L’AQUILA – Ripartire dalle terre incolte e abbandonate, che una volta erano la ricchezza e la fonte di sostentamento di buona parte degli abruzzesi, per darle in concessione, a titolo gratuito o canoni simbolici, in via prioritaria giovani e disoccupati, che vogliono tornare al mestiere dei padri, visto che con la crisi e la disoccupazione galoppante, di alternative ce ne sono sempre di meno.
È questo l’obiettivo del progetto di legge che istituisce la Banca della terra, e che attende l’approvazione in Consiglio regionale, a firma dei consiglieri Pietro Smargiassi del Movimento 5 stelle e di Lorenzo Berardinetti del Partito democratico.
Il provvedimento era all’ordine del giorno nella famosa seduta dell’11 agosto, terminata dopo una maratona inconcludente con la mancanza del numero legale a inizio seduta, per la defezione polemica dei consiglieri “ribelli” Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico e Luciano Monticelli del Pd. Tutto è stato rimandato alla ripresa autunnale dei lavori.
Il progetto di legge intanto individua come primo passaggio il censimento di tutti i terreni di proprietà pubblica e quelli dei privati che intendono metterli a disposizione, che andranno a costituire la “banca”, che non avrà nel suo patrimonio denaro, ma ettari di terreno.
Un patrimonio enorme, si può supporre, lasciato nel dimenticatoio. Leggi regionali molto simili stanno muovendo i primi passi in Campania, Liguria, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto.
E l’Istat calcola che in Italia ci siano 140 mila ettari di superficie agricola utilizzabile per un valore stimato di 2,8 miliardi di euro.
Il provvedimento nei suoi potenziali effetti positivi in termini di creazioni di posti di lavoro, va letto alla luce anche dei recenti dati di Unioncamere, che attestano per l’Abruzzo, in controtendenza rispetto agli settori i crisi, una crescita del valore della produzione del 6,2 per cento, ben oltre la media italiana del 3,6 per cento.
L’attività che registra gli incrementi più forti è la produzione di cereali, ortaggi e foraggio.
Nel 2014, poi, l’occupazione è diminuita di 10 mila unità, attestandosi a 476 mila occupati, l’agricoltura però ha fatto eccezione.
Di contro non si ferma lo spopolamento delle aree interne e dei paesi montani, a causa dell’invecchiamento della popolazione, ed è proprio nelle aree interne che si concentra la maggior parte di terreno incolto.
Che margini per creare lavoro da un ritorno all’agricoltura ce ne siano lo dimostra un’altra banca, questa volta dei bulbi di zafferano che l’Associazione “Le Vie dello Zafferano” ha dato in prestito a giovani aspiranti coltivatori perché la produzione della pregiatissima spezia è crollata dai 50 chili del 2009 ai 14 chili dell’ultimo raccolto.
Eppure la domanda, anche internazionale, potrebbe assorbire quantità potenzialmente enormi di zafferano abruzzese se ci fossero altre braccia disposte a coltivarlo in modo professionale.
I terreni incolti si prestano poi alla pastorizia e Nunzio Marcelli, presidente dell’Associazione regionale ovicaprini, assicura che con la pastorizia è possibile creare in Abruzzo 3.500 posti di lavoro.
“Non è l’ennesima uscita di qualche new-economist alla ricerca di facile pubblicità – tiene a precisare Marcelli – ma il risultato pratico dei calcoli fatti da chi da decenni conduce questa attività. E non vuole svenderla per favorire speculazioni poco trasparenti”.
“Il mercato del latte di capra – assicura – è in crescita: per la sua maggiore qualità, per la ricchezza di fattori nutritivi, per la possibilità di utilizzo anche in persone con problemi di allergie, sempre più diffuse”.
Il provvedimento è composto da 5 articoli. All’articolo 1 si richiama la legge 4 del 1978 che impone alla Regione di valorizzare le terre agricole incolte e abbandonate, oltre che per il loro potenziale economico, anche per “contenere in degrado ambientale”, “salvaguardare il suolo”, “frenare il dissesto idrogeologico” e “conservare la biodiversità”.
Premesso questo, che cos’è la banca della terra lo spiega l’articolo 2: è un “elenco completo e aggiornato dei terreni, fabbricati di proprietà pubblica, ma anche privata disponibili per operazioni di affitto e concessione”.
Per terreni abbandonati si intendono quelli che non sono coltivati da almeno 2 anni e i pascoli invasi da arbusti.
All’articolo 5 si stabilisce, poi, che gli assegnatari potranno avere premialità nei bandi del Piano di sviluppo rurale.
E viene stabilito che ad avere priorità nella richiesta di assegnazione saranno i residenti nei Comuni dov’è localizzato il terreno, i residenti in quelli limitrofi, i disoccupati da almeno 6 mesi e chi è anagraficamente più giovane.
All’articolo 3, si dà mandato alla Giunta regionale entro 90 giorni dall’approvazione della legge di mettere punto il regolamento dettagliato per dare in concessione questi terreni, stabilendo la durata della concessione, l’ammontare del canone, le condizioni e gli obiettivi da rispettare.
L’altro passaggio propedeutico è il censimento dei terreni incolti, che dovrà essere realizzato in collaborazione con i Comuni, le Province e altri enti, che dovranno inviare i dati a loro disposizione al dipartimento delle Politiche agricole della Regione.
Per evitare speculazioni di ogni genere, si specifica comunque che i terreni dati in concessione non potranno subire cambi di destinazione d’uso.






