MODENA – L’Abruzzo è sceso in campo per offrire aiuti e ospitalità alle popolazioni emiliane colpite dal terremoto.
Al campo di Cavezzo (Modena), sono 80 i volontari abruzzesi agli ordini del capocampo Giampiero Antonetti, a fronte di 350 sfollati a pieno regime.
Una realtà complessa, quella delle tendopoli emiliane, ma gli schemi dell’emergenza rispecchiano in tutto e per tutto quelli già testati nel terremoto dell’Aquila: mensa, tenda-gioco per bambini, volontari, in maggioranza alpini, al lavoro.
Se si deve trovare una differenza, questa è senza ombra di dubbio rappresentata dal proliferare di tende autogestite installate nei giardini delle ville in periferia. Ciò alleggerisce parecchio la gestione dei campi. Il ‘pienone’, ad esempio, riguarda soltanto le ore dei pasti.
La presenza della popolazione straniera è ovviamente elevatissima, anche se nel campo dove è impegnato l’Abruzzo rispetto a quelli di Finale e Sant’Agostino è meno evidente.
Sicuramente e per fortuna della popolazione, non si è di fronte al dramma sfollati dell’Aquila, per dimensioni e durezza, tanto che una volta terminate le verifiche degli edifici, il numero degli sfollati si ridimensionerà.
Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna, è stato chiaro: le soluzioni post-emergenza, calcolata in cento giorni e 10 milioni di euro stanziati, vedranno l’utilizzo del patrimonio edilizio sfitto e in generale degli affitti. Nessuna nuova costruzione stile-L’Aquila.
Certo è che a livello psicologico la seconda scossa ha segnato la gente di queste parti. Se, infatti, dopo la prima si respirava una grande voglia di rimboccarsi le maniche e di ricominciare, con l’arrivo della seconda e con la percezione che lo Stato in questa vicenda tirerà la cinghia la popolazione è sembrata più disillusa.
Nessuno, però, si è sognato di dare contro la ‘sorella’ aquilana in fatto di soldi e forze spese per l’emergenza. Da parte degli emiliani c’è al contrario molto interesse nei confronti del terremoto dell’Aquila, c’è voglia di capire come comportarsi, quale direzione scegliere e quali quelle da evitare.
Ha collaborato Roberto Santilli






