L’AQUILA – Con i computer di palazzo dell’Emiciclo qualche dipendente giocava a burraco.

Anche il direttore del Consiglio regionale, Paolo Costanzi, conferma in una lettera inviata ad AbruzzoWeb il caso anticipato da questo giornale che ha fatto esplodere una vera e propria bomba in seno all’assemblea regionale.

Una vicenda incresciosa, sulla quale è in corso un’inchiesta da parte della procura della Repubblica sul capoluogo per verificare eventuali ipotesi di illecito.

Il dirigente prende tutte le cautele del caso parlando di una “piccolissima percentuale” di lavoratori rispetto a chi “svolge quotidianamente il proprio lavoro con professionalità e, in molti casi, anche con passione”.

Tuttavia, ammette di aver avuto “contezza dai tecnici di alcune criticità”, in particolare di “una utenza, ovviamente non individuata né quantificabile nel numero, che accedeva a siti di scommesse e giochi, fra i quali, come riportato, il burraco”.

In questo contesto si inserisce l’altro caso che di recente ha visto suo malgrado Costanzi protagonista, quello della diffusione di una email privata indirizzata ad alcuni colleghi con valutazioni su una parte del personale.

In quel testo il direttore amministrativo parlava di vari animali, e guarda caso nel burraco online il punteggio viene valutato con l’associazione ad alcune specie: oltre 500 punti “drago”, da 200 a 499 “squalo”, da 100 a 199 “pantera”, da 50 a 99 “aquila” e così via.

Con questa chiave di lettura diviene molto più semplice “l’invito è a scoprire il collegamento” tra i due casi che Costanzi rivolge nella lettera. Insomma, non utilizzava metafore animali per bollare i colleghi, ma stava affrontando il caso del gioco online.

Nel finale un ammonimento, “dobbiamo rendere conto con responsabilità e anche passione alla collettività che con enormi sacrifici finanzia i nostri stipendi”. (b.s.)

LA LETTERA COMPLETA

Egregio Direttore,
per la seconda, e spero ultima volta, l’opportunità impone un mio intervento su una indecorosa vicenda per l’Ente in cui lavoro e per il pubblico impiego in genere e che, certamente, non è la comunicazione che si aspettano i cittadini, ora più che mai, dalla amministrazione pubblica.

Non entro nel merito di quanto riportato nell’articolo, atteso che è in corso una indagine che, ovviamente, farà luce su tutta la vicenda.

Registro solo la ventilata ipotesi dell’esistenza di una piccolissima percentuale di dipendenti che, in spregio a tutte le regole, assume atteggiamenti e comportamenti che, in disparte le conseguenze anche penali che ne potrebbero derivare, danneggiano gravemente l’immagine della stragrande maggioranza di essi che, mi creda, svolge quotidianamente il proprio lavoro con professionalità e, in molti casi, anche con passione. Questo è inaccettabile.

Ciò ribadito – in effetti è quanto da me sostenuto nell’intervento di alcuni giorni fa allorché fu pubblicato l’articolo sulla illegale distrazione e uso di una mia mail – vorrei solo chiarire che risponde al vero il fatto che qualche giorno prima della data di invio della mia mail, verificando lo stato del progetto di ammodernamento dei sistemi informatici e delle reti, uno dei tanti in atto in seno al Consiglio regionale, e discutendo di come gestire selettivamente l’accesso ai social network che come noto, rappresentano una utilità per i gruppi politici presenti in Consiglio ma non uno strumento per i dipendenti, ho avuto contezza dai tecnici di alcune criticità dei sistemi atteso che risultava che c’era una utenza, ovviamente non individuata né quantificabile nel numero, che accedeva a siti di scommesse e giochi, fra i quali, come riportato, il burraco.

Appreso il fatto diedi l’ordine immediato di attivare quanto tecnicamente necessario per interrompere con urgenza l’inqualificabile pratica. Cosa che poi si è puntualmente verificata.

Altresì, ho iniziato una riflessione con i collaboratori del servizio informatico e del personale sul da farsi considerato che ero alle prese con un fatto estremamente grave con conseguenze che investono vari aspetti, anche penali.

Ma molti erano i dubbi, anche tecnici, che lasciavano aperte varie ipotesi comportamentali, fra le quali, evidentemente, ma non necessariamente, la denuncia alle competenti autorità.

Sennonché, pochi giorni dopo sono venuto a conoscenza della illecita distrazione e diffusione di una mia mail che mi ha indotto alla segnalazione agli organi di polizia.

Questo fatto, ovviamente, ha risolto alla radice il problema e ha interrotto qualsiasi pur legittima riflessione sul concreto comportamento da tenere in ordine alla ipotesi di illecito utilizzo della rete e degli strumenti informatici in dotazione di coloro che, per varie ragioni, vivono il Consiglio regionale.

Ciò puntualizzato, mi sia però consentito, a questo punto, di invitare tutti coloro che gratuitamente, indotti in errore da una avvilente, falsa e denigratoria campagna mediatica portata avanti da qualche organo di stampa, hanno pensato che io potessi aver offeso qualcuno con la mia mail – che lo ripeterò fino alla morte era e doveva rimanere segreta – a cercare di capire quale sia il collegamento tra alcuni casuali animali da me citati e le illegali pratiche ludiche in atto all’interno dell’amministrazione ove presto servizio, delle quali, come evidenziato, ero a conoscenza, e, ovviamente, anche note a molti dei destinatari.

Per qualche apicale rappresentante sindacale che pure non si e’ risparmiato ad accusare, senza informarsi, il sottoscritto, l’invito è a scoprire il collegamento, e poi a far sapere alla pubblica opinione cosa ne pensa della ipotizzata esistenza di pochissimi pubblici dipendenti che con il loro comportamento contribuiscono non poco a far attribuire a tutti l’inaccettabile epiteto di fannullone che, al contrario, la quasi totalità assolutamente non merita.

Visti i precedenti mi permetto di consigliare, comunque, di attendere prima i risultati dell’indagine.

Allo stesso voglio anche inviare un’amichevole rassicurazione sulle mie condizioni fisiche, nonostante il sol leone, atteso che, le mie origini contadine e l’aver praticato fino a qualche anno fa tale nobile bucolico hobby hanno rafforzato non poco la mia personale resistenza al caldo, anche torrido.

Infine, mi associo con il rappresentante di una sigla sindacale dei dirigenti regionali che ha definito pagine buie, e cose similari, quanto accaduto per significare che se le risultanze investigative dovessero, malauguratamente, accertare l’illecito utilizzo da parte di qualche dipendente delle risorse informatiche in dotazione, e in disparte le responsabilità per l’agente, non dovrà lesinare richiami e proporre procedimenti per quei dirigenti che non controllano a dovere il proprio personale che pure rappresenta un preciso dovere, peraltro ben codificato dalle recenti norme modificative del testo unico del pubblico impiego, segnatamente l’articolo 21 del d.lgs. 165/2001.

Concludo, con l’auspicio che la triste, quanto per l’opinione pubblica incomprensibile vicenda, sia di monito a un rapido cambiamento di mentalità dei dipendenti pubblici perché è sotto gli occhi di tutti che il momento storico ed economico non è più quello che ha giustificato, nell’ormai remoto passato, un certo andamento operativo lento della macchina amministrativa pubblica.

Dobbiamo rendere conto con responsabilità e anche passione alla collettività che con enormi sacrifici finanzia i nostri stipendi, nonostante tutto.

IL DUBBIO


Direttore, premesso che una larga parte di quanto da lei riportato nella nota è opinione condivisa di tutta la collettività, ci sia però consentito avanzare un interrogativo.

Come da li puntualizzato, ha provveduto con immediatezza a bloccare l’illecito utilizzo delle tecnologie informatiche e a denunciarlo alcuni giorni dopo in conseguenza dell’esposto che ha fatto per l’illegale distrazione e uso di una sua mail.

Lo avrebbe fatto ugualmente se non si fosse verificata la violazione del segreto epistolare?

Ovvero, dopo aver messo termine alla pratica lo avrebbe in qualche modo occultato, evitando così indagini per l’individuazione delle persone fisiche responsabili? (b.s.)