L’AQUILA – Il suo impegno è “per rottamare quella politica del malaffare e della costrizione che è sinonimo di inefficienza”, quella politica segnata dalla “gerontocrazia”.
Enrico Verini, 43 anni, candidato sindaco sostenuto da Futuro e libertà per l’Italia, si presenta come la vera novità dell’esercito di aspiranti sindaci e candidati consiglieri delle amministrative dell’Aquila, la tornata più importante della storia della città alle prese con i postumi della tragedia del terremoto del 6 aprile 2009.
In questa intervista ad AbruzzoWeb, Verini, figlio d’arte visto che il padre Antonio è stato consigliere regionale e deputato, sottolinea con grande decisione le diversità del suo “progetto moderno” e la presa di distanza dai suoi avversari che sono “la vecchia politica che da 30 anni ha impoverito L’Aquila, sono sempre gli stessi, De Matteis, Pezzopane, Cialente, Giuliante, Placidi…”.
“Corro da solo perché sono diverso e alternativo ai soggetti della vecchia politica, noi siamo diversi in tutto, soprattutto nel fatto che abbiamo una visione moderna del futuro, anche aquilano, e loro invece sono la riedizione di cose già sperimentate dalla città”, spiega il finiano.
Bordate anche a Udc e Api che, facendo altre scelte, non hanno permesso la formazione del Terzo polo all’Aquila. “Noi siamo la dimostrazione che il Terzo polo può esistere, Api e Udc, andando a sinistra e destra, hanno accettato di vivere all’ombra dei potentati di destra e sinistra”.
Mano tesa invece al candidato sindaco del centrodestra, Pierluigi Properzi, “è un amico e un professionista di grande valore che coinvolgerò se sarò eletto, ma non il centrodestra che lo sostiene”.
Nonostante tutto, Verini rilancia il progetto di un governo di salute cittadina aperta a tutte le rappresentanze del Consiglio comunale.
Nel 2007 lei è stato eletto nella coalizione di centrosinistra, in quota alla Margherita, dalla quale è uscito quasi subito, ma ha deciso di non aderire né al centrodestra né al progetto trasversale di De Matteis, perché ha scelto il partito di Fini. Quali sono le motivazioni della sua corsa in solitaria?
Non sono uscito io dalla Margherita; la Margherita si è sciolta e sono rimasto senza partito. Fini perché mi piace l’idea di un soggetto moderato che sia post-ideologico; siamo nel 2012, sarà il secolo delle idee, rifiuto di esser schiavo ancora delle ideologie del ‘900. Corro da solo perché sono diverso e alternativo ai soggetti della vecchia politica che da trent’anni ha impoverito L’Aquila. Sono sempre gli stessi, De Matteis, Pezzopane, Cialente, Giuliante, Placidi… Noi siamo diversi in tutto, soprattutto nel fatto che abbiamo una visione moderna del futuro, anche aquilano, e loro invece sono la riedizione di cose già sperimentate dalla città. E i risultati si sono visti, li conosciamo tutti.
Eppure a un certo punto si era fatta largo l’ipotesi di un appoggio al professor Pierluigi Properzi e al centrodestra ufficiale con la sua rinuncia alla corsa solitaria…
Properzi è un ottimo professionista e un amico, ma dietro di lui le logiche sono sempre le stesse. Se sarò sindaco, coinvolgerò la sua capacità tecnica, di urbanista di valore, non coinvolgerò invece la parte vecchia del mondo politico che lo sostiene, perché incompatibile con la mia voglia di rottamare una classe politica che ha esaurito il suo il suo mandato, a corto di fiato, che rappresenta il vecchio che combatto.
All’Aquila è fallito il progetto del Terzo polo che si sta sperimentando a livello nazionale: Api ha scelto di rimanere al fianco di Cialente, mentre Mpa e Udc sono con Gdm, problemi a dialogare secondo i nuovi schemi o c’è dell’altro?
I problemi sono loro, hanno scelto di essere di destra (Udc) o di sinistra (Api); noi siamo il Terzo polo, solo noi siamo equidistanti da tali schieramenti, solo noi abbiamo avuto il coraggio di scelte non “comode”, il coraggio di non vivere all’ombra dei potentati di destra e sinistra, il coraggio di dire che vogliamo batterli, il coraggio di provarci! Loro no, hanno dimostrato nei fatti di non credere nel progetto politico dei loro partiti, ma di anteporre a ogni aspirazione ideale il tornaconto di piccolo cabotaggio locale.
Usano i partiti per scopi piccoli, non condividendo nulla delle motivazioni che hanno portato alla loro nascita. Immaginate Casini, che ha scelto di correre da solo alle passate elezioni. E poi guardate cosa ha fatto l’Udc qui. Io vedo differenze abissali. Noi chiederemo i voti di tutti coloro che si riconoscono nel coraggio e nell’indipendenza; siamo il vero segnale che il Terzo polo può esistere.
Qual è il programma elettorale di Fli in assenza del Terzo polo?
Il programma lo trovate, in dieci punti, sul sito www.enricoverini.it. Al primo punto troverete il lavoro, non come elenco delle criticità, ma come soluzioni possibili e in grado di creare lavoro vero e dignitoso per una città che merita dignità. La gente non emigra per mancanza di case, ma di lavoro; spesso dai luoghi dove ha casa , ma non lavoro, emigra in luoghi dove trova lavoro, pur non avendo casa, magari adattandosi a vivere nei sottoscala; non capirlo e ignorare la questione vuol dire non amare L’Aquila e soprattutto non amare gli aquilani.
Troverete anche il nostro pacchetto sicurezza: cinque punti efficaci e realizzabili per contrastare l’aumento della criminalità (di oltre il 130 per cento secondo i dati del Viminale), che sta rendendo ancor più difficile la vita a tutti noi. Basta, ci vuole ordine e certezza! La legalità deve essere un principio da difendere e chi sbaglia non può continuare a farla franca; gli altri candidati ignorano questo fenomeno, ma il non occuparsene non risolverà le cose che anzi potranno solo peggiorare. Nessuno più di noi si è battuto, per esempio, per mantenere lo stanziamento di 70 agenti assegnati all’aquila dopo il terremoto, senza i quali non avremmo più pattuglie in circolazione; solo noi, a difendere loro e tutti i cittadini.
Lei è il candidato sindaco più giovane tra gli otto competitori in gara, e sta puntando molto su questo aspetto. A suo parere L’Aquila è pronta per investire sul rinnovamento?
Mi chiedo se sia più giusto puntare sul rinnovamento o sul mantenimento di un sistema che non funziona. Guardate Renzi a Firenze, ha subìto le diffidenze iniziali, ma sta dimostrando che investire sui giovani è la vera soluzione contro la politica gerontocratica che non serve. La Politica con la lettera maiuscola, quella che non ruba, che parla chiaro, che sa quel che vuole ottenere, che è sinonimo di generosità e, scusatemi la presunzione, di competenza. Noi siamo giovani, ma abbiamo fatto la gavetta; conosciamo come si percorre la difficile strada che separa una buona idea da un fatto concreto.
A proposito di giovani, sono, insieme agli anziani, l’anello debole della società aquilana alle prese con la rinascita dopo il terremoto, ha un programma specifico per evitare una fuga in massa dal capoluogo?
Per i giovani, dare loro la possibilità di non essere relegati al ruolo di bamboccioni. Dimostrare, anche con il mio esempio, che rischiando e lottando, possiamo prendere il nostro futuro nelle nostre mani, senza chiedere il permesso a nessuno; gli anziani, dimenticati al pari dei giovani, sono i primi a tifare per noi. Sanno che la generazione politica che oggi vige, li ha abbandonati, dimenticati. A noi serve la loro esperienza e la loro saggezza, noi vogliamo riscoprire i valori veri di cui sono portatori, noi vogliamo tornare a una società e a una città che non lasci nessuno ai margini. La politica attuale, quella dell’individualismo che sconfina nell’egoismo, li ha dimenticati. Chi dovrebbero scegliere, se non noi?
Che peso ha avuto suo padre, Antonio, ex parlamentare e consigliere regionale della Margherita, nelle sue decisioni? E che peso avrà nelle sue scelte?
Il peso di ogni padre che vuole bene ai suoi figli, il peso della sua presenza, autorevole in famiglia senza essere autoritaria mai. Il suo esempio di uomo che non ha rubato una lira nella vita, che ha saputo realizzare molti dei suoi sogni, senza scorciatoie. Mi ha insegnato che ogni obiettivo si può raggiungere con l’impegno, mi ha insegnato che esistono le vittorie in cui bisogna mantenere contegno, e le sconfitta da cui bisogna rialzarsi.
Certo discutiamo, come è normale, ma mi lascia fare, ben sapendo che a 43 anni, padre anche io di famiglia, ho il dovere di camminare con le mie gambe; ma so che posso contare sul suo appoggio, sempre a prescindere. Questo deve fare un padre e lui lo fa! Lo ringrazio anche qui, per tutto quel che ha fatto, che fa, che continuerà a fare.
È cosciente di partecipare alle elezioni più importanti della storia secolare dell’Aquila, alle prese con la sfida epocale della rinascita dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009?
Sì, ne sono cosciente. Anzi, mi candido proprio per questo; perché so che se questa città non avrà lo scatto necessario nei prossimi cinque anni, non avrà futuro. Lo so io e vorrei che ne prendesse coscienza tutta la popolazione, scegliendo bene al momento del voto, non votando quelli che non possono dar più nulla alla collettività, e provando a puntare sull’alternativa , ma l’alternativa credibile e preparata, senza salti nel buio che non possiamo permetterci.
Proprio per la epocale posta in palio, lei nelle passate settimane ha parlato della necessità di un governo di larghe intese. Con otto candidati sindaco e circa 700 candidati consiglieri, come si può minimamente parlare di quella ipotesi?
Si deve fare, non solo parlarne! Questa città ha bisogno di unità, di ritrovare quello spirito di fratellanza che abbiamo vissuto dopo il sisma e che poi si è perso. A Cialente rimprovero soprattutto questo: di non aver fatto, il 7 aprile 2009, l’unica cosa sensata componendo un governo di tutti e non solo della sua parte. Se metà della città va in una direzione e l’altra in quella opposta, si resta fermi.
Io questo lo so e, se sarò sindaco realizzerò il governo di tutti, distribuendo occasioni e responsabilità a tutta la città, unita nello stesso destino. Ci si salva insieme, o si muore insieme: nelle difficoltà è questa la regola. Penso all’esempio del Giappone, colpito dal sisma, e mi vergogno un po’ del fatto che, rispetto a loro, abbiamo dato pessimo esempio di divisione scellerata.
Che cosa pensa della situazione cittadina? La ricostruzione pesante ancora non decolla e il rilancio economico è una chimera.
Penso che si poteva e doveva trasformare la disgrazia, il cui peso non può essere cancellato, anche in un’opportunità. E che non è stato fatto. Penso che si può ancora fare e per questo ci candidiamo; per farlo, senza chiacchiere. Penso che se tracciamo un cerchio, con raggio di 10 chilometri e centro in piazza Duomo, abbiamo un’area dentro la quale saranno investiti 12 miliardi di euro. E voglio che parte di quel denaro, resti in città in maniera lecita ed equa.
A quale progetto di città lavorerà in caso di vittoria?
A un progetto diverso dal “come era, dove era”. L’Aquila era antica e vecchia: conservare l’antico e sostituire il vecchio con il moderno, il traffico con l’isola pedonale, le carte con i servizi online, la burocrazia con l’efficienza, la cultura del pettegolezzo di Sant’Agnese che impedisce ogni aspirazione, con il plauso per chi riesce a ottenere in ogni campo risultati, attraverso il concetto del merito. Una città che faccia uno scatto in avanti vero. Che diventi un esempio di green economy e di tradizione, di antico e moderno, di sperimentazione e di conservazione, di ordine e pulizia. Una città a misura dei bambini, delle loro mamme, dei loro padri, in cui diventi bello vivere. Si può.
Che campagna elettorale si aspetta?
Dura e cattiva. Ma noi non parteciperemo al gioco al massacro. Pensare giovane e agire giovane vuol dire lasciare la vecchia politica nelle sue beghe e fare una campagna positiva, guardando al domani, con l’ottimismo della nostra età e con la consapevolezza delle difficoltà. Ma sforzandoci di proporre, non di recriminare, di mettere un punto e andare a capo, liberandoci dei veleni di questi tre litigiosi e poco produttivi anni. Non farò come gli altri candidati che a qualsiasi domanda, rispondono con soggetto, predicato e piagnisteo. Tutti noi di Fli vogliamo agire per creare le condizioni affinché ogni cittadino smetta di essere un terremotato e torni a essere, fieramente, un aquilano.
Qual è la prima decisione che adotterà se dovesse vincere le elezioni?
Darò la possibilità di affittare le abitazioni vuote del progetto C.a.s.e. a chiunque, a 140 euro a posto letto. Due giovani potranno andare a vivere insieme a un prezzo compatibile con la vita precaria a cui la gerontocrazia che combatto li ha costretti. Darò loro la possibilità di spiccare il volo ed entrerò in concorrenza con coloro che vergognosamente affittano abitazioni a prezzi allucinanti. In questa maniera, saranno costretti ad abbassare le loro ingiuste pretese. Questo fenomeno che tutti denunciano, io lo combatto con i fatti e con questa proposta, preferendo cercare la soluzione piuttosto che unirmi al coro dei lamentosi rassegnati.
Oltre a molti cittadini in difficoltà, L’Aquila e il suo territorio presentano una forte crisi anche a livello imprenditoriale. Una situazione che si va a sovrapporre con la limitazione dell’accesso al credito, con lamentela in tal senso indirizzate anche alla Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, la più grande banca del territorio. Cosa pensa di fare su questo?
Penso di investire, subito, entro tre mesi dall’elezione, i 90 milioni di euro del “de minimis” che sono a disposizione e fermi, bloccati prima dalle bugie di Chiodi e di De Matteis sulla zona franca, ora dall’incapacità dell’attuale amministrazione di utilizzarli. Metà di questi a sostegno, a fondo perduto, degli imprenditori aquilani che hanno resistito e a cui faccio un plauso sincero, metà a finanziare le idee che possano far nascere nuove micro imprese.
E sulla Carispaq?
Lotterò per difendere i posti di lavoro oggi a rischio nell’attuale fase di ristrutturazione, ma non mi asterrò dal dire che questa banca, un tempo faro della città, da troppi anni ha smesso di svolgere quel ruolo di vicinanza all’economia cittadina, che storicamente ha svolto. Io credo in un rinnovamento anche in questo campo; appoggio, senza tentennamenti, l’iniziativa giovane di una nuova banca aquilana, attualmente in atto, che vada a colmare le distanze tra le esigenze della città e l’offerta bancaria attuale, un progetto nuovo, che somiglia alla nostra visione del futuro, un’azione che costringerà anche questo mondo a modernizzarsi.
Se alla fine dovesse perdere queste elezioni, quale e quanto sarà il suo impegno per L’Aquila?
Sarà totale in ogni caso. Cercherò di collaborare con chiunque vincerà, umilmente e senza opposizioni a prescindere. Mi sforzerò di realizzare ogni punto del nostro programma, anche dall’opposizione. Con i fatti, dimostrerò che questa città ha bisogno di una politica che unisca le energie migliori e quindi lavorerò dando il contributo che potrò dare, fino in fondo.
Se non arriverà al ballottaggio che ne sarà del suo progetto politico? È favorevole a un eventuale apparentamento, formale o meno? Con chi? Alcuni rumors parlano di un’intesa con Cialente.
I rumors in città non li ascolto. Il pettegolezzo non fa parte del nostro dna. Saremo favorevoli, sia che vinciamo, sia che perdiamo, a ogni intesa con chiunque capisca che questa città è di tutti e che solo tutti insieme possiamo trarla fuori dal baratro.
Se al contrario ci sarà lei allo spareggio, a quale elettorato si rivolgerà principalmente?
A quello dei senza padrini. A quello a cui la politica non rivolge lo sguardo, non ascolta i bisogni, non apprezza il contributo. A quello che non è drogato di ideologia e che vuole fatti, non chiacchiere. A questa città, che poi è il 99 per cento ci rivolgeremo e diremo che il restante 1 per cento di privilegio ingiusto e spesso al di fuori delle regole, con noi avrà vita difficile.
Teme il partito dell’astensionismo? Chi penalizzerà di più?
Sì, lo temo. Ed è un paradosso. I grandi partiti, quelli dei posti in consigli di amministrazione, di lavori interinali negli enti, di gestioni di potere, sanno di poter contare su un voto “costretto” ad andare a votare e a votarli. A chi volesse astenersi voglio dire che così facendo darà ancora più potere a questo sistema; nella moltitudine della partecipazione, al contrario, incideranno poco e allora potremo, tutti insieme, finalmente rottamare quella politica del malaffare e della costrizione che è sinonimo di inefficienza.
Otto candidati sindaco: è un’opportunità o una vergogna?
Otto sono tanti, ma almeno tre sono parte dello stesso sistema delle ideologie che poi alla fine tende a sostenersi vicendevolmente, proprio perché sa che, mantenendo un certo equilibrio, si autoalimenterà. Gli altri, me compreso, sono tutti opposti a questo sistema, ma ognuno di noi lo è in maniera diversa. Noi privilegiamo preparazione, serietà, sogni e concretezza. La gente giudicherà. Questa volta, se vuole cambiare, potrà farlo.





