PALERMO – Aveva fatto scrivere a un suo alunno di 11 anni per cento volte sul quaderno “Sono un deficiente” per punizione.
L’insegnante Giuseppa V., docente di una scuola media statale di Palermo, è stata ritenuta colpevole dalla Cassazione “di aver abusato dei mezzi di correzione e di disciplina”, che ha confermato la condanna a 15 giorni di reclusione per la donna.
Secondo la Suprema Corte la docente ha “mortificato nella dignità” il ragazzino, G.C., venendo così meno al “processo educativo in cui è coinvolto un bambino”, ossia, aggiunge la Cassazione rifacendosi alla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, “una persona sino all’età di 18 anni”.
I Supremi giudici, però, hanno concesso alla prof uno sconto di pena rispetto alla condanna d’appello pari a 30 giorni di reclusione, eliminando l’aggravante di aver provocato nell’adolescente un “disturbo del comportamento”, ipotesi avanzata dallo psicologo, ma non provata con certezza.
Il verdetto è stato scritto dal consigliere Francesco Ippolito, segretario generale della Cassazione, e componente della sesta sezione penale, presieduta da Nicola Milo. In primo grado la prof era stata assolta dal tribunale di Palermo. In appello, il 16 febbraio del 2011, il proscioglimento fu annullato.



