VILLA SANT’ANGELO – “Le polemiche messe in piedi dal sindaco dell’Aquila e dall’assessore Stefania Pezzopane in merito alle risorse messe a disposizione dal dipartimento della Famiglia, i cosiddetti ‘fondi Giovanardi’, sono altamente demoralizzanti”.
Lo afferma in una nota Pierluigi Biondi, sindaco di Villa Sant’Angelo, paese dell’Aquilano, che plaude al bando messo in piedi dalla struttura commissariale contestato dall’amministrazione comunale del capoluogo.
“Forse – attacca – è ora che qualcuno spieghi ai vertici del Comune che non si trovano dentro la reggia di Versailles e ai cancelli non c’è un popolo di straccioni che reclama un po’ di pane. I sindaci dei comuni del ‘cratere’, in questi due lunghissimi anni, consapevoli della priorità che rappresenta la ricostruzione dell’Aquila, sono stati zitti e al lavoro, con l’unico obiettivo di guadagnarsi sul campo un trattamento di pari dignità e poter fare il bene dei propri paesi. Senza proclami, senza reclami”.
“Siccome, però – prosegue Biondi – a voler fare troppo i buoni si rischia di passare per fessi, annunciamo che siamo stufi. La città-territorio, di cui molti si sono riempiti la bocca, nonostante gli sforzi dell’assemblea dei sindaci dell’area del ‘cratere’ e nonostante la storia di questa meravigliosa città, fondata dai castelli del contado, non rimane altro che un concetto vuoto, buono solo per qualche campagna elettorale”.
Il primo cittadino inferocito prosegue citando alcuni dati. “Su un totale di 12 milioni dei ‘fondi Giovanardi’ – snocciola – 3,1 sono già stati incassati dal Comune dell’Aquila per il progetto relativo all’edificio ex Onpi e con il decreto emanato dal commissario Gianni Chiodi avrà la possibilità di richiederne altri 3,5 per un totale di 6,6 milioni, ben oltre la metà delle risorse a disposizione”.
Per Biondi “è del tutto legittimo e condivisibile, quindi, che il commissario, con procedure trasparenti e regole precise, dia la possibilità al resto dei comuni del ‘cratere’, che comunque rappresentano il 50 per cento della popolazione colpita dal terremoto, di poter presentare progetti per l’utilizzo dei restanti 5,4 milioni”.
“Chi nega questo diritto – conclude – o è in malafede o non si è reso conto che il sisma non si è fermato al confine delle mura cittadine”.



