L’AQUILA – Trentacinque anni fa lasciato la sua terra d’origine, San Benedetto del Tronto, per costruire all’Aquila una nuova vita insieme a suo marito.

Con sé ha portato i suoi sorrisi e i suoi quadri. Nel capoluogo d’Abruzzo ha trovato la sua casa.

Giovanna Grannò è un volto noto dell’orizzonte artistico aquilano, le sue opere parlano di boschi, donne, campi di grano, papaveri: la vita rurale che la circonda quotidianamente.

Ci si è tuffata dentro interiorizzando odori, suoni, colori e forme. E poi, quando dentro di sé l’emozione è diventata troppo forte, l’ha gettata fuori, con spatola e pennello, imprimendola su tela.

“Quando sono venuta a vivere all’Aquila ho dimenticato il mare e ho iniziato a dipingere i boschi abruzzesi – racconta la Grannò ad AbruzzoWeb – ora è questa la mia casa, non sono andata via quando c’è stato il terremoto, non vedo perché dovrei farlo. Ora qui ho tutto, è una cosa più forte di me, amo questa città”.

Caschetto biondo e unghie laccate di blu, Giovanna sfoglia un catalogo che nel 2006 le ha regalato la Regione Abruzzo, che lei conserva con molto orgoglio, “Desideri di percorsi intatti” si intitola, “chiamo così ogni mia mostra – spiega – perché non ho motivo di dare un altro nome, la natura intatta è sempre il mio motore trainante e soggetto di ogni singola opera”.

Come è stata accolta dall’Aquila e dagli aquilani? Come sono state viste le sue opere?

Ho trovato tutte le porte chiuse. Appena arrivata ho cercato contatti con altri artisti, mi sarebbe piaciuto avere un gruppo di persone con le quali esporre e condividere la mia passione, ma non ci sono riuscita. Così ho iniziato da sola, esponendo per conto mio. I miei quadri sono piaciuti e sono subito arrivati critici e altri pittori, ma ormai ero abituata a stare sola e non ho più intenzione di cambiare.

In che città ha avuto modo di esporre?

Ho collaborato con gallerie italiane, nel Lazio, Marche, Abruzzo, Veneto e Friuli. All’estero sono un po’ restia ad andare perché non conosco l’inglese, anche se fortunatamente arrivano molte chiamate. Fuori Italia ho esposto solo a New York perché mi ha contattato un gallerista che parlava molto bene l’italiano e mi ha potuto spiegare per filo e per segno quello che voleva.

Come la possono contattare i galleristi?

Vedendo il mio sito, o contattando qualche collega. Purtroppo come ho detto non parlo inglese e questo è un grande limite. Sono molto diffidente e so che l’estero non fa per me e non vado. La mia visita negli Stati Uniti è stata del tutto causale, perché, appunto, il gallerista parlava molto bene l’italiano. E quindi ho deciso di partire insieme alla mia famiglia.

In quale galleria sta esponendo a New York?

La Galleria si chiama Agorà, la mostra dura un anno, è iniziata a Natale 2011 e finirà a Natale di quest’anno, io sono andata per l’inaugurazione.

Com’è andata?

È stata un’esperienza bellissima, come se fosse la mia prima mostra. Ho visto gente di ogni etnia e tutti si sforzavano di farmi i complimenti e mi chiedevano, o meglio, cercavano di chiedermi, quali fossero i posti da me dipinti, e io rispondevo “Abruzzo, Abruzzo”. Spero che almeno una persona sia venuta a vedere i nostri boschi.

La sua prima mostra “vera” dov’è stata? Era emozionata?

La prima mostra l’ho fatta a San Benedetto del Tronto quando avevo 17 anni. È stata una grande emozione.

Quando ha iniziato a dipingere?

Dipingo fin da quando sono piccola, mio padre ha sempre cercato di alimentare questa mia passione, mi montava le tele prendendo le sue vecchie t-shirt o comprandomene di nuove. Ero molto brava a dipingere, ma il mio voto in disegno era 4. Non riuscivo mai a rimanere negli schemi, non ce la facevo a rispettare le regole che mi venivano imposte. Quindi ho iniziato a studiare disegno da sola, sono un’autodidatta.

Dove dipinge? Ha un suo atelier o dipinge in casa?

Dipingo a casa mia, ho una villetta all’Aquila e la mansarda è diventata il mio studio. Mi piace lavorare di notte, ho solo una lampada che non illumina neanche tanto bene, ma l’atmosfera è magica, dalle grandi finestre vedo il cielo e le stelle, e dipingo con i soggetti e i colori nella mia mente. Poi, quando controllo il lavoro di giorno, è proprio come lo avevo pensato e voluto.

Lei è nata in una città di mare, ma i soggetti che dipinge sono boschi e campi di grano. Una scelta stilista particolare.

Quando vivevo nelle Marche dipingevo il mare, mosso o in burrasca. Dal momento in cui mi sono trasferita, il mare è sparito dalla mia mente, spodestato dai meravigliosi faggeti abruzzesi. I miei soggetti sono ispirati dal bosco di Sant’Antonio, a Pescomaggiore. Io fotografo e poi, da un dettaglio, nasce l’intero quadro: da un ramo o da una foglia nasce tutto il bosco.

Lei dipinge su tele di sacco con spatola e pennelli. Usa anche altri materali?

Ognuno esprime su tela ciò che più ama, io amo la natura e la dipingo, anche attraverso i graffiti. Mi piace molto la grotta di Lasaux, in Francia, dove ci sono graffiti che risalgono a 17 mila anni fa. Purtroppo la grotta non è accessibile al pubblico ma c’è un vastissimo repertorio di foto e filmati. Tutte le pareti sono interamente affrescate. Lì ci sono i miei amati cavallini. Hanno la forma di cavalli ma hanno la pancia grande, come se fossero gravidi. Li amo perché hanno un che di materno. Per riprodurli uso una carta fatta a mano da una signora di Rimini. Lei faceva questa carta molto spessa, granulosa e sporca, che trasmette l’idea delle pareti rocciose delle grotte. Con un pennello finissimo di china incido i miei cavallini e con l’acquerello do il colore, cercando di riprodurre i colori dei minerali che sono della roccia.

Dove si possono vedere le sue opere?

Sto tenendo una mostra nella Dimora del Baco da Seta, all’Aquila. Ma si può anche visitare il sito internet: www.giovannagranno.it