CITTA’ SANT’ANGELO – È il giorno del lutto per la tragedia di Villa Cipressi a Città Sant’Angelo, dove lo scorso 25 luglio è esplosa una fabbrica di fuochi d’artificio.
Le salme di Alessio, Mauro, Federico e Roberto Di Giacomo, vittime della deflagrazione sono state restituite ieri alla loro famiglia, in seguito alla conclusione degli accertamenti effettuati sui corpi dal medico legale Ildo Polidoro.
Oggi pomeriggio alle 17, a una settimana esatta dalla tragedia, verranno celebrati i funerali nella Chiesa di Sant’Agostino a Marina di Città Sant’Angelo, Si prevede una grandissima affluenza di persone e sono già stati disposti controlli adeguati sul territorio. Intanto il sindaco, Gabriele Florindi, ha dichiarato il lutto cittadino per oggi, nel rispetto delle vittime e dei parenti.
Città Sant’Angelo si prepara a dare l’ultimo saluto e lo fa nel massimo rispetto del dolore dei parenti, che hanno espresso la decisione di non volere rilasciare dichiarazioni per l’occasione.
In concomitanza dei funerali è stato disposto che dalle ore 16.30 alle ore 18.30 tutti gli esercizi commerciali tengano abbassate le saracinesche in segno di lutto e che vengano interrotte tutte le attività ludiche e ricreative nei luoghi pubblici ma anche all’aperto; verranno tenute le bandiere degli uffici pubblici a mezz’asta o listate a lutto.
Intanto in merito alle cause che avrebbero scatenato l’esplosione si continua ad indagare e probabilmente ci vorrà molto tempo prima che si possa avere una ricostruzione effettiva di come sono andati i fatti. Si parla di circa 60 giorni, ma è sempre meno forte la convinzione che la prima esplosione sia scaturita dal deposito giudiziario di botti illegali ed è sempre più probabile, invece, l’ipotesi dell’errore umano.
Non c’è nulla che faccia supporre, al momento, che l’attività non fosse in regola, dato che la fabbrica era con regolarità sottoposta a verifiche e controlli stabiliti dalla legge.
La vicenda ha scosso particolarmente gli altri titolari delle fabbriche dei fuochi d’artificio che saranno sottoposti nei prossimi mesi a controlli strettissimi: sono iniziati proprio dalla provincia di Pescara dove la ditta dei fratelli Di Giacomo era considerata una delle fabbriche più sicure a livello nazionale.



