PESCARA – Il secondo semestre dell’anno 2013 non sta promettendo nulla di buono all’Italia colpita dalla crisi e dalla mancanza di lavoro: licenziamenti, tagli, fallimenti e tasse in aumento hanno gettato nello sconforto.
Il numero di disoccupati è in aumento anche in rapporto allo scorso anno. La cartina di tornasole di questa situazione drammatica sono le lunghissime file che si notano presso i centri per l’impiego anche delle province abruzzesi, come accade per esempio a Pescara.
Molti sono i giovani che al mattino presto si recano presso gli uffici del Centro per l’Impiego della città adriatica, di via Passolanciano, per mettersi in coda davanti agli sportelli o alle bacheche di annunci, nonostante sia possibile la consultazione on line sul sito della Provincia alla sezione “portale lavoro”, forse troppo lentamente aggiornato.
Colpisce particolarmente la grande presenza di giovani neodiplomati che portano con sé gli attestati, per lo più si recano per iscriversi al CPI nutrendo la speranza di trovare un primo impiego.
“Provo a cercare lavoro – dice il giovane Piero, 19 anni, con il diploma di ragioneria appena conseguito presso il Tito Acerbo di Pescara- all’università non ho voglia di andarci perché non so se ora ne vale la pena, se poi magari trovo un lavoro allora mi iscrivo a Ingegneria; non ho nessuna esperienza ecco perché è difficile per me, ho solo fatto il cameriere ogni tanto”.
Purtroppo si parla di un forte aumento degli “inattivi”, giovani scoraggiati di fronte alle prospettive legate a un futuro precario che rimangono passivi appunto, totalmente demotivati tanto che anche lo studio universitario diventa una “perdita di tempo e soldi”.
La signora Sonia invece ha accompagnato sua figlia Simona, 21 anni, presso il Centro per l’Impiego per “tentare la fortuna”.
“Ha iniziato l’università a Chieti, ma dopo essere andata fuori corso, vedendola totalmente disinteressata allo studio, d’accordo con il padre abbiamo deciso di non pagarle più le tasse anche perché sono molto alte. Ora siamo qui per farci consigliare anche perché questi giovani non sanno proprio cosa fare del loro futuro. Lei da piccina voleva fare la maestra, ora non lo sa, i giovani sono totalmente demoralizzati e li capisco, io stessa se dovessi scegliere un percorso non saprei che fare. Poi i dati sulla disoccupazione che leggiamo ogni giorno sono spaventosi, è troppo difficile venirne a capo. O cambiano le cose o in Italia avremo un tasso di disperazione che andrà di pari passo con quello della disoccupazione”.



