PESCARA – Il Tribunale di Pescara ha condannato l’ex parlamentare del Pdl Daniele Toto e suo padre Mario, rispettivamente a due e tre anni di reclusione, per il fallimento della società Libra: con le accuse più gravi ridimensionate o cadute (il pm aveva chiesto sei anni per entrambi), al primo è stato contestato il reato di bancarotta preferenziale, al il secondo di bancarotta per falso in bilancio.
Il processo nasce anche dai fallimenti di altre due società, la Fidelio e la Argo, ha coinvolto altre tre persone: è stata assolta Luciana Cipressi, madre del politico e moglie di Mario Toto, è stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per il revisore dei conti Giovanna Zambrelli, incaricata di redigere la documentazione per i concordati preventivi delle società Libra e Fidelio.
Il collegio presieduto dal giudice Rossana Villani ha disposto il non luogo a procedere per scomparso, per l’amministratore Giovanni Di Patrizio.
I fatti risalgono ad un periodo che va dal 2013 al 2015 e la sentenza di primo grado arriva dopo otto anni di processo e decine di udienze. All’ex parlamentare, assolto per il fallimento della Argo, è stato contestato un presunto pagamento a suo favore di 10mila euro, versati poi per coprire una rata del mutuo del quale era garante: “tutto questo – spiegano in una nota i difensori -, mentre nella medesima procedura fallimentare, il Tribunale civile di Pescara lo ha riconosciuto come creditore privilegiato, per una somma di oltre 200.000 euro”.
Il collegio difensivo composto dagli avvocati, Pasquale Scrivo, del foro di Reggio Calabria, e Giovanna Mazza e Giovanni Lombardi, entrambi del foro di Roma, ha annunciato appello.
Si tratta “di una sentenza che ‘grida vendetta’ perché errata e ingiusta e, come tale, sarà impugnata non appena saranno rese note le motivazioni, nella certezza di ottenere, da una semplice serena ed attenta rilettura delle evidenze probatorie emerse in otto anni di processo e decine di udienze, una sua integrale e radicale riforma”, affermano in una nota.
“La decisione del Collegio – sostengono in una nota – appare del tutto avulsa dalle risultanze probatorie: in particolare per Daniele Toto che si è visto condannare per un pagamento surrettiziamente preferenziale di 10mila euro che, per tabulas, la difesa ha dimostrato, con produzione documentale di assoluto valore probatorio, essere pagamenti effettuati al fine di onorare le rate di un mutuo contratto dalla società Libra di cui lui si era reso garante. La sentenza appare poi oltre tutto persecutoria poiché il procedimento nasce in un periodo in cui Daniele Toto rivestiva la carica di deputato della Repubblica Italiana, con incarichi di rilievo in ambito parlamentare e costituendo altresì figura di primario riferimento del panorama politico abruzzese nonché di sindacato ispettivo”.
Secondo gli avvocati “ciò che conta maggiormente è che la famiglia Toto ed in particolare Daniele Toto è stato oggetto, come purtroppo sempre più di frequente accade in un sistema giudiziario oramai degradato, di una inaudita violenza che lo ha intaccato ledendo pesantemente la sua immagine con consequenziali, irreparabili danni alla sua attività imprenditoriale”.
Il Tribunale, come emerge dalle letture del dispositivo, nel non riconoscere alcun danno alle curatele fallimentari costituite in giudizio, “ha implicitamente affermato e suggellato che le condotte degli imputati non hanno comportato alcun nocumento né per le singole curatele fallimentari né, tanto meno, per la massa creditoria”. “Infine lascia, a dir poco, esterrefatti l’entità della condanna (due anni di reclusione) inflitta al dottor Daniele Toto assolutamente spropositata in relazione alla condotta a lui contestata come da capo di imputazione, ovvero il presunto pagamento effettuato in suo favore di 10mila euro. La condanna assume aspetti paradossali e grotteschi in considerazione del fatto che nella stessa procedura fallimentare, per il Tribunale civile di Pescara è creditore privilegiato, si badi bene ‘privilegiato’, per la non indifferente somma di oltre 200mila euro”.






