L’AQUILA – Sono 144 le fusioni di Comuni in Italia dal 2009, con conseguente soppressione di 335 precedenti amministrazioni, con grandi vantaggi in termini di economia di scala, maggior efficienza e trasferimenti straordinari dello Stato, che ad oggi arrivano a 2 milioni di euro l’anno per 10 anni, più quello che erogano le singole regioni con norme ad hoc.

In Abruzzo c’è però un solo caso di fusione, in itinere, che dovrebbe arrivare a compimento nel 2027, e che riguarda Pescara, Montesilvano e Spoltore, ma con forti resistenze in atto e grandi ritardi accumulati rispetto al referendum del 2014.

Per il resto ci sono comuni montani anche di poche decine di abitanti ed elettori, soggetti a inesorabile spopolamento, arroccati nel loro campanile, dove anche le elezioni perdono di senso (vince la famiglia e cerchia parentale più numerosa).

Questo nonostante ci sia in vigore non solo una legge nazionale con forti incentivi, ma anche una legge regionale, approvata nel 2016, che le fusioni importanti incentivi, dai 50mila euro l’anno ai  500mila euro, a seconda della dimensione dei comuni coinvolti. In Abruzzo non si è andati oltre i numerosi casi di unione di Comuni, che prevedono solo la condivisione della gestione di tutti o alcuni servizi.

Utile dunque vedere cosa accade altrove, ad esempio in Emilia Romagna, dove tra le 13 fusioni già avvenute, spicca quella di Valsamoggia, circa 32mila abitanti, nato nel 2014 dalla fusione dei comuni di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno.

Abruzzoweb ha dunque inteso interpellare il sindaco Milena Zanna, che ieri a Raiano ha partecipato al convegno “Associazione, unione e fusione dei Comuni”, organizzato dall’associazione Civitamente, alla presenza tra gli altri del deputato ed ex presidente di Regione, Luciano D’Alfonso, Enio Mastrangioli, segretario Lega Spi-Cgil Area Peligna ed ex sindaco di Raiano, con lavori coordinati dall’avvocato Daniele Di Bartolo.

“I nostri comuni erano già associati in una unione – spiega a questa testata -, condividendo alcuni servizi, poi grazie anche alla spinta degli incentivi regionali, e a quelli statali abbiamo deciso di fare il salto di qualità. Abbiamo ottenuto così un 1 milione di euro per 10 anni, poi diventati 2 milioni di euro perché nel corso degli anni le fusioni si sono un po’ fermate, e il budget per gli incentivi sono di conseguenza aumentati. Possiamo godere anche di un finanziamento per 15 anni da parte della Regione Emilia-Romagna di 705.000 euro, con 300.000 aggiuntivi nei primi tre anni per investimenti”.

Ma il punto non è stato tiene sottolineare il sindaco questa iniezione aggiuntiva di denaro pubblico. Il vero valore aggiunto anche quando questi finanziamenti termineranno è che “ora Valsamoggia rispetto ai precedenti cinque comuni, è estremamente più competitivo e attrattivo, riesce a ottenere economie di scala, avendo associato ovviamente tutti i servizi, e la risposta in termini di qualità che si può dare ai cittadini e tangibile”.

A Valsamoggia si è passati da oltre 100 consiglieri a soli 26 e con un solo sindaco, è questo ha consentito di potenziare la macchina amministrativa,  con un solo ufficio tecnico che consente di portare avanti le pratiche al meglio con un adeguato organico.

“Aspetto importante è però non l’aver marginalizzato nessuno dei cinque precedenti comuni ora dismessi – tiene a sottolineare il sindaco -, dove ora ci sono consigli di municipio, con un presidente e consiglieri, tutti elettivi, e che fanno da tramite con il Comune unico: è l’organismo che collabora con le associazioni, che ascolta i cittadini della singola municipalità e che ogni anno presenta al Comune una relazione programmatica, vagliata dalla giunta, inserita nel bilancio di previsione”

Infine, rivela il sindaco, “all’inizio ci sono state molte resistenze. La fusione presuppone il passaggio referendario e in due comuni ha prevalso il no. Altrove per fortuna si è riusciti a superare perplessità e diffidenza, perché buona parte dell’opinione pubblica aveva compreso i vantaggi di questa svolta epocale. E posso dire con soddisfazione che, anno dopo anno, e ne sono passati oltre dieci, il campanilismo e il particolarismo sono venuti meno, perché tutti hanno potuto toccare con mano i vantaggi della fusione, e tutti si sentono cittadini di Valsamoggia”.