L’AQUILA – “In Fratelli d’Italia non si fa più politica. La politica e il buonsenso sono state bocciate. Hanno vinto infatti la arroganza, la imposizione e il potere cieco. Oltre alla mancanza di rispetto. Certo, la delusione è forte perché la proposta, poi bocciata, concertata con tutto il gruppo consiliare e i vertici politici di rinviare a settembre l’emendamento Quaglieri, con cui si assegnano contributi a soli tre comuni, avrebbe ristabilito la pace e la condivisione in questo inizio di legislatura pieno di tensioni e forzature. Evidentemente, il nostro presidente Marsilio e l’assessore regionale Quaglieri non hanno pensato allo stesso modo. Ma non è finita qua, non ci rassegniamo e non ci arrendiamo a questa gestione inaccettabile”.
Il pensiero dominante nel gruppo di Fratelli d’Italia dopo l’ennesimo fallimento, nel summit dello stato maggiore dei meloniani di venerdì all’Aquila, teso a trovare un chiarimento tra i due marsicani in lite, il capogruppo, Massimo Verrecchia, e l’assessore al bilancio Mario Quaglieri, in particolare sull’ultimo caso rappresentato dal contestato emendamento che assegna contributi per 700mila euro a tre comuni della Marsica e dell’Aquilano (Avezzano, Lecce dei Marsi e Secinaro), vicini all’ex sindaco di Trasacco e cancellato poi dai meloniani in consiglio regionale guidati dall’ex capo di gabinetto del presidente, Marco Marsilio, è la testimonianza della profonda e pericolosa spaccatura tra le due componenti del partito più forte in Italia e in Abruzzo. Che i vertici romani considerano una roccaforte dove è cominciata la cavalcata vincente e non a caso il premier, Giorgia Meloni, è stata eletta alla Camera dei deputati nel collegio L’Aquila-Teramo.
Ai 9 consiglieri, compreso Marsilio, che compongono il gruppo di gran lunga più forte della maggioranza di centrodestra, che alle elezioni del 10 marzo scorso ha staccato il biglietto per il secondo storico mandato, non è andata giù e non va giù la risultanza di un incontro, a tratti una rissa, che ha portato alla fine Marsilio ad imporre il ritiro delle firme che bocciano i finanziamenti di Quaglieri e a ordinare che il provvedimento sia al vaglio del consiglio regionale.
Presenti oltre a Marsilio, Verrecchia e Quaglieri, i consiglieri Nicola Campitelli, Leonardo D’addazio, Luca De Renzis, Paolo Gatti, Francesco Prospero, Maria Assunta Rossi, Marilena Rossi, l’assessore Tiziana Magnacca, assente invece l’assessore Umberto D’Annuntiis. C’erano poi il coordinatore regionale, il senatore Etel Sigismondi, e i due vice coordinatori, il suo collega a palazzo Madama Guido Liris e il deputato Guerino Testa, i coordinatori provinciali dell’Aquila, Claudio Gregori e di Teramo, Stefano Cardelli.
In sostanza, l’assessore recordman di preferenze con quasi 12 mila voti, appoggiato da Marsilio e Sigismondi, che pure aveva lavorato alla proposta unitaria con i due vice coordinatori, ha sconfitto Verrecchia e il resto del gruppo consiliare bocciando la proposta di rinviare a settembre, in un provvedimento che avrebbe incluso altri comuni, i contributi ai tre comuni evitando di “premiare” solo loro nella seduta di domani.
Proprio alla luce del quadro che emerge dai retroscena e dai contatti diretti, sarà un vertice ad altissima tensione (il termine è abusato ma calza a pennello) e molto complicato, quello convocato dal presidente della Regione questa mattina a Francavilla al mare, per cercare di riportare, a soli cinque mesi dalle elezioni che hanno sancito il secondo storico mandato per il centrodestra, la sua litigiosa maggioranza sulla retta via in vista della seduta del consiglio regionale sull’assestamento di bilancio, prevista per domani, in seguito al rinvio dell’8 agosto che ha costretto la politica abruzzese a tornare prima dalle ferie estive. Invitati solo i consiglieri e assessori eletti, e non i segretari di partito. Si parlerà anche delle nomine delle partecipate e della controversa Struttura di missione per la sanità, fortemente voluta da Marsilio, ma che incontra resistenze in maggioranza.
Ma in questa due giorni decisiva per una Regione, a rischio commissariamento per il buco nella sanità e con tanti file aperti importanti per la collettività e lontani da una soluzione, stavolta il governatore romano di origini abruzzesi si troverà a constatare non solo le ostilità degli alleati, la Lega e parte di Forza Italia (la corrente del coordinatore, il parlamentare Nazario Pagano è con Marsilio), ma anche e soprattutto quelle del suo partito.
D’altra parte, il clima che si respira è la conseguenza plastica del gravissimo strappo maturato nel corso dell’ennesimo tentativo fallito di arrivare ad una convivenza civile tra i due uomini forti dei meloniani, entrambi marsicani, il capogruppo di Fdi in Consiglio regionale Verrecchia (eletto alle regionali del 10 marzo scorso con quasi 8mila voti alle regionali) e l’ex sindaco di Trasacco, recordman di preferenze con circa 12mila voti.
Al di là di come andranno le cose, il quadro è chiaro: durante il summit preparato nei minimi particolari per trovare la quadra, si è consumato uno strappo molto grave tra il gruppo consiliare, e il presidente romano di origini abruzzesi e il contestato assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, medico chirurgo a tempo pieno anche se con un contratto di consulenza con la clinica privata Di Lorenzo di Avezzano, finito sotto inchiesta proprio per questo presunto conflitto di interessi, dall’altra. Si tratta di due esponenti della corrente minoritaria dei gabbiani (c’è anche Sigismondi) che fa rifermento al vice presidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli: ed ecco che la forzatura di Marsilio, un autogol politico, parrebbe essere collegato al tentativo di scalata di Fabio Rampelli alla presidenza della Federnuoto contro il forzista Paolo Barelli con Quaglieri che ha la delega allo sport, molto utile per procurare voti da parte delle associazioni sportive.
Sempre stando a fonti interne a FdI, Marsilio sarebbe molto coinvolto in questo progetto del suo amico Rampelli e avrebbe accontentato Quaglieri, sia pure a sua volta molto vicino al leader di minoranza, per non demotivarlo.
I consiglieri regionali, pur non uscendo pubblicamente allo scoperto, parlando con Abruzzoweb, non fanno mistero che sono usciti delusi, sfiduciati, quasi sotto choc, dal vertice durato tre ore e che si è svolto venerdì, prima dell’inizio della Perdonanza celestiniana, nella sede del senatore Guido Liris visto che FdI dopo lo sfratto nella storica sede di via Pizzodoca.
Una condizione giustificata dai retroscena alcuni dei quali difficilmente riferibili ad una riunione politica che si rispetti: intanto, il fatto che Quaglieri, contestato nelle passate settimane per la mancata condivisione delle scelte e per la sua assenza dalla vita politica ed amministrativa, che in questo mesi ha abituato le cronache politiche ad uscite stravaganti e fuori dagli schemi, si è presentato, sempre stando ai protagonisti del summit, con oltre una ora di ritardo.
Poi, lo stesso alzando i toni ha lasciato polemicamente la sede del confronto rientrando dopo l’insistente invito da parte dei presenti. Successivamente, dopo la reprimenda di Marsilio al suo assessore, difronte alla insistenze dello stesso, il governatore ha cambiato le carte in tavola “consigliando” con toni perentori ai consiglieri regionali di fare dietrofront.
Il tutto con il senatore Sigismondi sempre più in difficoltà nella gestione del partito la cui poltrona è messa in discussione a Roma, rimasto con la bocca cucita. Il primo round è stato vinto da Quaglieri. Ma si ha l’impressione che i colpi di scena non sono finiti. A cominciare da come si comporterà la Lega e una parte di Forza Italia: per Marsilio non sarà certo una passeggiata.






