L’AQUILA – Che fine hanno fatto i cosiddetti “fondi Giovanardi”, 9 milioni stanziati per il sociale dal dipartimento della famiglia della presidenza del Consiglio?
Se lo chiedono i sindaci di una manciata di Comuni del “cratere”, che di quei quattrini (all’inizio 12 milioni, 3 sono già impegnati per la ristrutturazione dell’ex Onpi all’Aquila) avrebbero bisogno come il pane, visto che non ci sono iniziative sociali per le categorie più deboli, e per questo hanno deciso di scrivere a palazzo Chigi per avere lumi.
Tutto questo mentre fa il suo corso l’inchiesta giudiziaria che ha indagato perfino il vescovo ausiliare dell’Aquila, Giovanni D’Ercole. Le indagini hanno sventato un tentativo di truffa e che ha portato il dipartimento a congelare il finanziamento.
Gli amministratori che hanno spedito la letterina a Roma fanno notare che l’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo non ha mai sfiorato la somma, ma è stato il dipartimento della Famiglia a bloccare tutto, per decisione dell’allora sottosegretario, Carlo Giovanardi, come sorta di autotutela.
Ora, però, proseguono i sindaci, sarebbe il caso di sbloccare quelle risorse, destinate “a interventi in favore di anziani, bambini e nuclei mamma-bambino da effettuare nel territorio colpito dal terremoto aquilano dell’aprile 2009”.
La palla passa ora all’esecutivo, che alla Famiglia schiera non più un sottosegretario ma un ministro, Andrea Riccardi.
Anche dopo la sua uscita dal governo Giovanardi ha continuato a imperversare su questo fronte. Intervenuto alla trasmissione Chiambretti Sunday Show ha apostrofato gli aquilani come “cialtroni”, riferendosi più che altro agli amministratori, e rinfocolando le polemiche che vanno avanti da tempo su questa somma.
Le prime risalgono al luglio 2010 quando durante il corteo dei 5 mila aquilani a Roma l’allora sottosegretario apostrofò il sindaco Massimo Cialente e l’assessore Stefania Pezzopane. Con Cialente dopo il caso-Chiambretti c’è stato anche uno scambio di querele.
Intanto le indagini proseguono: il prossimo 17 aprile è fissata la prima udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale del capoluogo nell’ambito del processo a carico degli indagati per l’inchiesta “Attenti a quei due” relativa al tentativo di truffa con una parte dei fondi.
Il sostituto procuratore Antonietta Picardi ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone, contestando a vario titolo i reati di truffa aggravata, falso ideologico, millantato credito, estorsione, peculato e la rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale.
Gli indagati sono come detto monsignor Giovanni D’Ercole, 65 anni, di Morino (L’Aquila) vescovo ausiliare dell’Aquila; Fabrizio Traversi, 62, romano, direttore del sistema qualità di montagna del disciolto Ente italiano della montagna; Gianfranco Cavaliere, 36, medico aquilano; Silvano Cappelli 41, sindaco del Comune di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila); Nicola Ferrigni, 35, di Roma, sociologo, ricercatore Eurispes di Roma.
In particolare Traversi e Cavaliere, arrestati, sono accusati di aver creato la fondazione denominata “Abruzzo solidarietà e sviluppo Onlus” e altre associazioni, raggirando innumerevoli soggetti privati e istituzionali, tra cui la stessa presidenza del Consiglio, per mettere le mani su quei milioni.
La truffa è stata sventata e ora la magistratura farà il suo corso. Ma dove sono i soldi? I sindaci vogliono sapere.



