L’AQUILA – Non basta neanche l’intervento di Silvio Berlusconi, che ha confermato la fiducia al coordinatore regionale Nazario Pagano, per sedare l’insofferenza all’interno di Forza Italia.
Un malessere diffuso che parte dalla periferia e arriva fino a Roma, ma non sembra far rischiare di perdere pezzi al partito dell’ex premier.
E se il punto di riferimento della fronda degli ex An, il deputato Fabrizio Di Stefano, contesta punto su punto tutta la linea tenuta in Parlamento dagli azzurri, i consiglieri regionali Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo fanno altrettanto all’indirizzo dell’ex presidente del Consiglio regionale.
“Io non ho capito, e mi sono adeguato, anzi non ho voluto capire e mi adeguo lo stesso. Ma i nostri elettori credo che capiscano bene o, forse, non capiscono lo stesso, ma ci abbandonano”, ha detto il parlamentare prima del voto alla mozione di sfiducia al ministro Maria Elena Boschi, esprimendo quello che inizia a diventare molto più di un disagio nei confronti della condotta di Forza Italia.
“Non so chi stia dettando le linee del partito da qualche tempo a questa parte – aggiunge – ma qualche domanda dovrebbe porsela”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Febbo e Sospiri, che smentiscono ogni ipotesi di uscita dal partito per approdare, magari, a Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, ma non sono affatto soddisfatti di una linea politica spesso incomprensibile all’elettorato.
“Se volevo andarmene lo avrei già fatto, non sto in Forza Italia perché c’è Pagano e non me ne vado se lui resta coordinatore”, dice Sospiri ad AbruzzoWeb.
“Pagano potrà avere anche il riconoscimento dei vertici ma non ha certo il riconoscimento e l’autorevolezza che ti deriva dal consenso degli iscritti e dei dirigenti, e che si ottiene solo indicendo i congressi”, tuona l’ex assessore all’Agricoltura, che garantisce: “Resto in Forza Italia”.
“Rispetto il suo ruolo solo perché sono un uomo di partito”, dice Febbo a questo giornale. “È stato chiesto lo sforzo di fare i tesseramenti ma poi qui, a differenza di altre regioni, i congressi non si sono mai fatti”.
Nuovi momenti di tensione tra Pagano e i “ribelli” ci sono stati nell’assemblea di giovedì a Francavilla al Mare (Chieti), quando Pagano non ha dato la parola a Febbo che aveva chiesto di intervenire. “Era convinto che io non andassi, quindi la presenza lo ha spiazzato e ha chiamato Paolo Gatti dicendogli ‘se ti dò la parola devo darla anche a Febbo’, e così non mi è stato permesso di parlare!”.
I frondisti contestano anche l’assenza di luoghi di confronto e discussione. E se a Roma la mega sede di Forza Italia, 3.500 metri quadri nella centralissima piazza San Lorenzo in Lucina, si appresta a chiudere i battenti per i conti clamorosamente in rosso del partito, a Pescara il senatore Antonio Razzi, altro picconatore di Pagano, denuncia da tempo la chiusura della sede.
“Il coordinamento regionale, nel 2015 si è riunito per la prima volta giovedì – aggiunge Febbo – A differenza di quel che dice qualcuno l’opposizione la fanno solo Febbo e Sopsiri, altro che il Movimento Cinque Stelle”, e rivendica il blocco della Commissione Bilancio per ben nove ore grazie al loro ostruzionismo e senza alcun sostegno da parte dei grillini.
“Sto in Forza Italia perché è il partito più rappresentatito del centrodestra moderno – chiosa Sospiri – Ci puoi stare se sei nella maggioranza che lo governa o se sei in una minoranza non contemplata”.





