AVEZZANO – Archiviato il procedimento penale nei confronti del rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, per la vicenda personale del ‘testamento conteso’ con alcuni parenti, che lo avevano denunciato per appropriazione indebita.

Don Giuseppe Di Iorio, noto sacerdote di Avezzano (L’Aquila), anni fa ha infatti lasciato al nipote 160 mila euro, due abitazioni e un terreno, e su questo si è scatenata la vicenda giudiziaria.

I parenti di Di Orio, su tutti il cugino Romolo Calisi, hanno infatti avviato la battaglia legale ora chiusa dal giudice Paolo Andrea Taviano nonostante l’avvocato Raffaele Tolli si fosse opposto alla richiesta di archiviazione.

Il rettore ha inviato una nota per diffondere la notizia in cui si erge a giudice morale parlando di accuse ingiuste e campagne stampa ordite a chissà quali fini. Anche se, nella stessa nota, il rettore si è “dimenticato” di dire che questa vicenda giudiziaria proseguirà comunque in sede civile.

“I parenti – spiega infatti ad AbruzzoWeb l’avvocato Tolli – hanno intentato causa civile perché sostengono che quel testamento non sia genuino. Sono già state fissate alcune udienze ma ci vorranno tempi più lunghi, probabilmente dopo la pausa estiva”.

Grazie all’archiviazione Di Orio, che a fine maggio lascerà la carica di rettore dopo 9 anni, 2 dei quali di proroga, ha evitato quello che poteva diventare il quarto processo a suo carico in pochi mesi.

Dovrà infatti comparire come imputato in tre procedimenti nel prossimo mese di ottobre: è imputato a Roma per concussione e all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambi i filoni nati da esposti del suo grande nemico, il professore del suo stesso ateneo Sergio Tiberti.

Inoltre, sempre all’Aquila il rettore è sotto processo per abuso d’ufficio (assieme ad altri due imputati) nell’ambito dell’inchiesta sui maxi affitti dei capannoni per ricollocare le facoltà universitarie che hanno avuto le loro sedi danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009. (alb.or.)

LA NOTA COMPLETA

Il Gip del Tribunale di Avezzano Dr. Paolo Andrea Taviano ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico del prof. Ferdinando di Orio in merito all’eredità di Mons. Giuseppe Di Iorio.

Il Gip ha accolto la richiesta del Pm Dr. Maurizio Maria Cerrato e le argomentazioni svolte in una memoria difensiva dall’Avv. Giovanni Marcangeli, «non sussistendo» – si legge nella sentenza – «elementi né per disporre la prosecuzione delle indagini, né per ordinare l’imputazione che non si ritiene avrebbe possibilità di un esito positivo in sede dibattimentale».

Le accuse, giudicate infondate dal Gip del Tribunale di Avezzano, nei confronti del prof. Ferdinando di Orio erano state formulate da parenti di Mons. Giuseppe di Iorio che ne contestavano la validità delle disposizioni testamentarie.

Si conclude definitivamente un’odiosa vicenda fin troppo sovradimensionata e strumentalizzata che, al di là delle accuse infondate rivolte al prof. Ferdinando di Orio, ha offeso ingiustamente la memoria di Mons. Giuseppe Di Iorio, figura indelebile di sacerdote, che ha dedicato tutta la sua vita e la sua azione pastorale all’evangelizzazione e all’annuncio della Parola di Dio mai disincarnate da un impegno assiduo ed incisivo per la promozione umana e sociale della popolazione marsicana.

Il prof. di Orio si riserva ogni eventuale azione a tutela della sua immagine, contro chi lo ha ingiustamente accusato e contro chi su tale ingiusta accusa ha ordito una campagna di stampa.