SULMONA – La guardia di finanza di Sulmona (L’Aquila) ha scoperto un giro di fatture false per oltre 35 milioni di euro, con il coinvolgimento di 46 società operanti in tutta Italia e la denuncia di 9 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di bancarotta fraudolenta, emissione di fatture per operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti e di occultamento e distruzione di documenti contabili.
A fare da “grimaldello” per scoperchiare il sodalizio illecito è stata una semplice verifica fiscale nei confronti di una società edile con sede legale a Sulmona che, si è scoperto, aveva dato vita a un’intricata rete di rapporti economici, che coinvolgevano numerose società nella province di Chieti e Pescara.
Si tratta di un’operazione cominciata dall’estate scorsa e rimasta riservata per parecchi mesi.
L’INTRIGO RUMENO
Secondo gli inquirenti, fin dall’inizio delle verifiche sono spuntati gravi indizi che hanno fatto presupporre un ampio sistema di frode fiscale.
La società di Sulmona, infatti, pur avendo effettuato imponenti operazioni commerciali, non aveva una struttura amministrativa e commerciale adeguata, né personale dipendente. Aveva addirittura distrutto le scritture contabili e fiscali.
Inoltre, per evitare controlli aveva trasferito la sede legale in Romania, nominando come nuovo amministratore un cittadino rumeno che si è poi rivelato estraneo ai fatti.
Grazie alla cooperazione internazionale, l’indagine in territorio rumeno ha consentito di rilevare che il trasferimento della sede in Romania era stato in realtà fasullo.
Da qui la denuncia all’autorità giudiziaria dei vari amministratori che si sono succeduti nel tempo, i quali, oltre ad aver compiuto una colossale evasione fiscale, hanno cercato a ogni costo di impedire l’accertamento di quanto dovuto all’Erario.
IL TRUCCO: SOCIETA’ FITTIZIE
Dalla società di Sulmona passata al setaccio, gli investigatori sono risaliti al meccanismo delle società fittizie, costituite solo per soddisfare, attraverso un sistema di fatture per operazioni inesistenti, i tornaconti illeciti (formazione di indebiti costi e crediti Iva) di altre imprese, operanti in vari settori e situate in tutto il territorio nazionale.
I numerosi elementi probatori raccolti hanno permesso di individuare 9 soggetti, ritenuti i principali organizzatori del sodalizio criminale a cui sarebbero riconducibili, a vario titolo, le società coinvolte nel sistema fraudolento.
Dalla documentazione esaminata, dai controlli incrociati effettuati e dalle numerose informazioni acquisite sono state individuate 44 imprese che hanno utilizzato le false fatture emesse dalle due società fittizie.
I RECUPERI
Gli illeciti constatati amministrativi e penali nei confronti delle 44 imprese hanno condotto le Fiamme Gialle al recupero di circa 9 milioni di euro di costi non deducibili, perché documentati da fatture false, e oltre 3,7 milioni di euro di Iva evasa, nonché al recupero a tassazione di circa 9 milioni di base imponibile ai fini dell’Irap.
L’esito dei controlli nel resto d’Italia è stato segnalato ai vari reparti della Finanza territorialmente competenti per far partire accertamenti nei confronti dei soggetti responsabili dell’utilizzo delle fatture false.
Durante l’attività di polizia giudiziaria, la Procura della Repubblica di Sulmona ha disposto il sequestro di tutte le fatture oggetto della frode fiscale, e il sequestro, per la successiva clonazione, degli hard disk di un centro elettrocontabile.
La società avente sede a Sulmona, che ha emesso le fatture per operazioni inesistenti, è già stata sottoposta a controllo fiscale dai finanzieri peligni, coordinati dal comandante Edgar Pace, con il recupero di un’imposta Iva dovuta di circa 4 milioni di euro.




