L’AQUILA – Sarà reso pubblico a breve, ma dopo quasi un anno, il rendiconto voce per voce di quanto è stato speso, e sopratutto come e per fare cosa, della prima edizione del Festival della partecipazione dell’Aquila, che nel 2016 ha avuto il considerevole costo di 384 mila euro per tre giorni di dibattiti, concerti e spettacoli.

A garantirlo ad AbruzzoWeb sono Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, e Francesca Rocchi, vice presidente di Slow Food Italia, rappresentanti delle due associazioni che organizzano l’evento assieme ad Actionaid, a margine della conferenza stampa di presentazione della seconda edizione, che si svolgerà dal 6 al 9 luglio sempre nel capoluogo abruzzese, con più di 300 ospiti, 70 eventi, tra dibattiti, lezioni magistrali, workshop, spettacoli teatrali e concerti, e con la partecipazione anche del ministro Marianna Madia. Assente alla conferenza stampa il segretario generale di Actionaid, Marco De Ponte. 

A chiedere più volte lumi in merito alla pubblicazione sul sito www.festivaldellapartecipazione.it del rendiconto economico della prima edizione, possibilmente dettagliato al centesimo e comprensibile per tutti cittadini, era stata proprio questa testata, partendo da un presupposto: sarebbe davvero singolare tale omissione da parte di una manifestazione che pone lodevolmente al centro dell’attenzione la partecipazione, e dunque il suo ineludibile corollario, la trasparenza, che deve (o dovrebbe) essere praticata da tutte le amministrazioni pubbliche e anche da tutte le associazioni e operatori della cultura, che beneficiano di contributi che provengono dalle tasse di cittadini sempre più impoveriti dai tagli della spesa pubblica, dalla crisi economica, dalla crescente disoccupazione e precarizzazione del lavoro.

Il project manager del Festival della Partecipazione, Marco Gessini contattato da AbruzzoWeb, il 3 aprile scorso ha risposto via mail che “proprio in queste settimane è in ultimazione il bilancio ufficiale del Festival 2016, che dovrebbe essere pronto entro la fine del mese e pubblicato sul sito web”.

Ha confermato, poi, che “Il budget complessivo del Festival 2016 è stato di circa 384 mila euro e i fondi pubblici hanno contribuito alle spese sostenute dalle tre organizzazioni e ha ricevuto dal Comune stesso per la realizzazione dell’edizione 2016 il fondo libero di 50 mila euro. Ha inoltre visto riconoscersi dalla Regione Abruzzo un contributo di 5 mila euro, non ancora erogato”.

In una seconda email, del 5 maggio, Gessini ha aggiunto che “il bilancio 2016 del Festival è stato chiuso. In questo momento è dal revisore dei conti per le necessarie verifiche. Ci sarà da aspettare quindi qualche settimana in più”.
Conoscendo i tempi della burocrazia italiana, “qualche settimana in più”, può certo diventare un arco temporale non breve.

Resta il fatto che sarebbe stato forse opportuno chiudere e pubblicizzare il rendiconto molto prima del varo della seconda edizione, per consentire, per esempio, ai donatori privati e ai finanziatori pubblici di farsi un’idea più completa della bontà della manifestazione, non solo nei contenuti, fuori discussione e di altissimo livello, ma anche nelle ricadute economiche sul territorio, e in termini di costi e benefici.

Tenuto conto che altre manifestazioni di un certo rilievo hanno costi di gran lunga inferiori. Un esempio su tutti la Perdonanza celestiniana, l’evento più prestigioso e identitario del capoluogo L’Aquila, che nel 2016 ha avuto un costo di circa 250 mila euro, per una settimana di eventi.

Sarebbe stato, poi, utile per molti cittadini leggere il rendiconto economico del Festival della partecipazione prima che fossero state lanciate, a maggio, le “call” rivolte ai volontari in vista della seconda edizione, che anche quest’anno sono stati chiamati a dare un contributo non retribuito all’evento, in cambio di una “t-shirt, di un badge nominativo e un buono pasto per turno di lavoro”.

E anche prima della “call” indirizzata, questa volta, alle associazioni che riceveranno un rimborso di 100 euro “all incusive”, ma solo se provenenti da fuori territorio comunale, per arricchire in vario modo il cartellone degli eventi. 

Al microfono di AbruzzoWeb, dopo aver premesso che “tra partecipazione e trasparenza c’è un nesso fondamentale, i processi partecipativi devono promuovere la trasparenza, perché avvicinano amministrazioni e cittadini, e sono entrambi l’asse della buon governo della cosa pubblica”, Gaudioso assicura che “il rendiconto economico del Festival sarà reso pubblico a giorni, e posso anticipare che tutti i fondi sono stati utilizzati tutti per essere investiti sula città dell’Aquila”.

Le voci di spesa principali, anticipa inoltre Gaudioso, “sono state quelle per l’ospitalità alberghiera e per la promozione e comunicazione, nei media locali e quelli nazionali”.

Alla domanda sul perché, con questo ricco budget, non abbiano previsto un compenso economico per gli straordinari giovani che hanno dato una fondamentale apporto alla buon riuscita della prima edizione, Gaudioso risponde che “sono volontari, e io credo che il volontariato a pagamento abbia poco senso”.

Poi certo, “ci sono persone retribuite, quello dello staff, professionisti e persone competenti che per mesi devono lavorare alla complessa macchina organizzativa del Festival”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la vice presidente di Slow food Francesca Rocchi: “Abbiamo da poco avuto la certificazione del rendiconto, abbiate pazienza”, chiede. Per la Rocchi il valore del Festival risiede nel suo essere basato “sull’identità del cittadino, il sottotitolo è infatti ‘cittadini di serie A’, e vorremmo che tutti si sentissero così in questi quattro giorni”.

Per quanto riguarda, infine, i volontari, anche lei sostiene che “quella del volontariato è una modalità tipica delle associazione, si fa militanza, anche io sono una volontaria”.

In attesa del rendiconto del Festival, per completezza d’informazione, una sbirciata a quelli delle due associazioni. 

Slow food, di cui è presidente Gaetano Pascale e presidente onorario Carlo Petrini, il fondatore, l’anno scorso tra i protagonisti del festival aquilano, come assevera il bilancio 2015, ha registrato un attivo di 2 milioni 884 mila euro, un passivo di 3 milioni 60 mila euro circa e dunque un disavanzo di esercizio di 175 mila euro. Ha in organico 33 dipendenti, di cui 27 a tempo indeterminato, dal costo che va dai 32.637 ai 90.795 euro. Slow food si avvale in tutta Italia di oltre 2.600 volontari.

Cittadinanzattiva, che può vantare oltre 31 mila aderenti in tutta Italia, ha registrato, stando anche qui al bilancio 2015, proventi e ricavi per 2,3 milioni di euro, e un utile di 240 euro. I dipendenti, di cui 45 a tempo indeterminato e 6 a tempo determinato, costano 539 mila euro, collaboratori e consulenti esterni hanno avuto un costo di circa 450 mila euro.