L’AQUILA – L’unica donna a sedere tra i banchi dell’opposizione in Consiglio regionale ha 36 anni ed è una psicologa esperta in psicoterapia sistemico-relazionale.

Il consigliere, alcuni preferiscono declinare al femminile il nome e chiamarla consigliera, del Partito democratico Marinella Sclocco è una delle poche “mosche bianche” che all’interno dell’Emiciclo rappresenta il cosiddetto “sesso debole” anche se a sentirla parlare tutto sembra meno che un’indifesa ragazzina alle prime armi con la politica.

Eletta nel 2004 al Consiglio provinciale di Pescara, la Sclocco è una delle tre donne a essere stata eletta all’Emiciclo, nel dicembre 2008, con le preferenze: le altre sono Nicoletta Verì, Pdl, e l’ex assessore Pdl ora Fli, Daniela Stati.

Alessandra Petri e Federica Chiavaroli, entrambe del Pdl, invece, sono state elette nel listino collegato al presidente, Gianni Chiodi, mentre l’assessore Federica Carpineta è una “esterna”.

Un dato che rende l’idea di come la politica regionale, in linea con quanto accade con quella nazionale e in molti settori della vita pubblica e delle imprese, sia appannaggio degli uomini. “Dobbiamo lavorare perché le donne che arriveranno dopo di noi non abbiano le stesse difficoltà che ci sono oggi” ci spiega la Sclocco con la quale abbiamo parlato del ruolo delle opposizioni in Consiglio regionale (“siamo impossibilitati a svolgere il nostro ruolo”), della situazione delle politiche sociali in Abruzzo (“situazione drammatica”) e di elezioni amministrative 2012 (“L’Aquila è una grande sfida, a Montesilvano e Spoltore la gente vuole un cambiamento vero”).

UNICA DONNA NELL’OPPOSIZIONE, INCAPACITA’ FEMMINILE O DEI PARTITI?

Quanto è difficile per una donna fare politica?

All’Emiciclo siamo in tutto sei donne, di cui solo tre elette. Penso che questo dato spieghi tante cose. Ho sempre pensato che fare delle distinzioni potesse nuocere  alle donne. Pensavo che tutto sommato avessimo raggiunto le pari opportunità, fin quando non sono arrivata a  ricoprire un ruolo importante. Lì ho visto quanto è subdolo il meccanismo. L’ho visto negli occhi degli uomini, ma anche di alcune donne.

Questo che vuol dire? Che ci sono alcune donne che, più o meno consapevolmente, “reggono il gioco” degli uomini?

Ci sono delle donne che fanno da sponda agli uomini. Sennò non si spiega come le donne, che rappresentano la maggior parte dell’elettorato, non vengono elette. Nel profondo posso dire che non siano ancora alla pari opportunità tra uomini e donne. Chi critica le donne e le battaglie che queste combattono dicendo “ormai siete ovunque” dice una grande fesseria. Lo dimostra che sono l’unica donna dell’opposizione, eletta nel Pd. Gli altri partiti non hanno una donna, il Pd sì.

Eppure non è la prima volta che si trova di fronte a uno scenario simile

Alla Provincia di Pescara ero l’unica donna eletta in tutto il Consiglio. Sono abituata. Perché c’è questa difficoltà? Perché molte volte le donne devono scegliere tra la carriera e la famiglia, sono costrette. Figuriamoci come potrebbero fare per mantenere l’impegno politico. Dover far scegliere le donne tra famiglia e carriera ritengo sia una cosa antidemocratica. Una donna fa tanta fatica per studiare, laurearsi, per proporsi nel mondo del lavoro e conquistarsi uno spazio. In molti casi, però, poi sei costretta a dover scegliere perché non ci sono servizi.

Perché se ho un figlio e non ho un nido dove poterlo mandare, come faccio se non ho i soldi per permettermi una struttura privata? Se un marito, un suocero, una madre ha un problema? Non ci sono servizi sul territorio. È sempre la donna a dover correre e rinunciare. È molto difficile per una donna impegnarsi in politica, per far combaciare tempi.

È un problema di candidature, o anche i partiti hanno la loro responsabilità?

Non è un problema solo di candidature. Nel Pd, per esempio, per statuto bisogna candidare una percentuale alta di donne. Il problema non è solo quello o di ricambio generazionale, ma di sostenerle. Perché poi bisogna farle eleggere. La questione di genere e di generazione vanno di pari passo. È Importante far capire che è importante far sostenere le donne.

È difficile che un partito appoggi davvero una donna nell’elezione. La si può candidare ma se poi non viene eletta a cosa serve? Ci deve essere un lavoro a monte. Pensiamo alle iniziative di partito: quando arrivano esponenti da Roma è raro che siano delle donne, anche elette. È una questione culturale e bisogna che chi c’è ora faccia la battaglia per chi verrà dopo.

LO STATO DI SALUTE DELL’OPPOSIZIONE

Parliamo delle opposizioni in Consiglio regionale. Come vanno le cose? Qual è lo stato di salute del centrosinistra?

Non riusciamo a svolgere il nostro ruolo. Siamo di fronte a un governo regionale abbastanza accentratore sui temi più importanti. Il Consiglio tutto ha perso di valore. Viviamo in una Regione pluricommissariata,  e questo dà l’alibi al presidente-commissario, Gianni Chiodi, di gestire in maniera neo centralista. È successo, per esempio, sulla gestione del terremoto. Il tema del sisma non è mai passato nell’aula del Consiglio regionale se non in una riunione straordinaria dell’assemblea richiesta dalle opposizioni.

La stessa cosa succede per altre questioni importanti, come la sanità. Con la scusa del commissariamento nulla passa nell’aula consiliare e spesso ci troviamo a scoprire le cose dai media. Il commissario Chiodi e il sub commissario Giovanna Baraldi decidono con Roma e non con noi del Consiglio, inteso come maggioranza e opposizione. Noi che siamo stati eletti per decidere anche sulla salute dei cittadini non lo possiamo fare e non possiamo svolgere il nostro ruolo.

Il secondo ordine di problemi, inoltre, è di carattere economico. Non ci permettono di svolgere il nostro ruolo anche perché non essendoci soldi per le spese correnti, non c’è liquidità. Tutte le proposte di legge che facciamo, personalmente e come gruppo Pd, le vediamo rigettate perché non c’è copertura finanziaria. E anche questo è molto frustrante.

POLITICHE SOCIALI: “SIAMO ALL’ANNO ZERO”

In Consiglio è una delle più battagliere in tema di politiche sociali e sostegno alle categorie meno protette, come anziani, minori e portatori di handicap. Com’è la situazione in Abruzzo?

La situazione è drammatica e rispecchia quella del Paese. Il governo nazionale ha tagliato molti fondi sulla famiglia e le politiche sociali e ha azzerato la legge sulla non autosufficienza. La Regione ha effettuato ulteriori tagli, per cui siamo all’anno zero. L’Istat ha dichiarato che un italiano su quattro è povero e credo che l’Abruzzo non sia messo molto meglio.
 
Ci sono regioni che hanno colmato il vuoto provocato dai tagli nazionali, parlo dell’Umbria o della Lombardia, che hanno messo fondi propri e mantenuto un welfare pari a 2-3 anni fa. Noi alla crisi, acuita dal terremoto che ha avuto ripercussioni sull’intera regione, non abbiamo dato risposta. La cosa più deprimente è che il governo nazionale e regionale sono dello stesso colore. Chiodi non è riuscito a farsi sentire e farsi dare dei soldi in più per una regione dove la situazione è peggiore che altrove.

L’Abruzzo è massacrato e penso all’Aquila dove la situazione è drammatica. Ho chiesto un progetto speciale per L’Aquila per le politiche sociali perché sapevo che ci sarebbero state ripercussioni a lungo termine per le famiglie. Siamo di fronte ad un disagio trasversale, bisognava capirlo ed essere lungimiranti. Non è stato fatto nulla. Si è pensato alle case, ma bisognava avviare una ricostruzione “invisibile” per il tessuto sociale. Ci sono cooperative che operavano per la disabilità mentali o fisica che hanno dovuto chiudere i battenti. Dalla fascia debole al professionista c’è stata una ripercussione forte. E il governo non è intervenuto.

Durante l’approvazione del piano sociale, che è il piano regolatore del welfare, ho presentato e fatto approvare un emendamento per dare all’ambito sociale dell’Aquila degli euro in più. Ma è sempre poco e poi quelli sono soldi che vengono sottratti agli altri territori dove non se la passano meglio. Cosa succede poi? Che i Comuni sono costretti a tagliare i servizi. Le persone vanno a sbattere davanti la porta degli assessori o dei sindaci, non vanno da Paolo Gatti (assessore regionale alle Politiche sociali, ndr). I servizi sono diminuiti. Sono stata a Lanciano e l’assessore mi diceva che non sanno come far partire l’assistenza domiciliare.

ELEZIONI 2012: LE TAPPE DA NON SBAGLIARE PER IL PD

Parliamo di elezioni: il 2012 si presenta come un anno di consultazioni importanti.

L’Aquila è una partita importante, una grande sfida. Ci saranno i riflettori accesi da tutta Italia.

Ma si voterà anche in altre due realtà dove, per motivi diversi, il Pd è rimasto scottato. E molto.

A Montesilvano e Spoltore: sono due realtà importanti. Vengono entrambe da situazioni molto difficili, da stagioni travagliate. Ci sono gli strascichi di processi ancora in Itinere. Il partito ha dovuto accusare il colpo e iniziare a ricostruire stagione nuova. Coloro che sono stati colpiti dalle vicende giudiziarie a Spoltore non erano più nel Pd. L’ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli e company erano stati messi alla porta. Per cui non eravamo in Giunta. Ma il processo di ricostruzione del partito a Montesilvano e Spoltore è molto delicato. La gente chiede un rinnovamento della classe politica, una proposta nuova e diversa. Il nostro partito sta lavorando per questo. Per dare una risposta che sia un giusto compromesso tra novità ed esperienza amministrativa. Serve anche la competenza oltre la novità.

Al contempo va ricostruita anche l’immagine stessa della classe politica. Anche io mi prendo appellativi e urlacci pure se sono giovane e non ho fatto nulla di scandaloso. Però in qualche modo mi etichettano e mi inseriscono nel calderone. Sono onorata di essere una donna  impegnata in politica e che siede sugli scranni della Regione. Dobbiamo trasmettere alle persone una nuova immagine pulita, diversa e dignitosa della politica.

IL CONSIGLIERE PSICOLOGO

Quanto la aiutata la professione che svolge, nel contatto con le persone e con i colleghi?

“Non lo so. Ma è la mia indole che mi porta ad ascoltare le persone e i loro problemi. Mi viene naturale, per questo ho scelto questa strada. Una dote che poi ho affinato con lo studio.