TERAMO – “Non c’è nulla di male se anche l’azienda agricola dei miei figli, rispettando regole e requisiti, abbia avuto accesso ai fondi gestiti dai Gal, perché dovrebbero essere discriminati?”.

Se lo chiede Carlo Matone, presidente del Gruppo di azione locale (Gal) Teramano, finito nell’occhio del ciclone per via di un finanziamento all’azienda agricola di famiglia, da 52 mila euro e parte dei di 4,2 milioni di euro del Piano di sviluppo Rurale 2007-2015, gestiti dal Gal Teramano, quota del complessivo ammontare per l’Abruzzo di 21 milioni .

Matone sottolinea che “per quel bando le risorse disponibili erano superiori alle domande e dunque tutti hanno avuto il contribuito, senza nessuna possibilità di fare favoritismi”.

L’episodio e le polemiche che si sono innescate sono, però, sintomo di una certa diffidenza nei confronti dei cinque Gal abruzzesi, oltre al Teramano, Abruzzo Italico Alto Sangro, Gran Sasso Velino, Maiella Verde e Terre Pescaresi, che AbruzzoWeb sta “esplorando”.

Organismi interamente finanziati dalla Regione Abruzzo, che obbligatoriamente deve destinare loro il 5 per cento dei fondi previsti.

C’è chi considera i Gal considera strumenti snelli, efficaci e radicati nel territori delle aree interne, spesso dimenticati dalla politica, e lontani dai flussi finanziari a sostegno delle aziende e e delle attività. C’è chi invece denuncia un’eccessiva discrezionalità nell’erogazione dei finanziamenti e nella selezione dei collaboratori esterni a progetto e consulenti, iscritti in una speciale short list.

Questo giornale ha perciò deciso di fare chiarezza sul loro funzionamento. Anche perché nei siti istituzionali la pagina Amministrazione trasparente o non esiste o lascia molto a desiderare per completezza di informazione. Dopo l’intervista al presidente del Gran Sasso Velino, Bruno Petrei, è la volta proprio di Matone e del Gal Teramano.

Per prima cosa, quanti soldi avete gestito e per fare che cosa?

Circa 4,2 milioni di euro in 2 anni e mezzo, di cui 1,5 destinati a bandi per le imprese agricole per l’ammodernamento tecnologico. Il resto per azioni dirette volte a promuovere il territorio, i suoi beni culturali, e i suoi prodotti tipici, con tanti eventi e iniziative.

Qualche esempio?

Abbiamo preso parte al progetto europeo le Vie e Civiltà della Transumanza patrimonio dell’Umanità, realizzato guide, un portale del turismo, abbiamo sostenuto e promosso eventi come Atri a tavola, A tavola con i briganti, la Borsa del prodotto locale, Camminando sul tratturo, Campli cibo nostrum, la Fiera della pastorizia, solo per citarne alcuni. I prodotti su cui ci siamo concentrati solo stati in particolare il bocconotto montoriese, un dolce straordinario, il tartufo, l’olio e la carne bovina di razza marchigiana. Per non parlare poi dei bandi con il 50 per cento a fondo perduto a vantaggio delle aziende agricole, per acquistare macchinari, strumenti, attrezzature, realizzare opere murarie e ristrutturazioni, ma anche per consulenze tecniche,  brevetti, licenze e acquisto software.

Ed è stato efficace?

A fine settembre abbiamo presentato il Bilancio sociale di questa nostra attività ormai completata che ha portato ad investimenti complessivi pari a 4,2 milioni di euro a vantaggio delle aree interne, che hanno generato una movimentazione, coma ha calcolato l’Università di Teramo, quantificabile in 6 milioni, visto che i bandi non sono al 100 per cento a fondo perduto. Sono stati coinvolti 400 attori territoriali e, tengo a sottolineare, tantissimi giovani imprenditori, in particolare nel campo agricolo. Il valore del nostro come degli altri Gal è poi quello di mettere in rete, far lavorare insieme i consorziati, che nel nostro caso spaziano dall’Università di Teramo e della Tuscia, alle Acli e la Confocommercio, passando per le comunità montane, in rappresentanza di oltre 30 comuni le associazioni di categoria agricole.

Perché nel vostro sito Internet la sezione Amministrazione trasparente è così lacunosa?

Ci sono tutti i bandi, l’elenco dei collaboratori. Altro non è richiesto dai protocolli elaborati dalla Regione Abruzzo per la sezione trasparenza del sito di un Gal.

Una sezione trasparenza serve, per esempio, per conoscere i compensi del Consiglio di amministrazione, a scanso di retropensieri…

Il mio compenso come presidente a tempo pieno è di 15 mila euro l’anno, 12 mila euro è invece il compenso del vice presidente Christian Corsi. I consiglieri Domenico Barnabei, Marco Di Nicola, Luigi Montauti, Nicola Sanlorenzo e Francesco Zoila hanno solo piccoli rimborsi spesa.

Quanti dipendenti avete e quanto costano?

Abbiamo solo quelli stabiliti dalla stessa legge regionale, e obbligatori, ovvero un direttore amministrativo, un direttore tecnico e una segretaria, dal costo di 100 mila euro l’anno compessivi. Per il resto ci affidiamo a collaborazioni saltuarie, in base a ogni singolo progetto. Attingendo da una lista in cui i professionisti con determinate competenze sono liberi di iscriversi. I loro compensi in due anni si attestano intorno ai 100 mila euro compessivamente.

E in base a che cosa li avete scelti, questi collaboratori?

Essendo tutte persone competenti li abbiamo fatti lavorare tutti, a rotazione, per non dare adito ad accuse di favoritismi e perché ritengo che un gruppo di azione locale debba creare occasioni di lavoro ed esperienze professionalizzanti a un maggior numero possibile di persone, in particolare a beneficio dei giovani, che nelle aree interne non hanno tante occasioni per farsi valere.

Si dice che i Gal siano centri di spesa autonomi dotati di eccessiva discrezionalità, e che sarebbe meglio che il fondo del Psr fosse gestito direttamente dagli uffici regionali. Che ne pensa?

La penso in modo molto diverso. È un bene che almeno una parte dei fondi del Piano di sviluppo rurale sia gestita direttamente da un consorzio misto radicato nel territorio. Perché in questo modo i cittadini e i diretti interessati ai bandi hanno più voce in capitolo, più possibilità di incidere nelle scelte. Del resto, la Comunità europea ha istituito i Gal proprio per questa ragione. E ha stabilito rigidi criteri e punteggi nell’erogazione dei bandi. Mi creda, c’è ben poco spazio per la discrezionalità.