Dalla “casta” alla vita normale. Alcuni hanno ripreso il vecchio lavoro, altri si sono reinventati qualcosa da fare, al di là della politica. AbruzzoWeb ha avviato un ciclo di interviste tra i consiglieri e gli assessori regionali della passata legislatura non rieletti, per capire a cosa hanno deciso di dedicarsi e come vedono l’attuale lavoro della nuova governance con gli occhi di “normali cittadini”.

GUARDIAGRELE – Sono sempre più un lontano ricordo, nella sua casa di campagna di Guardiagrele (Chieti), i dieci anni trascorsi a palazzo dell’Emiciclo e sulla ribalta delle cronache. Franco Caramanico è tornato a fare l’ingegnere elettronico a tempo pieno. Medita di tornare a fare il sindaco della sua Guardiagrele e intanto come certezza che addolcisce l’attesa c’è il ricco vitalizio che percepirà, come tutti gli ex colleghi, allo scoccare dei 65 anni.

Primo degli eletti nella lista dei Democratici di sinistra nel 2005, Caramanico è stato assessore all’ambiente della giunta di Ottaviano Del Turco. Rieletto, questa vota con Sinistra ecologia libertà nel 2008, è stato all’opposizione per cinque anni del centro-destra di Gianni Chiodi.

Il resto è storia recente, la candidatura alle primarie del centrosinistra in una lotta impari con Luciano D’Alfonso, e poi la mancata rielezione, seppur di un soffio, alle elezioni del 25 maggio.

“Un po’ di amarezza c’è stata, è inutile negarlo, ma la colpa è anche del sistema elettorale. Io sono stato il più votato di Sel, nella circoscrizione di Chieti, ma il meccanismo di conteggio il consigliere della nostra lista è scattato a Pescara, dove però aveva preso meno voti”.

La vita però va avanti e anche la sua attività da diversamente politico “Faccio politica da sempre, da quando da giovane cominciai con il Pci, avvicinandomi poi sempre più alle tematiche ambientali. E anche ora, come ingegnere, mi sto dedicando alle energie rinnovabili e alla massimizzazione dell’efficienza energetica. Faccio di tutto per sensibilizzare i miei clienti – racconta – Sono cose di cui tutti ci dobbiamo occupare, una direttiva europea del 2012 stabilisce che tutti gli edifici devono a essere a consumo zero, ciò devono produrre energia e non assorbire nemmeno un chilowatt. Il tempo stringe, il termine ultimo è nel 2018 per gli edifici pubblici nel 2021 per i privati. Dobbiamo cominciare ora, serve un cambio di mentalità, siamo già in ritardo”.

Sul risultato politico più importante portato a casa, Caramanico non ha dubbi: l’aumento dei canoni per l’idroelettrico, grazie a una lunga battaglia condotta dai banchi dell’opposizione, vinta grazie a un emendamento approvato nella finanziaria 2012.

“Prima le grandi società che possiedono le nostre centrali idroelettriche pagavano in tutto 6 milioni, ora ne pagano 40 – rivendica – Non è stato facile, ho avuto contro le lobby del settore, e poi incredibilmente il governo Monti, evidentemente attento a certi interessi, che ha impugnato la legge alla Corte Costituzionale, che però ci ha dato ragione il 14 aprile 2014″.

Ed è sempre questa legge, nelle sue conseguenze incompiute, uno dei maggiori rammarichi. “Mi sarebbe piaciuto dare attuazione con quei 40 milioni al reddito minimo garantito, si potevano coprire 5 mila disoccupati a 800 euro al mese. In alternativa si poteva accendere un mutuo di 400 milioni di euro per finanziare una grande opera pubblica di manutenzione del territorio e messa in sicurezza”.

Dal potere ai soldi. È per molti colleghi è una jattura, un vero e proprio trauma non essere rieletti perché si deve rinviare di botto a uno stipendio che è dieci volte la media di quello che guadagna un comune mortale.

“È vero, guadagnavo troppo – ammette Caramanico – ma va anche ricordato che ho fatto un disegno di legge per riduzione il compenso di 1.700 euro al mese ai consiglieri che fanno altre attività. La legge non è stata approvata, ma io per dare l’esempio mi sono tagliato il mio stipendio di 900″.

“Va aggiunto che ogni mese versavo al partito 1.400 euro al mese, e che per attività politica spendevo molti altri soldi. Insomma, lo stipendio da consigliere era elevato, ma avrei guadagnato di più con la mia professione”, assicura.

Perso lo stipendio da consigliere, in prospettiva anche per Caramanico ci sarà il vitalizio, privilegio che consente al consigliere che ha versato 1.100 euro al mese nei 5 anni e 5 mesi di legislatura, di godere, dai 65 anni, di una pensione di 2.400 euro netti al mese, fino a 3.300 netti al mese se ha dieci anni di contributi. Possibile, con una penalizzazione economica, anche anticipare il godimento del vitalizio a partire dai 60 anni.

I vitalizi sono stati aboliti nella passata legislatura, anche con il voto di Caramanico, ma a non in modo retroattivo: la spending review si è fatta insomma con la pensione degli altri.

“È vero, c’è una sproporzione tra quanto si versa e quanto poi si riceve in trattamento pensionistico. In dieci anni io ho versato 120 mila euro, e percepirò 3 mila euro al mese. Davanti al quadro generale effettivamente è un privilegio”, conclude l’ex consigliere. Filippo Tronca