L’AQUILA – Un primo tentativo di attuazione del progetto “Smart City”, modello di città intelligente interconnessa e sostenibile proposto dalla Ue, presentato stamani all’Aquila nel Forum Ocse “Abruzzo verso il 2030” era già stato tentato nel capoluogo tra il 2006 e il 2008 ma era miseramente fallito dopo gli arresti per l’inchiesta “Sanitopoli”.
Coinvolti tra gli altri l’allora presidente della Giunta regionale, Ottaviano Del Turco, e il suo braccio destro, il segretario generale della Presidenza della Giunta, Lamberto Quarta. L’inchiesta decapitò la Giunta regionale di centrosinistra spianando la strada alla vittoria dell’attuale presidente, Gianni Chiodi, alla guida di una coalizione di centrodestra.
Nel 2006 Del Turco, fidando sull’importante rapporto di amicizia con l’allora presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, fonda Abruzzo Engineering, società pubblica con lo scopo di ridurre il digital divide nel territorio abruzzese, in particolare nelle zone montane.
Ma quella spa (60 per cento azioni sotto controllo Regione Abruzzo, 30 per cento Finmeccanica, che ha la funzione di partner industriale, attraverso Selex Service Management, e 10 per cento Provincia dell’Aquila) cade in disgrazia con gli arresti eccellenti, tra cui quello di Quarta, presidente e Ad di Ae.
In quel periodo, il sodalizio aveva già speso diverse decine di milioni di euro di fondi comunitari per attività legate alla realizzazione di un anello per la banda larga che avrebbe dovuto velocizzare e migliorare la navigazione su internet: ma quell’anello non è stato mai realizzato e difficilmente si potrà fare visto che il successore di Del Turco, il presidente Chiodi, come socio di maggioranza circa due anni fa ha esso in liquidazione la società, nel frattempo interessata da inchieste giudiziarie, con più della metà dei dipendenti in cassa integrazione.
Chi ancora lavora è impegnato in commesse per il terremoto. Tutto ciò nonostante l’ex presidente, l’avvocato Francesco Carli, diventato poi presidente del collegio dei liquidatori, abbia più volte sostenuto che la società deve continuare a vivere perché un ricorso al Tar ha stabilito che il sodalizio è in house e quindi può avere commesse dirette dalla Regione Abruzzo, cioè l’ente di riferimento.
Nel frattempo, però, Ae si trova a fronteggiare anche una richiesta milionaria di danni da parte di Finmeccanica che rivendica il pagamento di lavori effettuati per la banda larga mai attivata.






