L’AQUILA – “I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni”.
Lo fa sapere il vice presidente del Consiglio Angelino Alfano – tramite la sua portavoce – dicendo di parlare a nome di tutta la delegazione del Popolo della libertà.
“Il chiarimento avvenga in Parlamento alla luce del sole e di fronte ai cittadini”, è la replica di Enrico Letta, informato in anticipo da Alfano di quanto Silvio Berlusconi ha deciso.
Nell’esecutivo Pd-Pdl ci sono due esponenti eletti in Abruzzo, il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello (originario di Napoli) e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e all’Attuazione del programma Giovanni Legnini.
Quest’ultimo dichiara ad AbruzzoWeb che la crisi è aperta “virtualmente” e che “nessuno può dire se sia reversibile o meno”. Sul governo sottolinea che “non è nato per salvare Berlusconi”.
Quagliariello afferma di aver presentato le dimissioni ma rifiuta un centrodestra “in stile Lotta Continua” e avvisa: “In una Forza Italia geneticamente modificata non ci starò”.
Il coordinatore regionale del Pdl, l’onerevole Filippo Piccone, rimanda i commenti: “Che cosa succede? Ancora non lo so. Abbiamo appena finito una riunione con il ministro, vedremo”.
“Il tentativo di rovesciare la frittata sulle ragioni dell’aumento dell’Iva è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti perché il mancato intervento è frutto delle dimissioni dei parlamentari Pdl e quindi del fatto che non era garantita la conversione del dl in legge – la posizione di Enrico Letta secondo fonti di palazzo Chigi – La decisione di non intervenire sull’Iva è stata presa ieri concordemente con i ministri del Pdl”.
Il presidente della Repubblica è stato informato dal presidente del Consiglio delle decisioni che gli sono state comunicate dai ministri del Pdl. Dopo il rientro Roma concorderà con il presidente Letta l’incontro che le decisioni di oggi rendono necessario.
Tutto è nato quando Silvio Berlusconi ha dichiarato “irricevibile” l’ultimatum di Letta e la decisione di aumentare l’Iva “una grave violazione” dei patti di governo.
“Ho invitato la delegazione del Popolo della libertà al governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”, ha scritto Berlusconi in una nota.
“La decisione assunta ieri dal presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo – ha aggiunto – contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto”.
“Per queste ragioni, l’ultimatum lanciato dal Premier e dal Partito democratico agli alleati di governo sulla pelle degli italiani, appare irricevibile e inaccettabile”, ha proseguito ancora.
“Pertanto – ha concluso – ho invitato la delegazione del Popolo della libertà al governo a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”.
LEGNINI: ”GOVERNO NON NATO PER SALVARE BERLUSCONI”
“L’approccio del Pdl è stato quello che è stato, propagandistico da un lato e dall’altro mirato a salvaguardare Berlusconi, ma non per questo è nato questo governo e oggi appare evidente”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria e all’Attuazione del programma, l’abruzzese Giovanni Legnini, commentando la decisione dei ministri del Popolo della libertà di dimettersi mettendo in bilico il governo Letta.
Una crisi aperta “virtualmente” secondo Legnini, mentre alla domanda se possa essere reversibile o meno risponde: “Nessuno lo può dire. Bisogna dividere le vicende di Silvio Berlusconi da quelle del governo – prosegue – Serve un atto di responsabilità vero, profondo nei confronti dell’Italia e dei problemi oppure ci si ferma qui e che cosa accadrà non è solo nelle nostre mani ma in quelle del presidente della Repubblica”.
Quanto alla maggiorazione dell’Iva, causa scatenante delle dimissioni in massa, per il senatore teatino “l’aumento si poteva evitare, innanzitutto non incaponendosi sull’Imu come invece è stato fatto. Bastava mantenere l’Imu sui ricchi – prosegue – e con molta facilità si sarebbe scongiurato l’aumento”.
Legnini, che oggi è stato a Taranto per il Finanza Forum, non ha avuto modo di parlare con il premier Enrico Letta, “sono ore concitate. Comunque la nostra posizione resta ferma, la schiena dritta, per noi sarebbe un danno cedere sul principio di legalità”.
Si tornerà a votare? “Presto per dirlo”, conclude.
QUAGLIARIELLO: ”NON STARO’ IN UNA FI GENETICAMENTE MODIFICATA”
“Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò”.
Lo ha detto il ministro delle Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, parlando dell’attuale situazione politica.
“Se ci sarà solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prenderò atto e mi dedicherò, magari, a creare il Napoli Club del Salario”, ha aggiunto sarcasticamente.
“Non so se c’è una scissione: so che il centrodestra non è quello che si è espresso ieri”. Così, a margine del Festival del Diritto di Piacenza, Quagliariello, ha replicato a chi gli chiedeva se fosse possibile una frammentazione del Pdl.
Riferendosi alle decisioni prese ieri ad Arcore, ossia alla richiesta di dimissioni dei ministri del centrodestra, Quagliariello ha poi aggiunto che “non è quella la storia del centrodestra maggioritaria, non è quella la storia dei moderati in Italia”.
Considerato che sulla legge elettorale pende il vaglio della Corte Costituzionale “eventuali elezioni anticipate” saranno possibili “dopo il giudizio della Corte”.
E, quindi, “serve assolutamente un governo anche per fare elezioni anticipate”, ha sottolineato Quagliariello, senatore eletto in Abruzzo prima di essere chiamato nell’esecutivo.
“Quello che mi preoccupa – ha concluso – è che questo governo sarà sicuramente peggio per il centrodestra, per il Paese e anche per Berlusconi”.
“Normale. Normale che se si vuole eliminare un avversario politico in questo modo, dopo un accanimento di 20 anni, con questa sinistra, si voglia tornare a votare”.
Non ha dubbi il senatore Antonio Razzi, eletto in Abruzzo tra le fila del Pdl, sulla decisione di staccare la spina al governo.
“E allora andiamo a votare, che stavolta vinciamo alla grande: gli italiani non sono così stupidi, anzi sono intelligentissimi – insiste Razzi – e faranno vedere che non condividono quello che sta succedendo al povero Berlusconi”.
“Imu e Iva c’entrano, anche loro: c’era un patto politico e non è stato rispettato. Insomma, nessuna paura delle elezioni”, chiude l’ex deputato dipietrista poi passato con il centrodestra.





