L’AQUILA – Due anni fa, il 14 luglio 2008, Ottaviano Del Turco, allora presidente della Regione Abruzzo, veniva arrestato per scandali sulla sanità regionale.

A due anni di distanza l’Abruzzo è di nuovo travolto da un ciclone, un incubo che sembra non avere fine, anche e soprattutto dopo la tragedia del terremoto.

Questa volta sotto inchiesta è finita Daniela Stati, assessore regionale alla Protezione civile e all’Ambiente.

Con lei tra gli indagati il padre Ezio Stati, noto politico democristiano e poi di Forza Italia, e il compagno della Stati, Marco Buzzelli, insieme ad altri due imprenditori, Vincenzo Angeloni e Sabatino Stornelli.

Una Regione sofferente, una popolazione sfiduciata che non vuole neanche più sentir parlare di politica e politici. Questo è il dato che colpisce di più parlando con gli abruzzesi nel centro commerciale l’Aquilone, ormai diventata la vera piazza degli aquilani in mancanza di un centro storico dove ritrovarsi.

“È una cosa che soprattutto in un momento così delicato farà fermare tutto e impedirà di risolvere i problemi importanti”, spiega sconsolata Claudia, una giovanissima aquilana.

Parlando con i cittadini viene fuori un fattore importante, forse preoccupante: l’indifferenza.

“Sono apolitica, da anni non vado più a votare – spiega Emanuela Lucente, che lavora in un negozio – Non è certo una situazione soddisfacente quella che stiamo vivendo, ma non posso lamentarmi, perché personalmente non faccio nulla per cambiarla. E noi abruzzesi, ultimamente, di brutte figure ne stiamo collezionando molte: oltre la Stati, o la classe politica in genere, anche noi cittadini non abbiamo un comportamento così esemplare”.

D’accordo con Emanuela anche una coppia di ragazzi, Giovanni D’Eramo e Giulia Bartolucci: “Era quello che ci aspettavamo dal primo giorno: questo terremoto ha fatto comodo a tutti. Anche molti cittadini hanno approfittato della situazione”.

Giovanni gesticola, sembra più agguerrito, la sua ragazza un po’ più sfiduciata. E su una cosa si trovano in accordo: “Se le altre regioni sono indignate, hanno ragione”.

Qualcuno sembra non volersi piegare a questo gioco politico che, puntualmente, si ripropone, in Abruzzo come in altre regioni, come in Italia. “Ci vorrebbe un colpo di Stato – dice Alessandro, un ragazzo che si trova all’Aquila perché fa il militare – Abbiamo una pessima classe politica, che c’èra e ci sarà sempre, se non faremo qualcosa di forte. Non è giusto non reagire – conclude – sono i politici i primi a essere corrotti”.

“Questo vizio non se lo tolgono – esclama ad alta voce Enzo Feliciani, un uomo di mezza età che vive vicino Roma, ma che viene sempre all’Aquila in estate per stare con i suoi parenti – Sono profondamente arrabbiato con la Stati, ma anche con molti altri politici abruzzesi che stanno collocando questa regione nella peggiore posizione del Sud Italia”.

“È davvero vergognoso – prosegue – Mi vergogno di questo Abruzzo e della gente che non reagisce perché ha tanta sfiducia, ma anche omertà diffusa. Un vizio tutto italiano”.

Enzo è dispiaciuto e allo stesso tempo non vuole arrendersi, non vuole piegarsi alla corruzione che sta travolgendo l’Abruzzo: “Qui non si parla di destra e sinistra, perché io credo che quasi tutti i politici siano in parte coinvolti. Il popolo deve svegliarsi e dare vita a una reazione forte, così non si può e non si deve continuare”.

Come Enzo, anche Mario Laurenzi prova a restare calmo e fare un’analisi della situazione, ma poi si lascia prendere dalla rabbia, dalla delusione.

“C’era da aspettarselo – ringhia – mi sarei stupito del contrario. Credo sia un problema di tutta Italia. I furbi sono la normalità, e le persone corrette sembrano quasi fuori luogo”.

Mario si ferma un attimo a pensare. “Dovremmo reagire, sì – ammette – ma non abbiamo la forza, perché siamo consapevoli che l’esempio negativo parta dall’alto, e allora chi può difenderci?”.

La voglia di reagire e difendersi a questi veri e propri attentati a una regione sembra ci siano. Ma qualcuno, più di qualcuno, non ha voglia di parlarne.

Come Annamaria, giovane anche lei, terremotata, che ha perso la casa: “Non ho più neanche la voglia di parlare. So soltanto che qui viviamo ogni giorno con problematiche insormontabili, e nessuno ci aiuta. Non ne possiamo più di tutto questo”.

E con un filo di voce, arresa, dice: “In me ora ci sono soltanto amarezza e sfiducia”.

Francesca, mamma di due bimbe, è abbattuta. “Il fatto che ci siano indagini – sostiene – mi fa sperare che qualcosa si muova a favore dei cittadini onesti, ma credo che non sia corrotta soltanto la Stati. Penso che l’ 80 per cento dei politici non sia del tutto pulito”.

Ora Francesca pensa alle sue figlie, al loro futuro e al suo, gli occhi diventano lucidi, la voce tremante. “Dal giorno del terremoto non dormo più la notte e non so quando la situazione migliorerà. Poi vieni a sapere che le persone che dovrebbero fare qualcosa per noi, agiscono contro di noi e contro il nostro futuro, la nostra Regione”.

E dalle sue lacrime si comprende come la disonestà e la corruzione possano ferire un popolo. A volte più del terremoto.