CHIETI – Avevano instaurato un clima di terrore fra i loro coetanei e anche all’interno di cerchie di ragazzi molto più gradi di loro. Si partiva da semplici episodi di bullismo fino ad arrivare a rapine, estorsioni e aggressioni.
Il tutto in un clima di intimidazione che tre ragazzi minorenni, di 15, 16 e 17 anni, pensavano che potesse tenerli al riparo dalle forze dell’ordine. I tre, invece, erano sotto osservazione da parte sia dei polizia che dei carabinieri.
A dispetto del clima intimidatorio, infatti, molte delle vittime hanno denunciato i teppisti che sono stati, dunque, facilmente riconosciuti.
La squadra mobile di Chieti nella giornata di ieri li ha arrestati e li ha portati tutti e tre in comunità. Questa mattina il dirigente della squadra mobile teatina, Francesco Costantini, ha riferito alla stampa gli esiti dell’operazione.
“Gli episodi contestati nella misura cautelare – ha detto Costantini – sono avvenuta da maggio ad agosto scorso, anche se noi abbiamo ne abbiamo registrati altri che si svolti anche prima. I tre avevano costituito una piccola banda di minori che scimmiottava le bande minorili sudamericane. Utilizzavano anche una sorta di manganelli che si usano proprio in quei posti”.
Tra i diversi episodi contestati ce ne sono alcuni già noti alle cronache. Come l’episodio di omofobia, del giugno scorso, quando c’è stata un’aggressione ai danni di alcuni partecipanti alla festa gay frendly al bar la Fontana al Chieti Scalo.
C’è poi l’aggressione ai danni di un ragazzo disabile avvenuta al centro commerciale Megalò, sempre a giugno, appena dopo la vittoria della squadra di calcio del Pescara che ha aperto alla squadra adriatica le porte della serie A. Il ragazzo sulla sedia a rotelle aveva l’unica colpa, agli occhi dei tre teppistelli, di indossare una maglia del Pescara.
Altre aggressioni sono avvenute a Chieti alta. Tra queste c’è l’episodio in cui i tre avevano rubato un motorino a un ragazzo. Il ciclomotore è stato poi intercettato dai vigili urbani in pieno centro, ma i tre si sono dati alla fuga e sono riusciti così a non farsi rintracciare.
Un altro episodio è avvenuto all’università “d’Annunzio”, quando nel campus universitario di via dei Vestini tre studenti sono stati aggrediti dai tre vandali senza alcun apparente motivo.
Tra gli ultimi episodi c’è quello avvenuto alla Trinità, alle 8.40 del mattino del 16 agosto scorso, dove un gruppetto di giovani, addirittura trentenni, sono stati aggrediti in pieno giorno con manganelli telescopici, ovvero retrattili, arma in uso alle bande giovanili sudamericane.
Visto il tasso di violenza di tutti gli episodi, il giudice ha deciso di mandare i tre subito in una comunità, preferendo questa misura cautelare più pesante rispetto ai semplici arresti domiciliari che pure in genere vengono utilizzati per reati di questo genere.
Per tutti e tre l’accusa è di danneggiamento, furto, rapina, estorsioni e lesioni. Un quarto ragazzo è stato invece denunciato a piede libero, visto che avrebbe partecipato marginalmente a qualcuno degli episodi.
Dei tre ragazzi si sa soltanto che due di loro arrivano da famiglie con grossi problemi e che non studiano più. Il terzo, invece, va a scuola e ha alle spalle una famiglia cosiddetta normale.





