ATRI – Un’azienda del Teramano, la Italprefabbricati, rischia di chiudere perché nel bel mezzo del proprio insediamento industriale c’è una striscia di terra di proprietà della famiglia Pretaroli, storici notai teatini che, dopo aver spuntato una battaglia legale di trent’anni, ora vogliono riprendersela.

Il problema è che non si tratta di un punto residuale della fabbrica, ma del cuore dell’industria di proprietà dell’imprenditore Alfonso Di Eugenio: proprio in quell’area si trovano infatti le linee di produzione e l’impianto di betonaggio a torre necessario per fornire il calcestruzzo per realizzare i manufatti. Ci sono anche il quadro elettrico generale, i pozzi e le pompe per fornire l’acqua.

La paradossale vicenda ha ricadute molto concrete in termini occupazionali: se salta il banco potrebbero finire a casa 107 lavoratori, e si arriva a 250 comprendendo anche l’indotto.

Ecco perché nei giorni scorsi, all’arrivo dell’ufficiale giudiziario incaricato di riprendersi quel pezzo di terreno, c’è stata strenua opposizione tanto che è dovuto tornarsene a casa.

Ma l’irreparabile, a meno di colpi di scena, è solo rimandato: l’ufficiale si ripresenterà tra due giovedì, il 21 marzo, e lo scoccare della primavera potrebbe segnare la fine della Italprefabbricati.

La politica ha provato una prima mediazione, cercando di capire a quanto i Pretaroli siano disposti a mollare. Da quanto si è appreso, la stima dei proprietari, compresi i danni e la mancata occupazione dal 1980, è di 17 milioni di euro. La Italprefabbricati è disposta a darne 3.

Una differenza di 14 milioni su cui balla il destino di centinaia di famiglie. (alb.or.)

Da quanto si apprende dal quotidiano Il Centro, in un vertice il prefetto di Teramo Valter Crudo ha annunciato: “Devo far rispettare le sentenze”. Sono già stati allarmati i reparti speciali della Polizia, la situazione si fa incandescente.

In vista del 21, è stata comunque fissata una nuova riunione per il 18. Sarà quella l’ultima spiaggia.