SILVI – “A Silvi ci sono stati danni alle case, ma quello che conta è che nessuno si sia fatto male, l’allarme e l’evacuazione è stata tempestivo. Resta da chiedersi come sia stato possibile concedere a suo a suo tempo le licenze edilizie in un terreno così a rischio, sopra una collina fatta di terra e di sabbia”.

A parlare, contattato da Abruzzoweb, è il direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile, Maurizio Scelli, sul fronte dell’emergenza causata dalla frana di Silvi paese, in provincia  di Teramo, nelle terribili ore in cui l’Abruzzo è alle prese con una drammatica emergenza maltempo.

Nel quartiere Santa Lucia è venuta già parte della collina gonfiata dalla pioggia incessante, con case crollate e lesionate, sfollati e scuole chiuse e che saranno dislocate in altre strutture.

L’ultimo provvedimento di sgombero è stato firmato nel pomeriggio di ieri dal sindaco Andrea Scordella. Le due case evacuate si trovano a breve distanza dall’edificio crollato nei giorni scorsi, e la decisione è arrivata dopo che i sistemi di monitoraggio hanno segnalato nuovi movimenti del terreno, resi più intensi dalle precipitazioni. Le famiglie coinvolte sono state trasferite in una struttura alberghiera della zona costiera.

I dati più recenti confermano inoltre un’evoluzione preoccupante del fenomeno franoso. Il fronte attivo ha ormai superato i 250 metri di estensione in lunghezza e raggiunge circa 100 metri di larghezza, dimensioni molto superiori rispetto alle prime stime. Gli effetti sono già evidenti: la sede stradale della provinciale presenta cedimenti in più punti e numerosi alberi sono stati abbattuti o inclinati dalla spinta del terreno in movimento.

Sul piano giudiziario, la Procura di Teramo ha aperto un fascicolo per crollo colposo o altro disastro, al momento senza indagati. Il pubblico ministero Stefano Giovagnoni ha già effettuato un sopralluogo nell’area interessata insieme ai tecnici, raccogliendo elementi utili alle indagini. L’attenzione è rivolta in particolare al rispetto delle normative nel corso degli anni e all’eventuale sottovalutazione del rischio idrogeologico. Nei prossimi giorni verranno acquisiti documenti per capire se il dissesto sia dovuto esclusivamente alle condizioni meteo o anche a fattori legati all’intervento umano.

“Per quello che riguarda la frana di Silvi  – spiega dunque Scelli – abbiamo coinvolto forse il miglior esperto a livello mondiale, Nicola Casagli, assieme al professor Nicola Sciarra dell’Università di Chieti a i quali anche grazie ai Vigli del Fuoco e l’utilizzo dei droni abbiamo dato tutti gli elementi utili per stilare un verbale di cinque pagine con un’analisi molto precisa, dettagliata e professionalmente autorevole, fondamentale per poter chiedere lo stato di emergenza al dipartimento nazionale e quindi al governo”.

Afferma a questo proposito Scelli: “abbiamo riscontrato anche una grande sensibilità da parte del capo dipartimento nazionale Fabio Ciciliano, che ci ha invitato ad aspettare qualche giorno per far modo che alla frana di Silvi si possano sommare anche le altre situazioni che interessano l’Abruzzo, per poter dunque chiedere uno stato di emergenza complessivo per tutti i danni subiti. Il dossier Silvi è già nelle loro mani, ulteriori decisioni spettano alla politica e tutto sarà valutato nel più breve tempo possibile”.

Tornando allo status quo della frana: “Casagli ritiene che siamo assolutamente lontani da quello che è accaduto a Niscemi in Sicilia, sotto le case danneggiate, crollate ed evacuate c’è un substrato di sabbia che lui ritiene che nel momento in cui cesserà questa ondata di maltempo che dura da mesi, dovrebbe asciugare in breve tempo”.

Insomma il movimento franoso si fermerà, e prosegue Scelli, “saremo nelle condizione tutti di fare le valutazioni per un progetto di messa in sicurezza e consolidamento”.

Resta però un aspetto che va considerato, si accalora Scelli: “quelli che come me sono profani in materia, si chiedono come sia stato possibile concedere a suo a suo tempo le licenze edilizie in un terreno così a rischio, sopra una collina fatta di terra e di sabbia. In tal senso il professor Casagli ha dato indicazioni molto precise per sondare il terreno, grazie a rilevatori di ultima generazione e avremo ulteriori elementi di valutazione per capire quella che è stata la causa della frana, e anche elementi sulle scelte fatte in passato”.

Scelli infine assicura che l’emergenza sia stata affrontata nel miglior modo possibile.

“Ci sono stati danni alle case, ma quello che conta è che nessuno si sia fatto male, l’allarme è stato tempestivo, da parte dell’amministrazione comunale, del Genio civile, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, abbiamo fatto tutti un gioco di squadra. Non ha senso dire che se quella casa fosse crollata di notte, gli inquini ci sarebbero rimasti sotto. L’evacuazione è scattata non appena si sono registrati i primi segnali di allarme. Era una situazione difficilissima da prevedere in anticipo, quasi impossibile, come confermato anche dal professor Casagli. Possiamo essere da questo punto di vista fieri e orgogliosi del lavoro fatto e abbiamo messo in campo quel valore che per me è fondamentale che è l’umanità e la vicinanza nei confronti delle persone evacuate e che hanno perso la loro casa”.