AVEZZANO – “Diciamo che non è né una vittoria piena, né una sconfitta. È una partita che resta aperta e nella quale, questo è quello che conta, saranno i sindaci a decidere, con quelli della Marsica e della Valle Peligna, e non solo, uniti a difesa dei loro territori”.

Questa la sintesi tracciata dal sindaco civico di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, all’indomani del Consiglio regionale, nel quale è stata trovata la quadra o, a seconda dei punti di vista, è stata sancita una tregua armata sulla scottante vicenda della gestione dei rifiuti, che ha spaccato la maggioranza di centrodestra del presidente Marco Marsilio, di FdI.

A volere i subambiti provinciali, e non soltanto gli ambiti unici provinciali o interprovinciali, sono stati quasi tutti i sindaci della Marsica e della Valle Peligna. Questi hanno sostenuto con forza l’emendamento del capogruppo di FdI, l’avezzanese Massimo Verrecchia, dell’assessore regionale di FdI ed ex sindaco di Trasacco, Mario Quaglieri, e della vicepresidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia, sindaca di Prezza. L’obiettivo era difendere le società di gestione della Marsica, Aciam e Segen, e della Valle Peligna, Cogesa, opponendosi a un’eventuale fusione con l’Asm dell’Aquila e all’accentramento del potere decisionale.

Alla fine, dopo una lunga trattativa, è rimasto nel cassetto l’emendamento Verrecchia-Quaglieri-Scoccia ed è stato approvato, in tarda serata, l’emendamento di Marsilio, di FdI, allegato alla norma sulla leale collaborazione e presentato come il risultato di una pace fatta. Il testo stabilisce che l’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, dovrà approvare il Piano d’ambito (Pda) entro il 31 dicembre 2027. In caso di mancata approvazione entro quella data, “è fatta salva la possibilità di delimitare, nello stesso Pda, subambiti territoriali di dimensione sub-provinciale dove le condizioni territoriali, amministrative ed economiche lo consentano”. A spingere per il no ai subambiti in particolare il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fdi, presidente assemblea della Agir, nonchè  vicepresidente nazionale e presidente regionale dell’Anci.

Prosegue Di Pangrazio: “È una vittoria, se si guarda all’unità di tutte e di tutti i sindaci della Marsica, così come ho visto che c’è stata un’unità dei sindaci della Valle Peligna, per tutelare i servizi e gli interessi di questi nostri territori. Scendendo poi nel particolare, l’emendamento era stato raccolto da consiglieri regionali su mia proposta. Già a marzo 2025 feci notare, all’interno dell’Agir, che prima di decidere sull’ambito unico provinciale bisognava esaminare l’orografia dei territori e che quello della provincia dell’Aquila, in particolare, ha specificità proprie nell’area aquilana, marsicana e peligna-altosangrina”.

Argomentando a difesa dello status quo, ovvero dell’autonomia di Aciam e Segen, Di Pangrazio fa notare che “nella Marsica la raccolta differenziata supera di gran lunga il 70%. Siamo stati citati a livello nazionale come Comuni ricicloni e siamo notevolmente più avanti dell’Aquila, naturalmente con tutta la giustificazione che l’Aquila è uscita dal terremoto e quindi, piano piano, si è dovuto riavviare il sistema di gestione e raccolta”.

Non solo: “La gestione ha per noi un costo pro capite che si aggira intorno ai 130-140 euro, mentre nell’Aquilano si paga di più”.

Detto altrimenti: “Non permetteremo mai che Aciam e Segen vengano inglobate dall’Asm, ma sono convinto che non sia questa l’intenzione del sindaco dell’Aquila, che vuole l’ambito unico. Mi sono sentito negli ultimi giorni con Biondi, ribadendo la nostra convinta posizione a favore dei subambiti e che la parola debba essere sempre data ai territori”.

Per Di Pangrazio, ora, quello che conta è che saranno i sindaci dell’assemblea dell’Agir ad avere la palla in mano.

“L’Agir, quando è stata costituita, ha avuto come punto imprescindibile quello di dare potere decisionale ai territori. Nulla è escluso: si può fare anche un ambito provinciale unico, ma bisogna sedersi a tavolino, studiare e vedere tutti i meccanismi. C’è tempo fino a dicembre 2027, si può decidere anche molto prima, ma intanto le esigenze dei territori sono state ascoltate e si è trovata una mediazione. Quindi io penso che, in questo momento, la maggior parte dei sindaci sia per i subambiti. C’è qualcuno che vuole fare subito per arrivare a un ambito provinciale. Noi, in questo momento, siamo d’accordo. Ma se l’Agir, e quindi l’assemblea generale, decide diversamente, è chiaro che noi rispettiamo sempre la volontà di tutti”.