MILANO – Alla fine nel duomo di Milano per il funerale di Stato di Silvio Berlusconi, sono entrate solo le persone segnate in lista, mentre tutti gli altri sono dovuti rimanere in piazza per seguire i funerali dai maxischermi. In quindicimila sono arrivati, tanti gli abruzzesi, tanti con le bandiere del Milan ad applaudire, anche alla fine dell’omelia, e a scandire slogan per Berlusconi, come quando in piazza Duomo arrivavano a festeggiare la vittoria del campionato o della Champions. La famiglia sul sagrato ha ringraziato commossa e a lui sarebbe piaciuto di sicuro. Presenti al funerale poi, come ovvio tutto lo stato maggiore del partito abruzzese, dai rappresentanti istituzionali, ai semplici militanti.

Ha detto all’Adnkronos, il coordinatore abruzzese e deputato di Forza Italia, Nazario Pagano, presidente della prima commissione Affari costituzionali di Montecitorio.

‘Nessuno di noi, nel partito, pensa che Forza Italia sia destinata a scomparire dopo la morte del presidente Berlusconi. Se questa sua creatura, questa sua invenzione, questa sua intuizione dovesse essere ora abbandonata – ha aggiunto – sarebbe come tradirlo. Siamo un baluardo di centro all’interno del centrodestra nel nostro Paese e siamo la forza trainante del Ppe in Italia. Andremo avanti, dunque. Lo faremo egregiamente, anche per Berlusconi”. Presente tra gli altri il sindaco di Pescara, Carlo Masci.

Ha poi detto oggi Pagano: “Quelli per il Presidente Silvio Berlusconi sono stati funerali partecipati e sobri, se avesse potuto assistervi ne sarebbe rimasto soddisfatto e felice lui stesso. La presenza della maggior parte dei leader politici, quella del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nonché le parole straordinarie che gli ha rivolto, sono parte di quel  riconoscimento postumo per ciò che Berlusconi ha rappresentato per l’Italia e gli italiani, per il suo ruolo di grande innovatore. Per me è stato un momento di estrema commozione. Fuori dal Duomo di Milano c’era l’Italia, un mondo variegato e trasversale anche perché lui non aveva mai dimenticato le proprie origini e si comportava allo stesso modo con chiunque, potenti e umili”.

“Abbiamo voluto portare il nostro ultimo e doveroso saluto al presidente Silvio Berlusconi, un grande uomo e autentico gigante della politica e dell’imprenditoria che lascia un indelebile segno nella storia di questa Nazione”, scrivono in una nota, i parlamentari abruzzesi di Fratelli d’Italia, Etelwardo Sigismondi e Guido Quintino Liris, presenti oggi a Milano insieme al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.

Ha descritto Silvio Berlusconi nella sua essenza l’omelia con cui l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, lo ha ricordato durante i funerali di Stato celebrati nel Duomo di Milano.

Un “uomo politico” e dunque “di parte”, un “uomo d’affari”, un “personaggio sempre sulla scena” con “ammiratori e detrattori” ma anche un uomo “capace di attraversare i momenti difficili”, capace di “amare la vita”, di “vivere e soffrire il declino e continuare a sorridere”, capace “di amare e desiderare di essere amato”.

L’uscita di scena di Berlusconi è stato come tutta la sua vita: un grande evento mediatico, a televisioni unificate, e insieme un momento estremamente personale con la famiglia e gli amici di una vita accanto. Alla destra della navata centrale la compagna Marta Fascina, pallidissima accanto a lei Marina Berlusconi, entrambe commosse fino alle lacrime a più riprese, e poi Pier Silvio, Barbara, Eleonora, Luigi, il fratello Paolo e appena dietro le loro famiglie e Maria De Filippi, in bianco, una delle poche a non aver scelto un look total black. L’ex moglie Veronica Lario (assente la prima consorte Carla Dall’Oglio), l’ex fidanzata Francesca Pascale e gli amici di una vita Marcello Dell’Utri, Adriano Galliani, Gianni Letta e Fedele Confalonieri, il medico Alberto Zangrillo. E dietro ancora i vertici di Fininvest, Mediaset, Publitalia, personaggi come Gerry Scotti, Alba Parietti, le Iene, Barbara D’Urso, Iva Zanicchi e anche Lele Mora.

Dall’altro lato della navata le istituzioni: a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con accanto l’Emiro del Qatar Tamim bin Hamad, il presidente dell’Iraq Abdul Latif, i due reggenti di San Marino, i presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la premier Giorgia Meloni, con accanto la presidente della Corte Costituzionale Silvana Sciarra, il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il sindaco Giuseppe Sala.

Dietro ancora il premier ungherese Viktor Orban, oltre 32 membri del governo, Paolo Gentiloni in rappresentanza della Commissione Europea, gli ex premier Mario Monti e Mario Draghi, alla fine vicino alle lacrime, Matteo Renzi, una serie di governatori fra cui il presidente del Friuli-Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, ma anche Cirio dal Piemonte, Toti dalla Liguria, e Michele Emiliano, presidente di centrosinistra della Puglia. Per il Pd è arrivata Elly Schlein, in tailleur nero come Meloni, e con lei Piero Fassino, Francesco Boccia e la capogruppo alla Camera Chiara Braga.

Dietro, nella stessa fila del presidente del Ppe Manfred Weber, la capogruppo al Senato Licia Ronzulli. Nel transetto Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord accompagnato dal figlio Renzo, venuto ad onorare l’alleato di una vita, il mondo dello sport con il Monza, il presidente del Milan Paolo Scaroni, dell’Inter Zhang, del Napoli De Laurentis e della Lazio Lotito, e ancora Boban della UEFA, Demetrio Albertini per la Figc, il capo del Coni Giovanni Malagò e, ovviamente Arrigo Sacchi, Allegri, Capello.

L’elenco potrebbe continuare con il mondo dell’economia e della finanza perché Berlusconi è stato tante cose insieme. Non c’è stato nessun intervento oltre a quello dell’arcivescovo, anche se la famiglia aveva pensato di affidare un ricordo a Marina, perché la tradizione del Duomo non lo prevede.

E’ stata breve l’omelia dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini. E spiazza tutti per la sua apparente semplicità. Apparente perché leggendo tra le righe c’è invece tutta la vita del Cavaliere che in questo momento, dopo i successi e la popolarità, è come gli altri solo “un uomo e ora incontra Dio”.

Il vescovo a sorpresa non cita le Scritture e neanche ripercorre la vita, o ricordi e aneddoti della persona, come quasi sempre si fa nei funerali. Cita invece l’uomo politico che “ha sostenitori e oppositori”. Parla dell’uomo d’affari che “deve fare affari”, “guarda ai numeri e non ai criteri”. Delpini parla infine del “personaggio” che “è sempre in scena. Ha ammiratori e detrattori. Ha chi lo applaude e chi lo detesta”.

È una predica laica quella di Delpini, anzi non è neanche una predica perché, con delicatezza, non giudica, non fa la morale, non esalta né critica, ma semplicemente (e cristianamente) indica che, ad un certo punto, per chi crede, resta solo l’incontro con Dio e il suo giudizio.

C’è nel racconto di Delpini tutta la pienezza di vita che in Berlusconi era davvero traboccante, “le feste” o “il gesto simpatico”. Pensiamo solo alle barzellette con le quali il Cavaliere non risparmiava neanche i Papi o i Santi, e neanche se stesso. Ma poi, alla fine della vita, si può sperimentare – sottolinea l’arcivescovo di Milano – che “la gioia è precaria”.

La predica di Delpini divide. Alla fine, nel Duomo di Milano, in molti applaudono alle parole del presule. Ma c’è anche chi non l’ha apprezzata per niente.

“La Chiesa riscatta l’abiezione del moralismo piccolo piccolo”, commenta Giuliano Ferrara. E l’attuale direttore de Il Foglio parla di “un gigantesco Delpini” che ha offerto “un saggio di vita, di fede, di anti moralismo”. “Povero Papa Francesco, è questa la Chiesa italiana che si ritrova”, sottolinea invece Stefano Sodaro, docente di diritto canonico e osservatore delle dinamiche interne della Chiesa italiana.

Per il governatore della Liguria Giovanni Toti le parole di Delpini hanno ricordato “la caducità della vita”, mentre per Daniele Capezzone la predica è stata costruita “in modo furbo perché suscettibile di interpretazioni opposte”.

E poi la voce della rete: “deludente”, “un’omelia gesuitica”, “ha fatto come Ponzio Pilato”.

Dall’altra parte c’è invece chi premia il vescovo a pieni voti: “Oltre la vuotezza dei commenti politici, si sono ascoltate in chiesa – twitta Lucio Brunelli, ex vaticanista Rai e ex direttore della tv della Cei – le parole più vere sulla vita e la morte di Silvio Berlusconi”.