L’AQUILA – Sono oltre tremila i farmaci a rischio reperibilità nelle farmacie italiane, carenze già più volte denunciate nei mesi scorsi e che si aggravano con il passare del tempo.
A lanciare l’allarme la Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi), spiegando come le “difficoltà di approvvigionamento riguardano i principi attivi, ma anche i materiali necessari per il confezionamento dei prodotti farmaceutici”.
Problemi che si registrano da settimane anche in Abruzzo, a cominciare dall’ormai introvabile Ibuprofene (Brufen, Moment, Nurofen, solo per citare alcuni farmaci) una delle armi più efficaci contro il covid, utilizzata come antidolorifico per diverse patologie e proprio per questo tra i farmaci più richiesti (qui l’elenco dei farmaci carenti aggiornato dall’Aifa).
A confermarlo ad AbruzzoWeb è Alessandra Santangelo, amministratore unico dell’Azienda Farmaceutica Municipalizzata (Afm) dell’Aquila: “Negli ultimi mesi si sono registrate difficoltà nel reperire diversi medicinali. La preoccupazione sembra arrivare soprattutto per la mancanza di quelli a base di ibuprofene, principio attivo largamente utilizzato nel trattamento dell’influenza e del Covid”.
“Alla base di questa mancanza – spiega – ci sono diversi fattori: in primis le difficoltà di produzione legate all’incremento dei costi dell’energia, poi l’aumento del costo del carburante che può determinare invece ritardi nelle consegne (coloro che devono trasportare i medicinali dai produttori ai distributori intermedi tendono ad accorpare gli ordini per ammortizzare le spese di trasporto; in questo modo, però, si dilatano i tempi di rifornimento); e ancora difficoltà nel reperire le materie prime necessarie alla produzione del packaging dei medicinali (carta, plastica, vetro, alluminio, ecc.) e aumento dei costi, problemi di approvvigionamento dovuti ad un disallineamento del prezzo dei farmaci fra l’Italia e gli altri Paesi. Il Servizio Sanitario Nazionale, va precisato, consente l’acquisto di medicinali a prezzi inferiori rispetto ad altri Paesi e ciò potrebbe spingere le multinazionali produttrici e i distributori a preferire la cessione dei farmaci verso Paesi nei quali questi possono essere venduti a prezzi superiori”.
“Fortunatamente, in molti casi è possibile ricorrere a farmaci con composizioni diverse ma di eguale efficacia e magari meno aggressivi. Qui però interviene l’etica del farmacista che con la sua competenza può molto spesso trovare farmaci validissimi proponendo molecole diverse e ‘dimenticate'”, osserva infine Santangelo.






