L’AQUILA – Non esce mai dal suo profilo istituzionale, il vice capo della Protezione civile Franco Gabrielli (nella foto). Non lo fa da numero due del dipartimento proprio come non lo faceva un anno fa da prefetto del capoluogo.
Nonostante le cornate tra il suo capo, Guido Bertolaso, e il vice commissario, Massimo Cialente, Gabrielli non vede polemica tra le due istituzioni, dipartimento e struttura commissariale, “che sono entrambi organi di governo”, ribadisce. Semmai, solo “malintesi tra persone”.
Tornato all’Aquila in occasione della presentazione del libro “Mani nude e spilli al cuore” di Marianna Di Nardo, per Gabrielli è l’occasione di fare il punto sulla ricostruzione della città.
Legato a filo doppio con il capoluogo, il vice di Bertolaso vede una città in movimento con nuovi cantieri e lavori, e oltre ai soldi, che sono arrivati oggi, si augura che per la ricostruzione “ci siano tante idee”.
Gabrielli inoltre giudica “adeguata” la prevenzione che c’è stata durante la fase acuta dello sciame sismico di Montereale, e invita gli aquilani a non affidarsi ai “maghi” per salvarsi dal terremoto, ma a “guardare gli edifici”.
Tra notti bianche e notti in bianco, che rapporti ci sono tra il dipartimento di Protezione civile e la struttura commissariale?
Ci sono i rapporti che devono esserci tra una struttura che mi ostino a definire del commissario delegato del Governo e un dipartimento che è della presidenza del Consiglio dei ministri… Poi a volte ci possono essere incomprensioni, malintesi, una parola di più, una di meno, ma questo dipende dalle persone, non dalle istituzioni.
Proprio oggi è arrivata una novità importante per i fondi della ricostruzione.
Queste sono operazioni di cassa importanti, ma sempre operazioni di cassa. Credo che debbano poi calarsi sulle gambe di chi in qualche modo dovrà dare attuazione ai programmi di ricostruzione. I soldi sono importanti, perché senza soldi non si va da nessuna parte, ma credo che ancora più importanti siano le idee, le strategie, la volontà di ricostruire questa città com’era, meglio di com’era, e su quello poi si misureranno le cose. Le altre cose, per quanto mi riguarda, sono di secondaria importanza.
E oggi ci sono, secondo lei, le idee per ricostruire?
Questo bisogna chiederlo a chi ha compiti di responsabilità a riguardo. Io al momento faccio il vice capo dipartimento della Protezione civile, mi interesso di prevenire, là dove è possibile, di intervenire e mitigare i rischi. La ricostruzione è compito di altri.
A proposito di prevenzione, sullo sciame in corso a Montereale pensa sia stata adeguata?
Ho visto che la Regione ha gestito al meglio questa situazione, abbiamo fatto incontri al dipartimento, ci siamo tenuti costantemente informati su quelle che erano state le attività sul territorio. Mi sembra che abbiano risposto adeguatamente.
Poi è ovvio che la gente sia stata legittimamente preoccupata, soprattutto nella fase acuta dello sciame, ma vorrei che ci si rendesse conto sempre di più che non c’è da aspettarsi magie o alchimie sulle previsioni, bisogna piuttosto lavorare sugli edifici vulnerabili. Bisogna prepararsi qualora avvengano fatti di questo genere: queste sono le vere risposte, il resto purtroppo è ancora polemica sterile.
È stata diffusa una lettera riservata dell’Ingv con alcune statistiche sulla possibilità di scosse medie e alte. Si può ritenere che un messaggio del genere circolasse anche nelle ore prima del 6 aprile 2009?
Quello studio, peraltro molto sperimentale, non testato, è stato messo a regime in una fase successiva al terremoto. Che cosa ha dimostrato poi questa indicazione probabilistica? Che c’era il 2 per cento di possibilità di una scossa superiore a 4, e uno 0,09 di una scossa superiore a 5, e allora? Continuo a sostenere che se ci affidiamo alle probabilità possiamo attrezzarci per una vincita al superenalotto.
Se invece, più responsabilmente, comprendiamo che questo è un territorio altamente sismico, e che quindi bisogna attrezzarsi, non solo nell’eventualità che il sisma avvenga, e quindi con la risposta più o meno tempestiva delle strutture di protezione civile, se comprendiamo questo, la vera protezione civile si fa guardando gli edifici.
Lo ha ripetuto a chiare lettere Guido Bertolaso, lo ha ripetuto il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi: sono solo le case costruite bene che evitano le vittime. Non è che se una casa è costruita bene non subirà danni, ma almeno non collasserà e consentirà alle persone di uscire incolumi, cosa che purtroppo non è avvenuta per 308 persone.
Lei torna periodicamente all’Aquila. Rispetto a quand’era prefetto vede una città ancora ingessata oppure la ricostruzione le sembra in corso?
Non posso negare che, tolto ovviamente il centro storico, tutte le volte che vengo vedo cantieri nuovi, impalcature nuove, e questo mi dà molto conforto, perché tra l’altro una parte significativa della popolazione aquilana, che non è quella del centro storico, ma quella della periferia, si sta attrezzando per tornare nelle case, case che mi auguro dopo questi interventi siano ancora più sicure.
Poi c’è il grosso problema del centro storico. Qualche settimana fa sono stato a Nocera Umbra, a tredici anni dopo il sisma. Mi auguro vivamente che L’Aquila fra tredici anni non sia come la Nocera Umbra che ho visto.
Arriva un nuovo vice commissario, Antonio Cicchetti. Che giudizio dà della necessità della figura e della persona scelta?
Gli dico solo “auguri”.
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