L’AQUILA – Bisognerà attendere ancora, ma non oltre giugno 2016, per poter finalmente rispondere al bando dell’agenzia governativa Invitalia che metterà a disposizione 12 milioni di euro per progetti turistici e di valorizzazione e promozione delle “eccellenze del territorio”.
I progetti sono stati presentati da aziende esistenti, ma anche nuove imprese, o provenienti da altri territori, in via prioritaria nei 56 piccoli Comuni del cratere sismico, ma solo se avanzeranno risorse, nel Comune dell’Aquila e nelle sue frazioni.
Come spiega ad AbruzzoWeb il sindaco di Castel del Monte (L’Aquila) Luciano Mucciante che nel tavolo di coordinamento dei sindaci del cratere si occupa proprio di finanziamenti per lo sviluppo, la ragione dello slittamento è stata una modifica dell’ultimo momento al decreto approvato dal ministero dell’Economia e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 2 dicembre 2015, dopo anni di attesa, visto che i fondi erano disponibili dal 2013 a seguito della delibera Cipe che ha destinato 100 milioni di euro allo sviluppo economico del cratere.
La pubblicazione del bando era prevista dopo 60 giorni, dunque entro i primi di marzo.
Poi, però, il ministero, su spinta dei sindaci, ha operato alcune modifiche, riapprovando la nuova versione del decreto ad inizio marzo.
Si attende ora la “bollinatura” della Corte dei Conti, che arriverà giorni, e a quel punto il ministero emetterà la circolare esplicativa in base alla quale Invitalia dovrà dettagliare il bando che, fermo restando il tempo massimo di 60 giorni, dovrà essere visibile almeno un mese sul sito istituzionale www.invitalia.it.
Dai primi di giugno le imprese potranno inviare così le domande allo sportello telematico, sempre sul sito di Invitalia.
Le modifiche sono essenzialmente due: passano dal 30 al 50 per cento del totale richiesto le spese per interventi di ristrutturazione e adeguamenti edilizi, limitatamente alle strutture ricettive; è stata in secondo luogo abolito l’obbligo della contabilità ordinaria per le aziende richiedenti.
“Sono modifiche non di poco conto – spiega Mucciante – per molte aziende che fanno ricettività turistica la quota del 30 per cento per interventi edilizi di miglioria e riconversione d’uso, era da ritenersi oggettivamente insufficiente. Per quanto riguarda la contabilità, bisogna sapere che quella ordinaria è obbligatoria solo per le imprese che superano i 400 mila euro di fatturato nei servizi, e un milione di euro nel settore commerciale. Le piccole e medie imprese che rappresentano la platea di potenziali beneficiari di questo bando, si avvalgono di una contabilità semplificata, e non avrebbe avuto senso obbligarle, solo per rispondere al bando, di cambiare regime contabile, con notevole aggravio dei costi”.
Tutto il resto è immutato: all’asse “turismo” il bando metterà a disposizione 9 milioni di euro, per la creazione di nuove imprese o per ampliamento e riqualificazione di imprese esistenti.
L’agevolazione coprirà a fondo perduto il 70 per cento dell’investimento, l’80 per cento se il progetto è di rete, fino ad un massimo di 200 mila euro, soglia che non può essere sforato per le leggi europee del “de minimis”.
Il finanziamento potrà essere utilizzato per la ristrutturazione di immobili entro il limite massimo del 50 per cento e non più, come detto, del 30 per cento del valore, ed anche per l’acquisto di attrezzature, macchinari, impianti, per la formazione specialistica dei soci e dei dipendenti entro un massimo del 10 per cento del valore.
Ma anche per spese di gestione dell’impresa, al netto dell’iva, ovvero per acquistare materie prime, pagare utenze e canoni di locazione, per le assunzione di personale.
La seconda misura mette a disposizione 3 milioni per progetti finalizzati “alla valorizzazione e promozione delle eccellenze locali, produttive, culturali e naturali, per accrescerne la visibilità e riconoscibilità”.
In questo caso è previsto un contributo a fondo perduto nella misura dell’80 per cento dell’investimento proposto, con un massimo di 35 mila euro per progetti presentati da una singola impresa, e 70 mila euro per progetti presentati da cooperative consorzio o associazione temporanea di imprese.
Sono ammissibili alle agevolazioni, al netto dell’iva, le spese relative a materie prime, materiali di consumo, semilavorati e prodotti finiti, acquisto, affitto e noleggio di beni mobili, esclusi i mezzi di trasporto di ogni genere, per pagare il personale dipendente e collaboratori interamente dedicati all’attività agevolata.
“A breve – garantisce Mucciante – ancor prima che il bando sarà pubblicato sul sito, organizzeremo incontri in tutti gli otto comuni sede degli Uffici territoriali della ricostruzione, per spiegarlo nel dettaglio”.
Del resto osserva Mucciante, “l’aspettiva è fortissima, è questo è già un bel segnale, perché ci sono tantissimi giovani che vogliono investire sui loro paesi, vogliono tornare o rimanerci a vivere. Ed è stata una delle priorità, quella di finanziare progetti di sviluppo, anche di tutti noi sindaci, perché il rischio è quello di ricostruire paesi semi-spopolati, che hanno il pregio di offrire una qualità della vita altissima, ma occorre creare lavoro in loco, perché gli spostamenti sono difficoltosi, e non è sostenibile il pendolarismo con la città per i loro residenti”.
Mucciante confida poi nell’efficacia della misura anche perché diversa da altri finanziamenti europei “a pioggia” dei decenni passati, che non hanno sortito gli effetti sperati.
“Sarà Invitalia a selezionare i progetti, e saranno privilegiati, come già stabilisce il decreto, la concretezza e la sostenibilità economica nel medio e lungo termine, ed anche l’esperienza maturata nel settore dai richiedenti. Il selezionatore sarà un figura terza, non influenzabile da pressioni localistiche, anche se agirà in base ad un decreto e ad un bando elaborati su indicazioni dei territori”.
“Ci sono nel nuovo bando accorgimenti – entra nel dettaglio Mucciante – pensati per evitare gli errori del passato. Ad esempio quello di dare solo il 30-50 per cento di finanziamento a fondo perduto per le spese di ristrutturazioni edilizie, per evitare che si acceda al bando solo per rifarsi una seconda casa in paese, senza attivare poi un’attività turistica e ricettiva vera, come accaduto con i fondi europei Pop, a cavallo del 2000, dove invece per tali interventi si arrivava anche 70 per cento”. Filippo Tronca



