L’AQUILA – False assunzioni per far entrare lavoratori extracomunitari in Italia e dopo poco tempo abbandonarli al loro destino, facendoli diventare irregolari.
Questo il meccanismo criminale, che partiva però da basi lecite, messo in piede da un’organizzazione illecita sventrata dalle indagini della squadra Mobile del capoluogo, supportata dai poliziotti del commissariato di Avezzano.
I dettagli dell’operazione sono stati resi noti dal capo della Mobile, Domenico Farinacci, nel corso di un incontro con la stampa.
Con il meccanismo delle false assunzioni sono un centinaio le persone entrate in Italia nel periodo 2009-2010, impiegate principalmente nella Marsica e regolarizzate illecitamente tramite la prefettura del capoluogo.
Attualmente molti di questi ancora soggiornano in Italia in condizioni di irregolarità, qualcuno è stato già espulso.
I lavoratori provenivano prevalentemente da Marocco e Bangladesh, sulla base della nazionalità degli intermediari.
Tra i sequestri dopo le perquisizioni, atti e documenti falsi. Non ci sono invece, tra gli irregolari, operai che hanno lavorato o stanno lavorando nei cantieri della ricostruzione all’Aquila.
Il massimo pagato per entrare è stato di 9 mila euro; per l’emersione si pagavano circa 5 mila euro.
Molte persone, anche giovani, si sono indebitate con risparmi o vendendo beni di famiglia.
GLI ARRESTATI
In totale ci sono 18 ordinanze di custodia cautelare, 9 in carcere e altrettante ai domiciliari.
Sei persone sono accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Sonia Iacoboni, ’72, di Avezzano, che gestiva un’agenzia di servizi di cui l’organizzazione si serviva; Luciano Iacovitti, ’49, di Tagliacozzo, la mente dell’organizzazione; Paolo Di Carlo, ’49, di Avezzano, altro gestore; Costantino Lucarelli, ’54, di Avezzano, che faceva da intermediario trovando i datori di lavoro; Kasem Abul, ’74, originario del Bangladesh, intermediario; Kar Chandar, ’80, originario del Bangladesh.
Altre tre persone sono invece accusate di favoreggiamento della permanenza in condizioni di illegalità e sfruttamento di stranieri nel territorio nazionale.
Benedetto Di Maggio, ’72, di Avezzano, che si occupava delle richieste; Mario Chicarelli, ’39, di Avezzano, imprenditore edile; Antonello Ferreri, ’84, di Avezzano.
Altre nove persone sono ai domiciliari. K.M, ’68, del Bangladesh; R.T., ’44, di Tagliacozzo; V.P., ’52, di Avezzano; P.C., ’66, di Avezzano, R.A., ’46, di Pescina, R.P., ’48, di Pescina, G.M., ’57, di Tagliacozzo, G.B., ’52, di Porto Sant’Elpidio, A.M., ’59, di Porto Sant’Elpidio.
FALSE ASSUNZIONI, POI IRREGOLARI
La legge prevede procedure con cui lo straniero extracomunitario può entrare nel territorio nazionale: lavoro, abitazione eccetera.
Prima di rilasciare un visto d’ingresso e poi un permesso di soggiorno sono richiesti dterminati requisiti.
“Alcuni imprenditori, tutti della zona di Avezzano – ha spiegato Farinacci – hanno attestato falsamente la volontà di assumere alcuni stranieri. Allo sportello unico della prefettura veniva presentata una domanda con tutte le carte in regola, ma dalle indagini è emerso che era tutto fasullo”.
“L’imprenditore – ha aggiunto – non voleva affatto assumere questi soggetti: gli stranieri hanno pagato da 7 a 9 mila euro al gruppo di intermediari e imprenditori. Entrati in Italia, il rapporto lavorativo non esisteva, l’imprenditore non si faceva trovare oppure c’era un’assunzione fasulla per una settimana o poco più”.
Superato il periodo di tre mesi coperto dal visto d’ingresso, gli stranieri restavano in Italia come irregolari. Alcuni pagavano illusi che la volontà di assumere fosse sincera; qualcuno di loro ha anche deciso di collaborare.
Qualcun altro, invece, hanno spiegato gli inquirenti, era consapevole che quel “lavoro” sarebbe servito soltanto a entrare in Italia.
Nelle indagini ha avuto un ruolo particolare la sezione della squadra Mobile specializzata sui reati in danno di extracomunitari.
“Non facciamo repressioni generiche, ‘retate’ nei confronti di disperati, ma vogliamo punire su chi specula su queste persone”, ha concluso Farinacci. (alb.or.)





