CHIETI – Non soldi ma nuove competenze per i consorzi di bonifica abruzzesi. È quanto promette la nuova legge regionale (la 19 del 16 luglio scorso) presentata questa mattina a Chieti, nella sede del consorzio di bonifica Centro, dall’assessore all’Agricoltura Mauro Febbo  e dal presidente del consorzio Centro e dell’Unione dei consorzi di bonifica abruzzesi Roberto Roberti. 

Una svolta che era già stata anticipata da AbruzzoWeb.

Passata all’unanimità in Consiglio regionale dove è arrivata dopo un intenso lavoro di confronto con i consorzi di bonifica e con le associazioni degli agricoltori, assegna alle strutture consortili nuove competenze in materia di difesa del suolo, di affidamento in concessione di opere pubbliche, di salvaguardia ambientale, dell’uso delle acque sia per fini irrigui che per altri scopi e di protezione civile.

Lo strumento legislativo ha, dunque, raccolto il plauso di tutti, a cominciare dai presidenti di tutti i consorzi abruzzesi presenti all’appuntamento di Chieti: Marco Iacobucci (consorzio di bonifica Interno), Francesco Sciarretta (consorzio Ovest), Fabrizio Marchetti (Sud) e Remo Di Vittorio (Nord).

Ogni struttura, infatti, sta già pensando a come sfruttare le possibilità offerte e aumentare le proprie risorse economiche, visto che la Regione Abruzzo ha chiuso completamente i cordoni della borsa.

Il presidente Iacobucci, ad esempio, pensa già alla possibilità di ottenere le attese autorizzazioni per avviare la centrale idroelettrica già realizzata in provincia dell’Aquila, ma ferma da 17 anni proprio a causa della mancata concessione all’uso idroelettrico.

Il consorzio di bonifica Sud, alle prese con grossi problemi economici e con i dipendenti senza stipendio da oltre tre mesi, pensa alla possibilità di sfruttare la diga di Chiauci per produrre energia elettrica. “Lo studio di fattibilità è già pronto – assicura il direttore Nicola Sciartilli – la nuova legge permetterà di snellire le procedure di rilascio delle autorizzazioni”.

Il consorzio Centro punta invece ad utilizzare il potabilizzatore di S. Martino, opera pubblica da 25 milioni di euro mai entrata in azione. Uno scandalo che potrebbe essere finalmente sanato con la realizzazione di un Centro di lavorazione delle acque di qualità, che dovrebbe sorgere proprio accanto al potabilizzatore, che, messo finalmente in funzione, fornirebbe acqua da miscelare nel nuovo centro di lavorazione e da utilizzare a scopi domestici, industriali e agricoli. Resterebbe escluso solo l’uso come acqua potabile.    

Acqua non potabile, dunque, per evitare lo spreco di quella da bere, ancora troppo spesso usata per pulire porti e interporti, lavare strade, innaffiare parchi e giardini ed anche a fini industriali. Tutto questo proprio mentre l’emergenza acqua si fa più pressante e si susseguono la chiusure idriche da parte dei Comuni (a Chieti l’ultima è stata fissata per la notte tra venerdì  sabato prossimi). (ar.ia.)