L’AQUILA –  La catastrofe imminente per i Comuni, a partire da quelli piccoli provocata dal caro energia, con quella elettrica aumentata del 130% in pochi mesi,  sta tutta in questi numeri: 50mila euro messi a bilancio  dall’amministrazione di Sante Marie, comune in provincia dell’Aquila, in base alla spesa storica, e nei primi tre mesi sono già arrivate bollette per 20mila euro, invece delle 7 mila dell’anno scorso. Ergo a giugno quanto preventivato per le spese energetiche sarà già stato tutto speso.

A snocciolare i dati impietosi è ad Abruzzoweb il sindaco Lorenzo Berardinetti, ex assessore regionale di centrosinistra con Luciano D’Alfonso, ed ora presidente regionale dell’Uncem, l’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani.

“La situazione è terrificante –  si sfoga – i costi energetici sono aumentati, a Sante Marie come altrove. Se il governo non interviene, se non si trova una soluzione, l’unico modo per garantire luce e riscaldamento nelle sedi comunali, nelle scuole, e l’illuminazione pubblica, sarà quella di tagliare i servizi. Io dovrò ad esempio ridurre il budget per le borse lavoro, e cancellare opere di manutenzione ordinaria già pianificata, probabilmente dovrò ridurre al minimo i fondi per attività culturali e manifestazioni estive. Non ci sono alternative”.

Una situazione drammatica sono costretti a misurarsi tutti i comuni abruzzesi, tenuto conto però sottolinea Berardinetti, “quelli che stanno messi peggio sono i piccoli centri montani, che hanno spese di riscaldamento notevolmente più alti”.

Il governo in realtà sta provando a metterci una pezza, con lo stanziamento complessivo nel decreto legge  17 dedicato al caro bollette  di 200 milioni di euro più 50 milioni per i comuni metropolitani.

Ma l’Uncem, assieme all’Anci nazionale protesta, spiegando che serve uno stanziamento di almeno 550 milioni di euro, che corrisponde all’aggravio, a fronte di costi energetici ordinari stimabili tra i 1,6 miliardi e i 1,8 miliardi di euro, ricordando che “i Comuni sono i principali titolari di contratti di servizio per utenze della Pubblica Amministrazione e che molti servizi locali di natura sociale, ricreativa e sportiva sono fortemente gravati dagli aumenti e ricadono sui bilanci comunali anche in caso di affidamento esterno”.

Berardinetti non può che confermare: “basta fare un conto a spanne, i comuni sono 8mila, e se dividiamo la cifra stanziata dal governo fanno 2.500 euro a comune…”.

Spostandoci su un comune sulla costa, emblematico poi quello che accade a Giulianova, dove  l’Amministrazione comunale ha deciso di sospendere e rinviare a data da destinarsi le prove dei concorsi pubblici banditi dall’ente. I responsabili degli equilibri contabili vogliono prima constatare l’incidenza degli aumenti per le utenze energetiche,  prima di prevedere nuove spese per il personale nel futuro bilancio.

E Giulianova è un comune di medie e grandi dimensioni: osserva pertanto Berardinetti, “i piccoli comuni che rappresento come presidente Uncem hanno ancor meno carte da potersi giocare, i nostri bilanci sono già ridotti all’osso. Ripeto, a giungo finiamo i soldi messi a bilancio per le spese energetiche e non è che possiamo spegnere l’illuminazione pubblica, occorrerà fare economia in altro modo, ma alla fine a pagare saranno sempre e comunque i cittadini”

Berardinetti individua poi possibili risposte più strutturali e di medio lungo periodo al caro bollette, oltre ai ristori attesi dal governo.

“Occorre incentivare e semplificare l’iter in maniera ancora più forte significativa per la costituzione di comunità energetiche – spiega in sindaco -, che consentiranno con l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, come solare ed eolico e il coinvolgimento diretto dei cittadini una riduzione delle spese. Anche il mio Comune si sta muovendo in questa direzione. Inoltre andrebbe prorogato il bonus al 110%, che scade a giugno e che consente la riduzione del costo energetico delle abitazioni con la coibentazione, l’acquisto di pannelli fotovoltaici, il rinnovo delle caldaie, i doppi vetri e così via. Ad essere penalizzati infatti sono però le singole abitazioni visto che le imprese puntano a intervenire sui grandi condomini, che nei nostri piccoli  paesi di montagna sono molto pochi. Il tempo rimanente è molto stretto e le nostre amministrazioni hanno limitate capacità di completare gli iter burocratici visto che come noto manca il personale e tecnici sono a scavallo, per poche ore a settimane”.