L’AQUILA – “L’Università dell’Aquila, negli ultimi anni, non ha potuto beneficiare di finanziamenti dedicati alla gestione del giardino alpino di Campo Imperatore (L’Aquila), ma nonostante questo le attività di valenza scientifica non si sono mai fermate; noi facciamo ricerca, ma non ci compete l’aspetto turistico”.
Lo spiega ad AbruzzoWeb la professoressa del dipartimento di Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell′ambiente (Mesva) Loretta Pace, commentando l’articolo sul degrado e l’incuria del giardino botanico.
“Essendo un giardino universitario abbinato alla ricerca, per noi ha una valenza scientifica e per quanto riguarda l’Università, le attività sono andate avanti senza sosta – conferma invece la rettrice, Paola Inverardi – La professoressa Pace ha un grande amore per la natura e ha dimostrato passione e sacrificio per il giardino di Campo Imperatore, facendo un lavoro straordinario”.
La Pace, infatti, si occupa da diversi anni della gestione, dapprima affiancando i responsabili scientifici che si sono susseguiti, fino al 2012, anno in cui le è stato affidato.
“Fino al 2009 questo giardino era finanziato da una legge regionale, la numero 35 del 1997, a tutela delle biodiversità vegetale e la gestione dei giardini ed orti botanici, sulla quale si reggeva l’aspetto turistico-divulgativo – tiene a precisare – Fino a quella data, come Università riuscivamo a pagare un curatore, la manutenzione, il trasporto e tutto ciò che girava attorno alla gestione del giardino, quando la Regione ha deciso di tagliare i fondi, abbiamo dovuto affrontare numerose difficoltà”.
Con i problemi di natura eccezionale che la Regione ha dovuto sostenere su altri settori come sanità, terremoto e sicurezza delle scuole, la maggior parte dei tagli ha riguardato l’ambito culturale-scientifico e a pagarne le conseguenze sono stati il giardino alpino e a ricasco il turismo montano del Gran Sasso, già duramente colpito da lavori che hanno tardato a partire, gestione del Centro turistico ancora appesa al filo, con bandi da rifare e, ultimo in ordine di tempo, l’incendio del 5 agosto che ha distrutto gran parte del paesaggio.
“Essendo aquilana, ho sempre amato la nostra montagna e tutto ciò che comprende e ho sempre tenuto in grande considerazione il giardino alpino con le sue straordinarie peculiarità, per questo, con le mie forze – aggiunge la docente – ho cercato di garantirne le aperture estive, ma ogni anno è stato più difficile”.
In questo disastro, sottolinea ancora, “non ha aiutato il caldo, l’aridità e il paesaggio sempre più secco, tanto che il Gran Sasso è stato interessato da un incendio di grandi proporzioni proprio nel mese di agosto e anche la disponibilità di acqua utilizzabile per innaffiare le aiuole è stata drasticamente ridotta già dall’inizio dell’estate”.
Gli anni scorsi l’Università ha usufruito di borse di studio messe a disposizione dall’ente Parco Gran Sasso-Laga per gli studenti universitari che collaboravano come tirocinanti in un punto informativo per i turisti e questo riusciva a garantirne anche le aperture ma poi purtroppo il Parco ha deciso di sospendere tale servizio.
“I carabinieri forestali del reparto di Biodiversità dell’Aquila ci affiancano da sempre nella gestione del giardino, ma negli ultimi anni anche per loro la mancanza di risorse economiche ha significato una notevole riduzione delle attività da poter svolgere”, è l’ulteriore rivendicazione.
“Desidero comunque ringraziare – conclude Loretta Pace – tutti coloro che ci supportano ed incoraggiano a divulgare la conoscenza, l’amore e il rispetto per l’ambiente ed in particolar modo l’associazione ‘Pro Natura’ dell’Aquila”.





