L’AQUILA – “Una delle mie priorità, anzi, la mia battaglia principale sarà quella di rendere operativa la legge numero 46 del 2014, per garantire una vera programmazione e criteri certi nell’erogazione dei fondi alla cultura”.

A parlare ad AbruzzoWeb è il consigliere regionale del Partito democratico Luciano Monticelli, che ha ricevuto dal presidente, Luciano D’Alfonso, la delega a seguire il settore della Cultura, finora conservato dal governatore come propria competenza.

Monticelli sarà, insomma, un “quasi” assessore, ovvero un consigliere con “incarico speciale”, come lo è Camillo D’Alessandro, anche lui del Pd, per quanto riguarda i trasporti.

L’ultima parola spetta dunque al presidente, che manterrà l’operatività diretta sulla struttura, ma Monticelli non vede in questa “subordinazione” istituzionale un limite al suo incarico che ha intenzione di prendere terribilmente sul serio.

Del resto proprio lui nell’estate 2015 è stato protagonista della prima ribellione interna alla maggioranza, al fianco dei consiglieri Andrea Gerosolimo, poi diventato assessore, e Mario Olivieri, entrambi di Abruzzo civico.

E uno dei motivi di quella rivolta sono state proprio le politiche culturali, che discriminavano, questo dicevano i tre, “figli e figliastri”, con un occhio eccessivamente di riguardo solo ad alcuni territori e istituzioni. I tre si sono autoproclamati difensori delle istanze delle associazioni e istituzioni culturali inascoltate, imponendo agende al presidente, convocando addirittura degli “stati generali” della cultura regionale.

Poi Monticelli è tornato tra i ranghi e l’assegnazione dell’incarico da parte di D’Alfonso di una delega pesante ne è una conferma.

Ora sul tavolo Monticelli si troverà una legge bella è pronta, ma rimasta sulla carta, la 46 del 2014, approvata per adeguare le politiche culturali abruzzesi alle normative europee, segnatamente per lo spettacolo dal vivo, ovvero per i teatri, le manifestazioni e gli enti musicali e coreutici. A conti fatti una bella fetta, in termini finanziari, della cultura abruzzese.

Sono state abolite, è vero, le leggi di settore ad hoc, con il nome delle varie istituzioni, come l’Istituzione sinfonica abruzzese, il teatro Marrucino, il Premio Sulmona, il Teatro stabile d’Abruzzo, teatri di prosa e così via. Questo perché incompatibili con le norme sulla concorrenza europee. Ma al posto di queste previsioni cassate è rimasto il vuoto.

A oggi, come pure prevedeva la legge 546, non è stato istituito il Fondo unico regionale per la cultura, nel quale confluiscano le risorse destinate al finanziamento di progetti, iniziative ed attività realizzati nell’ambito dello spettacolo dal vivo. Attraverso bandi, anche di questi nemmeno l’ombra, con criteri certi e capaci di premiare lo spessore dei progetti e la qualità delle proposte che, sottolinea nella legge, devono avere un respiro triennale.

Con una quota garantita alle Istituzioni culturali che beneficiano anche del Fondo unico dello spettacolo, ovvero dei fondi del ministero che presuppone la compartecipazione finanziaria anche della Regione.

E pure resta lettera morta l’articolo che prevede l’istituzione della Commissione tecnica, incaricata di valutare le richieste di finanziamento, composta da tre componenti di cui due individuati tra il personale regionale, “con esclusione di quello che opera nelle segreterie politiche o nelle strutture di diretta collaborazione degli organi di direzione politica”, e un esperto esterno. Supportata da un massimo di cinque esperti esterni all’amministrazione regionale.

Non è stato neanche istituito l’Osservatorio culturale d’Abruzzo, che deve “svolgere attività di monitoraggio, rilevazione, studio, ricerca ed analisi di settore” e soprattutto “verificare l’efficacia dell’intervento regionale e il corretto utilizzo delle risorse pubbliche”.

E così si è continuato a erogare “fondi a pioggia”, senza criteri oggettivi, a suon di emendamenti e sub emendamenti attaccati ad altre norme, a beneficio di decine di istituzioni e associazioni culturali, ciascuna costretta a ottenere la benevolenza, di questo o quel consigliere regionale, che inevitabilmente tende a favorire enti e manifestazioni che operano nel suo territori e bacino elettorale.

Come avvenuto nella seduta di Consiglio del 16 novembre, con l’approvazione, dopo due giorni di maratona in aula, lastricata da feroci polemiche, da parte del centrosinistra e del centrodestra della maxi variazione di bilancio, con quasi 2,5 milioni, a una cinquantina di associazioni e istituzioni. Quella che l’opposizione del Movimento 5 stelle ha bollato come “legge marchetta”, per qualcuno una appena più elegante “omnibus”.

Suona come una notizia perciò che Monticelli dichiari di volerla fare finita con questo indecoroso andazzo.

“La legge 46 va resa operativa – tuona – con i bandi, gli osservatori e la programmazione triennale che essa prevede, in linea con le normative europee. Mi ci metterò al lavoro subito dopo l’approvazione della legge di bilancio”.

E lo stesso criterio andrà adottato anche per le associazioni che beneficiano dell’altra legge di settore, la numero  55 del 2013, che prevede invece erogazioni da parte di Giunta e Consiglio, più contenute, sotto i 25 mila euro.

“I bandi vanno fatti a inizio anno, non si può arrivare all’ultimo momento – spiega il neo delegato – quando, come avvenuto anche quest’anno, molte associazioni avevano già anticipato le risorse. Ne va della buona programmazione e della qualità dei risultati. Prima che inizi un evento, le risorse devono essere certe”.

Come tanti suoi predecessori che si sono occupati di cultura, Monticelli annuncia poi che intende “avviare un serrato confronto con le tante associazioni che operano con merito nei territori, e a cui è giusto dare l’attenzione che meritano, per farle crescere ed emergere”.

Lui che è già presidente della quarta commissione, quella che si occupa di Affari europei, e ha altre deleghe speciali a “Facilitatore per le aree interne”, per “l’Applicazione della direttiva servizi al demanio marittimo”, e per i “Rapporti Internazionali”, nella partita della cultura dovrebbe rapportarsi anche con il consigliere di opposizione Leandro Bracco di Sinistra italiana e iscritto al gruppo misto dopo l’espulsione dal Cinque stelle, che mesi fa ha ricevuto da D’Alfonso l’incarico speciale alla Cultura, estetica e creatività, e con l’assessore Marinella Sclocco, incaricata oltre alla preminente dedica al Sociale di occuparsi della Valorizzazione ovvero “dei contenitori culturali”.

Nonostante la presenza di questi altri attori, a tenere le mazze del ramo sarà, però, sempre e comunque D’Alfonso, visto che la delega formale resta nelle sue mani.

Entrando nel merito degli effettivi margini di manovra del suo incarico, Monticelli assicura che “cambia poco essere o meno assessore, e se la firma sarà del presidente, con cui c’è totale condivisione delle linee programmatiche, l’importante è ottenere i risultati previsti”.