L’AQUILA – Una serata di gemellaggio e vicinanza spirituale tra L’Aquila e Sendai, tra le popolazioni colpite dal terremoto del 6 aprile 2009 e quelle del sisma e dello tsunami dell’11 marzo 2011, attraverso le immagini, a caldo, di corti carichi di vite vissute, di tragedia ma anche di speranza.
FILM FESTIVAL: ”TOMORROW”, L’AQUILA E SENDAI UNITE DAL TERREMOTO
di Annalisa Casciani
Molto sentita la partecipazione degli aquilani all’evento “Tomorrow. Racconti da L’Aquila a Sendai” che ieri sera si è svolto nell’ambito della rassegna cinematografica “L’Aquila Film Festival”, presso la Multisala Movieplex. Il Festival si concluderà domani sera alle 21 con la premiazione dei vincitori.
Un incontro di culture che è stato possibile anche grazie all’intervento di Sumiko Osugi, capo ufficio Culturale dell’Ambasciata del Giappone a Roma che ha voluto stringere la mano al rappresentante del Comune dell’Aquila, all’assessore Luigi Pezzopane per sancire l’incontro tra L’Aquila e il Giappone.
La Osugi ha letto un messaggio dell’ambasciata, rinnovando la vicinanza del Giappone alla città dell’Aquila, “abbiamo perso le nostre case e i nostri cari. Pensiamo che voi possiate capire quanto sia duro, ma questo film Tomorrow contiene qualcosa che non si può esprimere con le parole: la forza e la spiritualità del Giappone. Non siamo pessimisti per la rinascita, molti paesi e persone ci supportano. La strada da fare è lunga ma abbiamo la forza e la voglia di ricostruire”.
“Ricorderemo una tragedia comune questa sera – ha voluto commentare Pezzopane – l’economia della Ragione ha sofferto per il sisma, adesso, ci stiamo riprendendo”, ha voluto anche commentare il Progetto C.a.s.e. e la necessità della “zona franca” cittadina per continuare nella ripresa, “il Progetto C.a.s.e. deve essere provvisorio, la città si deve ricucire, 19 villaggi non sono ammissibili per troppo tempo. La prossima settimana faremo un consiglio Comunale a Bruxelles per avere risposte sulla zona franca”.
Ma da protagonista ha fatto il cinema, e il cinema di qualità. I corti proiettati durante l’evento sono fuori concorso alla kermesse aquilana, ma questo non ha inficiato la forza e e la capacità di coinvolgimento delle immagini.
Canto 60409, opera del regista abruzzese Dino Viani, riprese a caldo e silenziose della vita di una famiglia aquilana sulla costa: il senso di vuoto di ore infinite in cui sembra di stare in attesa, in attesa che qualcuno dica cosa fare, cosa mangiare, dove trasferirsi di nuovo, in attesa che torni il “Mostro”. Frammezzate dalle immagini, dell’immediato post sisma, che Viani ha girato a Camarda (L’Aquila): l’animo forte e testardo degli aquilani che non si piega alla disperazione, ma va avanti e cotinua il lavoro silenzioso della terra, dell’agricoltura che non si può ritardare nemmeno di un giorno altrimenti non nasce più nulla. La mancanza di dialoghi rende il film ancora più intenso.
“Questo non è un film sul terremoto materiale. Quello che ho voluto rappresentare è il terremoto dell’anima, spero che vi arrivino le anime della gente”, ha commentato Viani prima di uscire dalla sala perché “mi scuserete ma non posso rivivere di nuovo quei momenti, a volte mi pento di aver girato il film”.
In effetti, anche in 311 Tomorrow, 10 corti di 3 minuti e 11 secondi, data del terremoto del Giappone, nessun regista ha ripreso il terremoto, la devastazione: sono film personali, di terremoti intimi. Il terremoto può essere una bambina che gioca a fare le ombre sul terreno con sua madre, per poi scoprire che sono fantasmi volati via; può essere leggere l’acqua, l’oceano, non come un nemico ma come fonte di energia rinnovabile e di vita marina; può essere una voce di qualcuno che non esiste più, ma canta al tuo stesso ritmo; o semplicemente accettare la morte di un caro resistendo al desiderio di impiccarsi per seguirlo.
Sono opere in cui la speranza, il “tomorrow”, “ascita” in giapponese, compare sempre, con un sorriso o semplicemente con il sole, l’enorme sole rosso dell’impero del sol levante, che sventola fiero sulla bandiera nipponica: il futuro.
Il terremoto interiore può essere anche espresso dai disegni. Disegni appena schizzati e sporcati di nero, distrutti dalla matita come ha fatto il sisma, ma che alla fine si tingono del giallo caldo e assoluto del sole della speranza.
Proiettato anche il corto Terremoto della regista statunitense Shelley Jonson, che nel 2009 si trovava a Roma e ha voluto dare la sua interpretazione della catastrofe aquilana.
Anche qui l’animazione, disegnata con i pastelli, riesce a trasmettere una tragicità pari a quella che potrebbe esprimere un volto umano. Immagini che si sovrappongono in vortici confusi e grotteschi: simboli dell’Italia, come la Lupa capitolina che allatta i gemelli, simboli del terremoto come le case crollate, simboli della morte, volti abbozzati poi sfumati nel colore fino alla dissoluzione. In sottofondo solo la musica ad accompagnare il dramma. A un tratto, un groviglio di cervelli, di pensieri quindi e di vita. Un grande buco nero che cresce nel mezzo dello schermo e ingoia tutto e per finire: L’Aquila.
La città appena disegnata, la torre dell’orologio, le case si colorano lentamente, le montagne si tingono di azzurro e verde, la natura rigogliosa avvolge le case vive e terse, appare il Gran sasso, poi, cala la sera, si accendono le luci alle finestre del centro storico e la normalità avvolge la “fine”.
Intanto...
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