L’AQUILA – La mattina facevano i sopralluoghi, la sera rubavano il rame, il giorno dopo lo rivendevano. Colpi continui e precisi, anche 200 chili alla volta rivenduti ai centri di smistamento per un bottino di 15 mila euro.
È stata riconosciuta come un’associazione per delinquere vera e propria la banda smantellata dalla polizia dell’Aquila con l’operazione “Oro rosso”.
Cinque le ordinanze di custodia cautelare eseguite dagli uomini della squadra Mobile, anche se due sono sfuggiti alla cattura, “erano già stati tutti arrestati o denunciati in flagranza ma solo ora potranno restare in carcere”, ha sottolineato il dirigente della Mobile, Maurilio Grasso.
Gli arrestati, quattro uomini e una donna, avevano ognuno un compito ben preordinato e definito e sono ritenuti responsabili di svariati furti presso quasi tutti i cimiteri della provincia aquilana, dai quali hanno asportato discendenti di rame e accessori funerari, ma anche presso le abitazioni, anche inagibili causa sisma del 6 aprile 2009, con la sparizione di grondaie, utensili, alambicchi, conche, converse e parti di coperture di tetti.
Rubati con un vero e proprio sciacallaggio anche oggetti lasciati nelle case, c’è anche un cavallo a dondolo. I fatti sono accaduti in questa provincia dal dicembre 2012 a oggi.
Gli arrestati sono Marius Constantin Dobre>; Ramona Anca Sorici>; Cornel Sorici. Da ricercare, Ionut Buciumanu e Cornel Baluta.
GRASSO: ”ERA UN’ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE”
“Abbiamo voluto insistere sulle ordinanze di custodia cautelare perché i ladri di rame sono stati colti più volte, anche in flagranza, eppure la legge non permetteva di tenerli dentro. Con questi provvedimenti restrittivi possono finalmente andare in carcere”.
Così il dirigente della squadra Mobile della questura dell’Aquila, Maurilio Grasso, ha sottolineato l’importanza degli arresti dell’operazione “Oro rosso”, avvenuta tra l’altro proprio nei giorni in cui l’Europol, l’agenzia anticrimine dell’Unione Europea, ha promosso un “Action day”, una due giorni in diversi Stati Ue sulla prevenzione e il contrasto al furto dei metalli, in particolare del rame.
“Su cinque soggetti coinvolti, che vivevano nella frazione di Aragno, due sono fuggiti in Romania e Francia, ma non è detto che non si riescano a prendere – ha aggiunto – L’importante è comunque che il pm David Mancini e il gip Marco Billi abbiano riconosciuto l’associazione per delinquere non avviene quasi mai in questi casi”.
Quanto agli episodi, Grasso ha parlato di “almeno 50 furti, consegnavano anche 250 chili di rame alla volta. Abbiamo ricostruito con certezza probatoria episodi all’Aquila e a Camarda – ha proseguito – Avevamo un gps posizionato sull’auto del gruppo, una Punto bianca: possiamo dire dove sono andati, anche a Fossa, Bagno e Preturo”.
Oltre ai cimiteri, “hanno depredato anche case agibili e inagibili, anche nel centro storico. Anche la residenza Villa Farroni, anche una sede della Provincia dell’Aquila”, l’ex assessorato all’Ambiente nella zona di Villa Gioia. In questi casi, oltre al rame, sono stati sciacallati oggetti di uso comune, piattini, bicchieri, vestiti, perfino un cavalluccio a dondolo, tutti stipati nelle camere della questura.
L’inchiesta non coinvolge invece chi il rame lo acquista, i centri di smistamento. “Nel momento in cui chi ruba ha i documenti, il centro di smaltimento riceve il rame e non è tenuto a fare domande. Comunque non ci sono posizioni dubbie. Grazie alla possibilità di scoprire dove lo avevano portato siamo riusciti a recuperarlo”.
Facile il calcolo su quanto fruttava l’attività illecita, “il rame viene acquistato a un valore di 5 euro, anche se poi riveduto al doppio. Per 3 tonnellate a loro avrà garantito 15 mila euro”. Alberto Orsini





