AVEZZANO – Arriverà all’attenzione delle aule parlamentari oggi, grazie a una interpellanza di Gianni Melilla di Sel, il caso del caporalato nelle campagne del Fucino.
Non solo il Mezzogiorno, insomma. Nella vasta campagna a due passi da Avezzano (L’Aquila) ci sono numerosissimi casi accertati di sfruttamento della manodopera. Due euro e cinquanta l’ora per lavorare la terra con turni massacranti. Vittime, manco a dirlo, principalmente extracomunitari.
Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, è chiamato a rispondere in Aula alla Camera alla interpellanza del deputato abruzzese sulle condizioni dei braccianti da anni denunciate da associazioni e movimenti, e da interessanti inchieste giornalistiche. Spesso al centro anche di inchieste giudiziarie.
Con l’interpellanza, che prende le mosse sostanzialmente da un report della Flai Cgil, Melilla chiede al governo di intervenire, coinvolgende anche la Regione Abruzzo, gli enti locali e le parti sociali, mettendo in campo strumenti volti a sconfiggere la piaga del caporalato, “particolarmente accentuato nel Fucino – spiega – perchè ci sono molti immigrati non in regola con il permesso di soggiorno che, di conseguenza, non possono far valere i propri diritti”.
Quattrocentomila in queste condizioni in tutta Italia, centomila rischiano la schiavitù. Questi i numeri da brivido del fenomeno. Secondo i dati forniti dal sindacato i braccianti lavorano dalle 12 alle 14 ore al giorno, nessuno versa loro contributi e nelle oltre duemila aziende agricole presenti nel Fucino sono impiegati 9.500 lavoratori.





