare la strada in caso di nevicate. E sarà segnatamente il sindaco di Santo Stefano di Sessanio ad assumersi la responsabilità di consentire l’accesso o di abbassare la sbarra, in caso ad esempio di condizioni atmosferiche proibitive e pericolose.
“E’ quello che già avviene del resto nel tratto tra Castel del Monte e Fontevetica – spiega Mucciante – che è gestita da noi, e infatti è quasi sempre percorribile, tranne in caso di nevicate eccezionali, e che proprio oggi abbiamo riaperto. I mezzi li abbiamo, possiamo avvalerci anche dei volontari della Protezione civile locale. L’importante è rendere percorribile l’anello che da Santo Stefano passa per il lago di Racollo, prosegue a Fonte Vetica, e arriva a Castel del Monte. Un strada dalla straordinaria valenza turistica, necessaria per poter fare sci di fondo nei periodi invernali, per offirire proposte allettanti ai turisti anche e sopratutto in inverno”.
Un qualcosa che poco tange, hanno denuciato con parole molto più rudi i manifestanti, alla Provincia dell’Aquila, del neo presidente Angelo Caruso, e di chi lo ha proceduto, che vista l’impossibilità di monitorare la strada e avendo in quel territorio un solo spazzaneve, hanno pensato bene di inibire l’accesso delle strade che portano agli altopiani del Gran Sasso da fine autunno alla primavera. Questa volta poi nel caso della strada di Racollo, con un mucchio di ghiaia, al posto della sbarra, che era stata precedentemente divelta.
Del resto, la Provincia degradata ad ente di secondo livello, i pochi soldi a disposizione li utilizza in buona parte per pagare i suoi dipendenti e i costi di gestione.
Stefano Cardelli, ristoratore e aderente al comitato #Io vivo il Gran Sasso, esprime ottimismo condizionato, davanti alla soluzione prospettata.
“Condividiamo questa soluzione – spiega ad Abruzzoweb – e speriamo che sia la volta buona. E che soprattutto la Provincia non tiri fuori qualche ostacolo burocratico. In questo caso comunque la protesta proseguirà”.
La convenzione non riguarderà la strada provinciale chiusa nel versante aquilano, che portano agli impianti di campo Imperatore: lì infatti c’è prima il problema del pericolo valanghe da risolvere.
Gli attivisti del comitato #Io vivo il Gran Sasso hanno al termine della mobilitazione diffuso la seguente lettera aperta.
Da tempo, piccoli operatori e professionisti della montagna, stanno ragionando sul futuro del turismo del Gran Sasso.
Non sono imprenditori che operano in comprensori sciistici “favoriti”, quello dello sci da discesa, ma quelli che hanno preso la via dei Paesi del Gran Sasso. Un nuovo Umanesimo della Montagna, perché un posto quanto più è piccolo, più è grande e quanto è più ai margini, tanto più è centrale.
Proponiamo un turismo lento, profondo e dolce, dove il territorio accoglie l’ospite con le proprie usanze e tradizioni insieme agli allevatori, agricoltori della biodiversità, produttori di formaggi, artigiani, osterie, ospitalità diffusa, parchi, guide, siti storici e monumenti medioevali. Un mondo, sconosciuto e dimenticato dalla cultura metropolitana, attratta dalle “offerte” realizzate per stupire, nel quale si accede, con curiosità, in punta di piedi, non rinunciando alle attività all’aria aperta sul Gran Sasso e Campo Imperatore.
Cerchiamo di sviluppare al meglio queste idee di Turismo creando una Federazione di Paesi e di Operatori per essere attori e protagonisti del tessuto economico, sociale e culturale nel quale abitiamo, trasmettendo quante, più informazioni possibili sulle realtà locali per trascinare il turista all’interno delle comunità che lo ospita.Oggi cogliamo la sfida del cambiamento verso chi ancora è legato ad un concetto di sviluppo infinito del turismo di massa in montagna.
Comincia un’altra storia quella di un territorio interessato a piccoli miracoli, alla portata di tutti.Una nuova religione, la religione dei luoghi. La questione non è solo economica, ma di fede, di amore, di passione, di bellezza.





