PESCARA – In Forza Italia volano cinguettii e post sulle reti sociali di Twitter e Facebook come fossero stracci e ceffoni.
Sulle piazze virtuali negli ultimi giorni è andato in scena infatti un durissimo scontro tra il presidente regionale del partito, Nazario Pagano, da una parte, lealista berlusconiano, sempre più sotto assedio, e i ribelli che oramai orbitano nell’area dei “Ricostruttori” di Forza Italia, corrente ufficializzata all’Eur di Roma il 20 febbraio da Raffaele Fitto.
Ovvero i consiglieri regionali Mauro Febbo, che a Roma era in prima fila, e Lorenzo Sospiri, e il deputato forzista Fabrizio Di Stefano.
Tutti e tre non nuovi a polemizzare con Pagano, accusato di autarchia, di aver perso tutte le tornate elettorali senza pagare pegno e di non voler celebrare i congressi. Insomma di non volersi schiodare dalla sua poltrona e fare posto ad altri.
Il post di Pagano che ha fatto esplodere il putiferio ha avuto la forma di uno sfogo a seguito dell’ultima delle polemiche esplosa nel partito, dopo il passaggio che il coordinatore della provincia di Pescara, Lucio Petrocco, ha offerto, con il suo elicottero, niente meno che al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che doveva recarsi al ritiro politico spirituale nel santuario di San Gabriele dell’Addolorata. Una cortesia tra vecchi amici, che ha mandato su tutte le furie, in particolare, Sospiri.
“In questi giorni – commenta dunque Pagano – sugli organi di informazione abruzzesi e sui social network alcuni esponenti di Forza Italia si stanno esercitando in una polemica tanto violenta quanto assurda e controproducente per il nostro movimento. I contrasti interni resi pubblici, le ormai superate lotte di potere sul tesseramento legate a vecchie logiche di egemonia interne al partito, rappresentano il sistema migliore per allontanarsi dalla gente e dai veri problemi che vive quotidianamente e di cui si chiede rapida soluzione”.
E Pagano aggiunge che “non è possibile che un nostro consigliere regionale e un nostro coordinatore provinciale litighino pubblicamente e addirittura minaccino di querelarsi. Le tensioni e i conflitti intestini sono del tutto ingiustificabili e, nell’interesse comune – sbotta – nessuno deve ergersi al ruolo di primo della classe dando lezioni pubblicamente a base di insulti rivolti a colleghi di partito: lo spettacolo che ne risulta è pessimo, indecente e controproducente”.
Certo è che l’appello di Pagano all’unità, alla concordia e al lavare i panni sporchi in famiglia non ha avuto un gran successo. Anche perchè la polemica sul volo galeotto destinata a stemperarsi, è stata rinfocolata proprio dal post di Pagano, che ha scatenato a stretto giro le prevedibili reazioni di Sospiri, a cui si sono aggiunte le bordate, per nulla virtuali, di Febbo e di Di Stefano.
“Non ritengo di dovermi giustificare di nulla – risponde inviperito Sosipiri – io a D’Alfonso faccio l’opposizione perché non fa il bene dell’Abruzzo e perché è del Pd, e non gli faccio da autista per spostarsi nei suoi vari impegni politici”.
E poi l’affondo, che trascende questa volta la polemica del volo, ma che va alla radice del crescente malessere in Fi.
“Un Partito vive di legittimazioni democratiche, ora puoi semplicemente convocare i congressi? Per la serie: giochiamo a ‘se gioco io la palla la metto, se io non gioco la palla me la riprendo’? La palla è di chi decide, è della gente, convoca i congressi, #democrazia”.
Va giù duro anche Febbo che, evidentemente, riferendosi a Pagano e al cosiddetto cerchio magico berlusconiano, parla “di chiacchiere di salottieri nominati che hanno paura di confrontarsi con gli eletti, gli iscritti, i simpatizzanti, la gente. Da luglio aspettiamo la convocazione del Consiglio regionale (art. 29 dello Statuto) o meglio ancora si convochino i Congressi provinciali dove possiamo confrontarci e poi democraticamente di scelgono Dirigenti (con la D maiuscola) ecc… Ma questo per il ‘cerchio magico’ è tabù, ma noi non ce ne andiamo e non molliamo”.
È poi la volta di Di Stefano, altrettanto caustico e aggressivo.
“Ti prego – scrive rivolto a Pagano – finiscila con questo tuo ergerti a giudice sullo ‘spettacolo’ offerto. Tu non sei primo della classe, ma sei il primo responsabile di questo malessere. In questo abbondante anno della tua gestione, al di là del giudizio sui passaggi elettorali che non hai mai voluto affrontare con tutti i nostri amministratori e dirigenti, hai gestito il partito come ‘primo della classe’ e non come primus inter pares. Facendo nomine non per merito ma, nella stragrande maggioranza dei casi, in virtù dei tuoi rapporti personali, come nel caso di Pescara, e non dettando alcuna linea politica sul territorio. Quando vorrai, nelle sedi di partito, se le riunirai, potrei continuare”.
Il duello si sposta poi nel più agevole Twitter, e anche qui i cinguettii non sono stati un lieto annuncio della primavera, tutt’altro.
Pagano ribadisce senza repliche l’invito alla concordia, condividendo il suo pensiero con i leader nazionali del cerchio magico Giovanni Toti e Deborah Bergamini.
“I contrasti pubblici di Forza Italia allontanano la nostra gente, e ci fanno perdere, invece uniti #sivince”.
Un appello che risuona nel deserto.
Parallelamente Sospiri torna ad attaccare, sempre su Twitter Petrocco, e soprattutto il convitato di pietra Pagano, dialogando con Alessandra Sciullo, ex componente del direttivo provinciale del Popolo della libertà dell’Aquila, e la giornalista Lilli Mandara.
“Se in primarie Pd Abruzzo i candidati si scontrano è dibattito, se lo chiede in Forza Italia sono stracci che volano”, sottolinea.
Aggiungendo subito dopo che “il nostro obiettivo è semplice: congressi e ripartenza, se gente cambia tutto, anche noi bisogna accettare, no scappare”.
Una implicita ed ennesima dichiarazione di guerra a Pagano, che su congressi e primarie, per ordini superiori, deve frenare, almeno con i venti di scissione che tirano. Filippo Tronca




