L’AQUILA – La ormai ex portavoce del sindaco dell’Aquila diventa responsabile del personale della Accord Phoenix, l’azienda che si sta insediando all’ex polo elettronico di Pile, e si appresta a selezionare le persone da assumere, 60 a tempo indeterminato nel primo step, 134 a regime.
Ma Michela Santoro, classe 1970, negli ultimi sette anni all’ufficio stampa di Massimo Cialente, a metà anni Novanta era a Bruxelles per la tesi sperimentale di Giurisprudenza e conobbe il marchigiano Francesco Baldarelli, un piccolo D’Alema che ad un certo punto si è disamorato della politica dandosi all’agricoltura, all’epoca eurodeputato del Pds con il quale nacque un’amicizia, e che dopo un ventennio si rimaterializza insieme all’anglo-indiano Ravi Shankar per insediare all’Aquila l’azienda che si occuperà di smaltimento e riutilizzo dei materiali elettronici.
È stata lei, insomma – rivendica – a portare l’investimento da 34 milioni di euro all’Aquila. Del Cda fanno poi parte, oltre a Baldarelli, Michele Polini, Jhon Robert Young e Andrew Adam Weber.
E poi, Cialente è alla fine della sua esperienza amministrativa. “Se fosse stato al primo mandato l’avrei vista in un’altra maniera – spiega – gli avrei dato una lettura più maliziosa dall’esterno, ma non si deve ricandidare. Penso che si fa una lettura sempre spicciola, 2 più 2 non fa sempre 4 e inoltre si mena sempre sulle donne senza chiedere prima, faccio la giornalista da una vita e se avessi dovuto affrontare la cosa da cronista quantomeno avrei chiamato prima la persona interessata”, aggiunge.
Un ruolo, quello di responsabile del personale, per il quale non ha competenze, ma non lo ritiene un problema “perché è un’azienda che sta nascendo ora e non è la Fiat”, e poi “siamo incorruttibili perché costretti a riassumere i lavoratori in mobilità di Finmek, Intercompel, P&A Service e Fida”.
La storia, racconta, nasce quando “quattro anni fa Francesco mi chiama e mi parla di questo progetto, era indeciso se farlo a Fabriano, sfruttando le cartiere dismesse, o all’Aquila, mi chiese come eravamo messi, dissi che era disponibile l’ex polo elettronico che il Comune stava acquisendo grazie alla legge mancia e che di lavoro c’era estremo bisogno. Così lo misi in contatto con il sindaco e Giovanni Lolli, anche se si conoscevano bene soprattutto con il secondo”.
“Da quando hanno cominciato a muoversi io li ho sempre seguiti, sono stata fondamentale perché parlo in inglese e ho dovuto tradurre il Cialente-pensiero in varie occasioni”, scherza.
La Santoro è stata assunta a tempo indeterminato come administration manager, “che riguarda – spiega – sia la parte sia amministrativa che del personale, non sono assolutamente nel Cda”.
“Insieme a me per ora c’è solo Giancarlo Risio che si occupa di organizzazione tecnica con lo stesso contratto – aggiunge – Io lo chiamo l’uomo Finmek: è colui che fino alla fine ha seguito tutto il fallimento dell’azienda, ha una competenza assoluta e capillare sulle fabbriche, ora ha circa 60 anni ed è partito forse 40 anni fa, è la memoria storica del polo elettronico”.
“Ho vissuto il ruolo di addetto stampa in un momento difficile, credo di aver dimostrato una grandissima umanità verso qualsiasi cosa sia stata posta sotto la mia attenzione”, continua la Santoro parlando delle critiche che sta ricevendo che, ammette, “me l’aspettavo perché conosco la pancia della città però mi aspettavo pure che venisse un Marco Signori qualsiasi e ne parlasse umanamente ed eticamente”, conclude.
Entro la fine dell’anno è previsto l’avvio della produzione.





