L’AQUILA – Quindici provvedimenti di sequestro, per un totale di oltre un milione di euro, emessi dal gip del tribunale dell’Aquila nei confronti di altrettanti soggetti beneficiari di contributi per la ricostruzione/riparazione degli immobili danneggiati dal terremoto del 2009.
È il bilancio dell’attività del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza dell’Aquila nei primi sei mesi dell’anno.
Tutte le misure cautelari eseguite – informa una nota delle fiamme gialle – sono giunte al termine di indagini delegate dai sostituti procuratori della Repubblica di L’Aquila, Simonetta Ciccarelli e Roberta D’Avolio, nell’ambito delle direttive impartite dallo stesso procuratore della Repubblica, Michele Renzo, finalizzate a riscontrare la sussistenza dei requisiti necessari per l’accesso ai finanziamenti pubblici per la riparazione o ricostruzione degli immobili che rappresentano l’abitazione principale.
I finanzieri per condurre le indagini si sono avvalsi della collaborazione con la polizia municipale dell’Aquila, in modo da ottimizzare sia il patrimonio conoscitivo degli investigatori che le modalità di ricerca degli elementi indizianti.
Le indagini, avviate sulla base dei processi di analisi effettuati nei confronti dei soggetti che all’epoca del sisma risultavano residenti presso un indirizzo diverso rispetto a quello oggetto della richiesta, sono state sviluppate mediante la ricostruzione dei procedimenti che hanno portato alla concessione del contributo e la verifica del possesso dei requisiti da parte dei beneficiari.
Proprio con riferimento a quest’ultimo aspetto, gli investigatori, al termine delle articolate indagini di polizia giudiziaria, hanno accertato che gli indagati avevano richiesto ed ottenuto i contributi presentando false autocertificazioni.
In molti casi, secondo gli investigatori, i richiedenti avevano attestato di dimorare stabilmente in un immobile di proprietà dichiarato inagibile a seguito del terremoto, ma in realtà gli accertamenti svolti hanno evidenziato che, all’epoca del sisma, gli immobili erano stati locati a terze persone e che, comunque, non erano adibiti ad abitazione principale.
All’esito del sequestro, in alcuni casi gli indagati hanno restituito l’importo indebitamente percepito, consentendo al Comune di recupere celermente le provvidenze senza l’avvio di lunghe e dispendiose procedure esecutive.



